XXXVII. — IL CANE E LA PULCE.
Dormendo il cane sopra la pelle d’un castrone, una delle sue pulci, sentendo l’odore della unta lana, giudicò quello dovessi essere loco di miglior vita e più sicura da’ denti e unghia del cane, che pascersi del cane; e sanza altri pensieri, abbandonò il cane. E, entrata infra la folta lana, cominciò con somma fatica a volere trapassare alle radici de’ peli: la quale impresa, dopo molto sudore, trovò esser vana, perchè tali peli erano tanto spessi, che quasi si toccavano, e non v’era spazio, dove la pulce potesse saggiare tal pelle. Onde, dopo lungo travaglio e fatica, cominciò a volere ritornare al suo cane; il quale essendo già partito, fu costretta, dopo lungo pentimento, amari pianti, a morirsi di fame.