XLVIII. — LAUDE DEL SOLE.

Se guarderai le stelle, sanza razzi [senza quelle false irradiazioni, che provengon dall’occhio] (come si fa a vederle per un piccolo foro fatto colla strema punta da la sottile agucchia, e quel posto quasi a toccare l’occhio), tu vedrai esse stelle essere tanto minime, che nulla cosa pare essere minore: e veramente la lunga distanza dà loro ragionevole diminuzione, ancora che molte vi sono, che son moltissime volte maggiori che la stella, ciò è la terra coll’acqua.

Ora pensa quel che parrebbe essa nostra stella in tanta distanza, e considera poi quante stelle si metterebbe e per longitudine e latitudine infra esse stelle, le quali sono seminate per esso spazio tenebroso.

Mai non posso fare ch’io non biasimi molti di quelli antichi, li quali dissono, che il sole non avea altra grandezza che quella, che mostra; fra’ quali fu Epicuro, e credo che cavasse tale ragione da un lume posto in questa nostra aria, equidistante al centro: chi lo vede, no ’l vede mai diminuito di grandezza in nessuna distanza.