LVI. — LA INVIDIA.

La ’nvidia offende colla fitta infamia cioè col detrarre, la qual cosa spaventa la virtù.

Questa Invidia si figura colle fiche verso il cielo, perchè, se potesse, userebbe le sue forze contro a Dio. Fassi colla maschera in volto di bella dimostrazione. Fassi ch’ella è ferita nella vista da palma e olivo, fassi ferito l’orecchio di lauro e mirto, a significare che vittoria e verità l’offendono. Fassile uscire molte folgori a significare il suo mal dire. Fassi magra e secca, perchè è sempre in continuo struggimento, fassile il core roso da un serpente enfiante. Fassile un turcasso, e le freccie lingue, perchè spesso con quella offende. Fassile una pelle di liopardo, perchè quello per invidia ammazza il leone, con inganno. Fassile un vaso in mano pien di fiori, e sia quello pien di scorpioni e rospi e altri veneni. Fassile cavalcare la Morte, perchè la Invidia, non morendo, mai languisce: a signoreggiare; fassile la briglia carica di diverse armi, perchè tutti strumenti della morte.

Subito che nasce la virtù quella partorisce contra sè la Invidia, e prima fia il corpo sanza l’ombra, che la virtù sanza la Invidia.