LXVII. — LEONI, PARDI, PANTERE, TIGRI.

Queste tengano l’unghie nella guaina, e mai le sfoderano, se non è adosso alla preda o nemico.

LXVIII. — LEONESSA.[96]

Quando la leonessa difende i figlioli dalle man de’ cacciatori, per non si spaventare dalli spiedi, abbassa li occhi a terra, a ciò che là, per sua fuga, i figli non sieno prigioni.

LXIX. — LEONE.[97]

Questo sì terribile animale niente teme più che lo strepito delle vòte carrette e simile il canto de’ galli; teme assai nel vederli e con pauroso aspetto riguarda la sua cresta — e forte invilisce quando ha coperto il volto.

LXX. — PANTERE IN AFRICA.[98]

Questa ha forma di leonessa, ma è più alta di gambe e più sottile e lunga e tutta bianca e punteggiata di macchie nere, a modo di rosette; di questa si dilectano tutti li animali di vedere, e sempre le starebbon dintorno se non fussi la terribilità del suo viso: onde essa, questo conoscendo, asconde il viso, e li animali circustanti s’assicurano e fannosi vicini per meglio potere fruire [godere] tanta bellezza, onde questa subito piglia il più vicino e subito lo divora.

LXXI. — CAMMELLI.[99]

Quegli Battriani hanno due gobbi, gli Arabi uno; sono veloci in battaglia e utilissimi a portare le some. Questo animale ha regola e misura osservantissima, perchè non si move, se ha più carico che l’usato, e, se fa più viaggio, fa il simile, subito si ferma, onde lì bisogna a’ mercatanti alloggiare.

LXXII. — TIGRE.[100]

Questa nasce in Ircania, la quale è simile alquanto alla pantera per le diverse macchie della sua pelle, ed è animale di spaventevole velocità. Il cacciatore, quando truova i sua figli, li rapisce, subito ponendo specchi nel loco donde li leva, e subito, sopra veloce cavallo, si fugge. La pantera, tornando, trova li specchi fermi in terra, ne’ quali, vedendo sè, li pare vedere li sua figlioli, e, raspando colle zampe, scopre lo ’nganno, onde, mediante l’odore de’ figli, seguita il cacciatore, e quando esso cacciatore vede la tigre, lascia uno de’ figlioli, e questa lo piglia e portalo al nido, e subito rigiugne sul cacciatore, e fa ’l simile insino a tanto ch’esso monta in barca.

LXXIII. — CATOPLEAS [Plinio: catoblepas, sorta di serpente].[101]

Questa nasce in Etiopia, vicino al fonto Nigricapo, è animale non troppo grande e pigro in tutte le membra, e ha ’l capo di tanta grandezza che malagevolmente lo porta, in modo che sempre sta chinato inverso la terra, altremente sarebbe di somma peste alli omini, perchè qualunque è veduto da’ sua occhi subito more.

LXXIV. — BASILISCO.[102]

Questo nasce nella provincia Arenaica, e non è maggiore che 12 dita, e ha in capo una macchia bianca a similitudine di diadema; col fischio caccia ogni serpente, a similitudine di serpe, ma non si move con torture, anzi ma ritto dal mezzo innanzi. Dicesi che uno di questi, essendo morto con un aste da uno che era a cavallo, che ’l suo veneno discorrendo su per l’aste, non che l’omo, ma il cavallo morì. Guasta le biade, e, non solamente quelle che tocca, ma quelle dove soffia; secca l’erbe, spezza i sassi.

LXXV. — DONNOLA OVER BELLOLA.[103]

Questa, trovando la tana del basilisco, coll’odore della sua sparsa orina, l’occide: l’odore della quale orina ancora, spesse volte, essa donnola occide.

LXXVI. — CERASTE [Plinio: Altra sorta di serpente].[104]

Queste hanno quattro piccioli corni mobili, onde, quando si vogliano cibare, nascondano sotto le foglie tutta la persona, salvo esse cornicina; le quali movendo, pare agli uccelli quelli essere piccioli vermini, che scherzino, onde subito si calano per beccarli, e questa subito s’avviluppa loro in cerchio, e sì li divora.

LXXVII. — AMFESIBENE.[105]

Questa ha due teste, l’una nel suo loco, l’altra nella coda, come se non bastassi, che da un solo loco gittassi il veneno.

LXXVIII. — IACULO [Plinio: serpe velenoso].[106]

Questa sta sopra le piante, e si lancia come dardo, e passa attraverso le fiere, e l’uccide.

LXXIX. — ASPIDO.[107]

Il morso di questo animale non ha rimedio, se non di subito tagliare le parti morse. Questo sì pestifero animale ha tale affezione nella sua compagna, che sempre vanno accompagnati; che, se per disgrazia l’uno di loro è morto, l’altro, con incredibile velocità, seguita l’ucciditore; ed è tanto attento e sollecito alla vendetta, che vince ogni difficultà, passando ogni esercito. Solo il suo nemico cerca offendere, e passa ogni spazio, e non si può schifarlo, se non col passare l’acque o con velocissima fuga. Ha li occhi in dentro e grandi orecchi, e più lo move l’audito che ’l vedere.

LXXX. — ICNEUMONE [Volg.: topo di Faraone].[108]

Questo animale è mortale nemico all’aspido nasce in Egitto, e, quando vede presso al suo sito alcuno aspido, subito corre alla litta [Minutissima arena, che si suol trovare vicino a’ fiumi o torrenti; come al n. LXXXIII] over fango del Nilo, e con quello tutto s’infanga, e poi, risecco dal sole, di novo di fango s’imbratta, e, così seccando l’un dopo l’altro, si fa tre o quattro veste, a similitudine di corazza; e di poi assalta l’aspido, e ben contrasta con quello, in modo che, tolto il tempo, se li caccia in gola e l’ammazza.

LXXXI. — COCODRILLO.[109]

Questo nasce nel Nilo, ha quattro piedi, nuoce in terra e in acqua, nè altro terrestre animale ai truova sanza lingua, che questo, e solo morde movendo la mascella di sopra; cresce insino in 40 piedi, è unghiato, armato d corame, atto a ogni colpo, e ’l dì sta in terra, e la notte in acqua. Questo, cibato di pesci, s’addormenta sulla riva del Nilo colla bocca aperta, e l’uccello detto trochilo [troglodites o reatino], piccolissimo uccello, subito li corre alla bocca e, saltatoli fra i denti, dentro e fora li va beccando il rimaso cibo, e, così stuzzicandolo con dilettevole voluttà, lo ’nvita aprire tutta la bocca, e così s’addormenta. Questo veduto dal eumone [icneumone, vedi n. LXXX], subito si li lancia in bocca e, foratoli lo stomaco e le budella, finalmente l’uccide.

LXXXII. — DELFINO.[110]

La natura ha dato tal cognizione alli animali che, oltre al conoscere la loro comodità, e’ conoscono la incomodità del nimico, onde intende il delfino quanto vaglia il taglio dello sue pinne, posteli sulla schiena, e quanto sia tenera la pancia dei cocodrillo, onde nel lor combattere si li caccia sotto, e tagliali la pancia, e così l’uccide.

Il cocodrillo è terribile a chi fugge, e vilissimo a chi lo caccia.

LXXXIII. — HIPPOTAMO [ippopotamo].[111]

Questo, quando si sente aggravatola cercando le spine o, dove sia, i rimanenti de’ tagliati canneti, e lì tanto frega una vena, che la taglia e, cavato il sangue che li abbisogna, colla litta s’infanga e risalda la piaga. Ha forma quasi come cavallo, l’unghia fessa, coda torta e denti di cinghiale, còllo con crini, la pelle non si po’ passare se non si bagna, pascesi di biade; ne’ campi entravi allo ’ndirieto, acciò che pare ne sia uscito.

LXXXIV. — IBIS.[112]

Questo ha similitudine colla cicogna, e, quando si sente ammalato, empie il gozzo d’acqua, e col becco si fa un cristero [clistere].

LXXXV. — CERVI.[113]

Questo, quando si sente morso dal ragno detto falange, mangia de’ granchi, e si libera di tal veneno.

LXXXVI. — LUSERTE [lucertola].[114]

Questa, quando combatte colle serpe, mangia la cicerbita [Linneo: sonchus oleraceus (pianta)], e son libere.

LXXXVII. — RONDINE.[115]

Questa rende il vedere alli inorbiti figlioli col sugo della celidonia.

LXXXVIII. — BELLOLA.[116]

Questa, quando caccia ai ratti, mangia prima della ruta.

LXXXIX. — CINGHIALE.[117]

Questo medica i sua mali mangiando della edera.

XC. — SERPE.[118]

Questa, quando si vol rennovare, gitta il vecchio scoglio [scoglia, la pelle che gitta ogni anno la serpe], comenciandosi dalla testa; mutasi ’n un dì e una nocte.

XCI. — PANTERA.[119]

Questa, poi che le sono uscite le ’nteriora, ancora combatte coi cani e cacciatori.

XCII. — CAMALEONE.[120]

Questo piglia sempre il colore della cosa, dove si posa, onde, insieme colle frondi dove si posano, spesso dalli elefanti son divorati.

XCIII. — CORBO [corvo].[121]

Questo, quando ha ucciso il camaleone, si purga coll’alloro.