LXIV. — L’EVOLUZIONE DELLA MODA.
Alli miei giorni mi ricordo aver visto, nella mia puerizia, li omini e piccoli e grandi avere tutti li stremi de’ vestimenti frappati in tutte le parti sì da capo, come da piè e da lato; e ancora parve tanto bella invenzione, a quell’età, che frappavano ancora le dette frappe, e portavano li cappucci in simile modo e le scarpe e le creste frappate, che uscivano dalle principali cuciture delli vestimenti, di varî colori.
Di poi vidi le scarpe, berrette, scarselle, armi, — che si portano per offendere, — i collari de’ vestimenti, li stremi de’ giubboni da piedi, le code de’ vestimenti, e in effetto infino alle bocche, di chi volean parer belli, erano appuntate di lunghe e acute punte.
Nell’altra età cominciorno a crescere le maniche e eran talmente grandi, che ciascuna per se era maggiore della veste; poi cominciorno a alzare li vestimenti intorno al collo tanto, ch’alla fine copersono tutto il capo; poi cominciorno a spogliarlo in modo, che i panni non potevano essere sostenuti dalle spalle, perchè non vi si posavan sopra.
Poi cominciorno a slungare sì li vestimenti, che al continuo gli uomini avevano le braccia cariche di panni, per non li pestare co’ piedi; poi vennero in tanta stremità, che vestivano solamente fino a’ fianchi e alle gomita, e erano sì stretti, che da quelli pativano gran supplicio e molti ne crepavano di sotto; e li piedi sì stretti, che le dita d’essi si soprapponevano l’uno all’altro, e caricavansi di calli.
LXV. — UN DISCEPOLO DI LEONARDO: GIACOMO.[143]
A dì 23 d’aprile 1490 cominciai questo libro, e ricominciai il cavallo.
Jacomo venne a stare con meco il dì della Maddalena nel 1490, d’età d’anni 10.
- ladro,
- bugiardo,
- ostinato,
- ghiotto.
Il secondo dì li feci tagliare due camice, uno paro di calze e un giubbone, e, quando mi posi i dinari a lato per pagare dette cose, lui mi rubò detti dinari della scarsella, e mai fu possibile farlielo confessare, ben ch’io n’avessi vera certezza. — Lire 4.
Il dì seguente andai a cena con Jacomo Andrea, e detto Jacomo cenò per due e fece male per quattro, imperocchè ruppe tre ampolle, versò il vino e, dopo questo, venne a cena dove me.
Item, a dì 7 di settembre rubò uno graffio di valuta di 12 soldi a Marco, che stava co’ meco, il quale era d’argento, e tolseglielo dal suo studiolo e, poi che detto Marco n’ebbi assai cerco, lo trovò nascosto in nella cassa di detto Jacomo — Lire 1 s. di L. [soldi di Lira] 2.
Item, a dì 26 di gennaro seguente, essendo io in casa di Messer Galeazzo da Sanseverino a ’rdinare la festa della sua giostra, e spogliandosi certi staffieri, per provarsi alcune veste d’omini salvatichi [rustici, del contado], ch’a detta festa accadeano, Jacomo s’accostò alla scarsella d’uno di loro, la qual era in sul letto con altri panni, e tolse quelli dinari, che dentro vi trovò. — Lire 2 s. di L. 4.
Item, essendomi da maestro Agostino da Pavia, donato in detta casa una pelle turchesca da fare uno paro di stivaletti, esso Jacomo, infra uno mese, me la rubò e vendella a un acconciatore di scarpe per 20 soldi de’ qua’ dinari, secondo che lui propio mi confessò, ne comprò anici, confetti. Lire 2.
Item, ancora a dì 2 d’aprile, lasciando Gian Antonio uno graffio d’argento sopra uno suo disegno, esso Jacomo glielo rubò, il quale era di valuta di soldi 24. Lire 1 s. di L. 4.
Il primo anno un mantello: Lire 2; camice 6: Lire 4; 3 giubboni: Lire 6; 4 para di calze: Lire 7 s. di L. 8; vestito foderato: L. 5; 24 para di scarpe: L. 6 s. d. L. 5; una berretta L. 1; in cinti, stringhe.... L. 1.