LXVIII. — I MISERI STUDIOSI CON CHE SPERANZA E’ POSSONO ASPETTARE PREMIO DI LOR VIRTÙ?

E in questo caso io so, che io ne acquisterò non pochi nemici, conciò sia che nessun crederà, ch’io possa dire di lui; perchè pochi son quelli a chi i sua vizi dispiacciano, anzi solamente a quegli uomini li dispiacciono, che son di natura contrarî a tali vizi; e molti odiano li padri, e guastan le amicizie de’ reprensori de’ sua vizi, e non vogliono esempli contrari a essi, nè nessuno uman consiglio.

E, se alcuno se ne trova virtuoso e bono, non lo scacciate da voi, fategli onore, acciò che non abbia a fuggirsi da voi e ridursi nelli eremi o spelonche o altri lochi soletari, per fuggirsi dalle vostre insidie; e, se alcun di questi tali si trova, fateli onore, perchè questi sono li vostri Iddii terrestri, questi meritan da voi le statue e li simulacri....

Ma ben vi ricordo, che li lor simulacri non sien da voi mangiati, come ancora in alcuna regione dell’India[145], chè quando li simulacri operano alcuno miraculo, secondo loro, li sacerdoti li tagliano in pezzi (essendo di legno) e ne danno a tutti quelli del paese — non sanza premio. — E ciascun raspa sottilmente la sua parte, e mette sopra la prima vivanda che mangiano, e così tengono per fede aversi mangiato il suo Santo, e credono che lui li guardi poi da tutti li pericoli.

Che ti pare omo qui della tua specie? sei tu così savio come tu ti tieni? son queste cose da esser fatte da omini?