I.

Desto a quell'invito il veglio, movendo intorno le appannate pupille, quasi pur cercasse di fruire la cara luce del sole, inchinava alle loro preci.—Fiera storia e crudele, mio dolce amico, m'inviti a narrare, e non quale si convenga a rallegrare un convito di gioja. Dolorosa in me si ridesta l'orma delle passate cose, perchè pur mi ricorda la luce alma che bevea cogli occhi ora ottenebrati e muti, e mi richiama i lieti giorni della mia fuggita gioventù. Ma poichè tanto desìo vi prende, pur nella mia fantasia si risvegliano i racconti che per lungo ordine di tradizione si tramandavano dai nostri avi ai giovinetti di questo casale.

Già il passato splende nella mia mente come raggio di sole; già maggiore di me stesso parmi nel richiamare la storia dei padri nostri di essere rapito in altri luoghi; già in me si destano le vive immagini che dopo tanti anni per me sono quiete: mi si pinge nell'animo questo cielo sempre sereno, mi piovono nell'agitata mente queste roccie e queste valli: vi veggio, o colli circostanti vestiti di chiomate piante, rendere bello e vago questo seno di natura, e vi veggo quali già foste nei secoli che fuggirono.