LXVI. — LEONARDO ANALIZZATORE DELL’UOMO.
Tutti i mali, che sono e che furono, essendo messi in opera da costui, non saddisfarebbono al desiderio del suo iniquo animo. I’ non potrei, con lunghezza di tempo, descrivervi la natura di costui.
LXVII. — FRAMMENTO DI LETTERA A GIULIANO DE’ MEDICI.[144]
Tanto mi son rallegrato, Illustrissimo mio Signore, del desiderato acquisto di vostra sanità, che quasi il male mio da me s’è fuggito. Ma assai mi rincresce il non avere io potuto satisfare alli desidèri di Vostra Eccellenza, mediante la malignità di cotesto ingannatore tedesco; per il quale non ho lasciato indirieto cosa alcuna, colla quale io abbia creduto fargli piacere. E secondariamente invitarlo ad abitare e vivere con meco, per la qual cosa io vedrei al continuo l’opera, che lui facesse e con facilità ricorreggerei li errori, e oltre di questo imparerebbe la lingua italiana, mediante la quale lui con facilità potrebbe parlare sanza interprete; e li sua dinari li furon sempre dati innanzi al tempo. Di poi, la richiesta di costui fu di avere li modelli finiti di legname, com’ellino aveano a essere di ferro, e’ quali volea portare nel suo paese. La qual cosa io li negai dicendoli, ch’io li darei in disegno la larghezza, lunghezza e grossezza e figura di ciò, ch’elli avesse a fare; e così restammo mal volontieri.
La seconda cosa fu, che si fece un’altra bottega, e morse e strumenti, dove dormiva e quivi lavorava per altri; dipoi andava a desinare co’ Svizzeri della guardia, dove sta gente sfaccendata, della qual cosa lui tutti li vinceva. E ’l più delle volte se n’andavano due o tre di loro, colli scoppietti, ammazzavano uccelli per le anticaglie, e questo durava insino a sera.
E, se io mandavo Lorenzo a sollecitarli lavoro, lui si crucciava e diceva, che non volea tanti maestri sopra capo, e che il lavorar suo era per la guardaroba di Vostra Eccellenza. E passò due mesi, e così seguitava, e indi trovando Gian Niccolò della guardaroba, domandailo se ’l Tedesco avea finito l’opere del Magnifico, e lui mi disse non esser vero, ma che solamente li avea dato a nettar dua scoppietti. Di poi, facendolo io sollecitare, lui lasciò la bottega, e perdè assai tempo nel fare un’altra morsa e lime e altri strumenti a vite, e quivi lavorava mulinelli da torcere seta, li quali nascondeva, quando un de’ mia v’entrava, e con mille bestemmie e rimbrotti: in modo che nessun de’ mia voleva più entrare.
Al fine ho trovato, come questo maestro Giovanni delli Specchi è quello, che ha fatto il tutto per due cagioni: e la prima, perchè lui ha avuto a dire, che la venuta mia qui li ha tolto la conversazione di Vostra Signoria.... L’altra è che la stanza di quest’omini.... disse convenirsi a lui per lavorare li specchi, e di questo n’ha fatto dimostrazione, chè, oltre al farmi costui nimico, li ha fatto vendere ogni suo e lasciare a lui la sua bottega, nella quale lavora con molti lavoranti assai specchi per mandare alle fiere.