LXXXIII. — I FOSSILI RISPECCHIANO NEL PASSATO UNA VITA ANALOGA A QUELLA DEL PRESENTE.

Come nelle falde, infra l’una e l’altra, si trovano ancora li andamenti delli lombrichi, che camminavano infra esse, quando non erano ancora asciutte.

Come tutti li fanghi marini ritengono ancora de’ nicchi, ed è petrificato il nicchio insieme col fango.

Della stoltizia e semplicità di quelli, che vogliono che tali animali fussino, alli lochi distanti dai mari, portati dal Diluvio.

Come altra setta d’ignoranti affermano la natura o i cieli averli in tali lochi creati per influssi celesti, come in quelli non si trovassino l’ossa de’ pesci cresciuti con lunghezza di tempo, come nelle scorze de’ nicchi e lumache non si potesse annumerare li anni o i mesi della lor vita, come [allo stesso modo che] nelle corna de’ buoi e de’ castroni, e nella ramificazione delle piante, che non furono mai tagliate in alcuna parte!

E avendo con tali segni dimostrato la lunghezza della lor vita essere manifesta, ecco bisogna confessare, che tali animali non vivino sanza moto, per cercare il loro cibo, e in loro non si vede strumenti da penetrare la terra e ’l sasso, ove si trovano rinchiusi.

Ma in che modo si potrebbe trovare in una gran lumaca i rottami e parte di molt’altre sorte di nicchi di varia natura, se ad essa, sopra de’ liti marini già morta, non li fussino state gettate dalle onde del mare, come dell’altre cose lievi, che esso getta a terra?

Perchè si trova tanti rottami e nicchi interi fra falda e falda di pietra, se già quella sopra del lido non fusse stata ricoperta da una terra rigettata dal mare, la qual poi si venne petrificando?

E se ’l diluvio predetto li avesse in tali siti dal mare portato, tu troveresti essi nicchi in sul termine d’una sola falda e non al termine di molte.

Devonsi poi annumerare le annate delli anni, che ’l mare multiplicava le falde dell’arena e fango, portatoli da’ fiumi vicini, e ch’elli scaricava in sui liti sua; e se tu volessi dire, che più diluvi fussino stati a produrre tali falde e nicchi infra loro, e’ bisognerebbe, che ancora tu affermassi ogni anno essere un tal diluvio accaduto.

E se tu vuoi dire, che tale diluvio fu quello, che portò tali nicchi fuor de’ mari centinaia di miglia, questo non può accadere, essendo stato esso diluvio per causa di pioggie: — perchè naturalmente le pioggie spingono i fiumi, insieme colle cose da loro portate, inverso il mare, e non tirano inverso de’ monti, le cose morte, da’ liti marittimi.

E se tu dicessi che ’l diluvio poi s’alzò colle sue acque sopra de’ monti, il moto del mare fu sì tardo, col cammino suo contro al corso de’ fiumi, che non avrebbe sopra di sè tenute a noto le cose più gravi di lui, e, se pur l’avesse sostenute, esso nel calare l’avrebbe lasciate in diversi lochi seminate.

Ma come accomoderemo noi li coralli, li quali inverso Monteferrato in Lombardia essersi tutto dì trovati intarlati [corrosi dal tempo e dalle varie vicende], appiccati alli scogli, scoperti dalla corrente de’ fiumi?

E li detti scogli sono tutti coperti di parentadi e famiglie d’ostriche, le quali noi sappiamo che non si movono, ma stan sempre appiccate coll’un de’ gusci al sasso, e l’altro aprono per cibarsi d’animaluzzi, che notan per l’acque, li quali, credendo trovar bona pastura, diventano cibo del predetto nicchio.

Non si trova l’arena mista coll’aliga marina [l’alga marina] essersi petrificata, poichè l’aliga, che la tramezzava, venne meno. E di questa scopre tutto il giorno il Po nelle mine delle sue ripe.