LXIII. — BISOGNA LIMITARE LA RAGIONE ALLA ESPERIENZA, NON ESTENDERE LA RAGIONE AL DI LÀ DELLA ESPERIENZA.
Quanto più si diminuisce il mobile, il suo motore lo caccia più, proporzionevolmente secondo la sua diminuzione in infinito, sempre acquistando velocità di moto.[127]
E’ seguiterebbe che un atomo sarebbe quasi veloce come la immaginazione o l’occhio, che subito discorre alla altezza delle stelle, per conseguente il suo viaggio sarebbe infinito, perchè la cosa, che infinitamente si può diminuire, infinitamente si farebbe veloce, e infinito cammin si moverebbe (perchè ogni quantità continua è divisibile in infinito). La qual opinione è dannata dalla ragione e per conseguente dalla sperienza.
Sicchè voi, speculatori, non vi fidate delli autori, che hanno sol co’ l’immaginazione voluto farsi interpreti fra la natura e l’omo, ma sol di quelli, che non coi cenni della natura, ma co’ gli effetti delle sue esperienze hanno esercitati i loro ingegni. E riconoscere come l’esperienze ingannano chi non conosce loro natura; perchè quelle, che spesse volte paiono una medesima, spesse volte son di grande varietà, come qui si dimostra.