LXIV. — A COLORO CHE AFFERMANO L’ACQUA TROVARSI ALLA SOMMITÀ DEI MONTI, PERCHÈ IL MARE È PIÙ ALTO, CHE LA TERRA.

Se l’acqua, che surge per l’alte cime de’ monti, viene dal mare, del quale il suo peso la sospignie, per essere più alto d’essi monti; perchè ha così licenza tal particula d’acqua a levarsi in tanta altezza, e penetrare la terra con tanta difficultà e tempo; e non è stato conceduto al resto dell’elemento dell’acqua fare il simile, il quale confina coll’aria, la qual non è per resisterli, che ’l tutto non si elevassi alla medesima altezza della predetta parte? E tu che tale invenzione trovasti ritorna a riimparare naturale, che tu mancherai di tali simili opinioni, del quale tu ha’ fatto grande ammunizione [raccolta, somma] insieme col capitale del frutto, che tu possiedi.[128]

LXV. — LA PROSPETTIVA E LA MATEMATICA.[129]

Intra li studî delle naturali cause e ragioni, la luce diletta più i contemplanti; intra le cose grandi delle matematiche, la certezza della dimostrazione innalza più preclaramente l’ingegno dell’investiganti.

La Prospettiva adunque è da essere preposta a tutte le trattazioni e discipline umane, nel campo della quale la linia radiosa è complicata dai modi delle dimostrazioni, nella quale si truova la gloria non tanto della Matematica, quanto della Fisica, ornata co’ fiori dell’una e dell’altra.

Le sentenze delle quali, distese con gran circuizione [analiticamente], io le ristrignierò in conclusiva brevità, intessendo, secondo il modo della materia, naturali e matematiche dimostrazioni, alcuna volta concludendo gli effetti per le cagioni e alcuna volta le cagioni per li effetti; aggiugnendo ancora alle mie conclusioni alcuna, che non sono in quelle, non di meno di quelle si traggono, come si degnerà il Signore, luce di ogni cosa, illustrare me per trattare della luce.