IV.

Stefano e Guidone aveansi giurato odio eterno fin dall'infanzia: mentre i loro padri erano uniti per comporre una pace, i figli per puerile giuoco discordi, destati all'ira vennero alle mani, e in sè mostrarono trasfusi l'odio e la fierezza degli avi. Invano i Signori di Malaspina si sforzarono più volte di conciliar gli animi loro, nè solo ottennero di ridurli per pochi momenti in tregua a respirar l'aura stessa: essi non si videro che nella mischia delle battaglie, non s'incontrarono che per macchiarsi del vicendevole sangue.

Non davano mai posa ai loro turbolenti affetti, e spargeano di tanto l'odio proprio ne' loro vassalli, che que' di Nebiolo e di Stefanago non si scontravano mai senza venire alle mani, e le feste di questi colli eran ognora turbate dai loro ratti e dalle loro risse. Si spingeano sempre audaci gli uni sul confine degli altri a rapire le caccie, a calpestare le messi, ad insidiare i coloni, ed ove non potea il valore scendeva lo stile del tradimento. La diffidenza e lo spavento passeggiavano sempre queste valli, e stringevano i cuori, da cui era volta in fuga la gioja della calma.

Era a Stefano una figlia cui sorridea trilustre giovinezza, di cuor gentile e dalle chiome bionde, siccome raggio di sol cadente: a Guidone un Antelmo, ardito, generoso cuore, cui spuntava scarso ancora il primo onor del mento. V'ebbe chi ardì proporre a compor tante liti le loro nozze: Stefano giurò che avrebbe prima strappato di sua mano il cuore dal seno palpitante di Bianca anzichè vederla congiunta ad un Nebiolo; Guidone non rispose che con un amaro sorriso. Non v'era fra i due rivali altra pace che la tomba.

Anselmo era men fiero del padre: talora si dolea di sì pazze inimicizie, ma si dolea con sè stesso, chè fora stato alto delitto sulle sue labbra il profano accento nella casa di Guidone; però ispirato dal furore degli avi e degl'insulti presenti, si procacciava pur sempre di vendicare i suoi e portar nocumento al Rosso. Nè questi si avviliva per ciò, nè tenea il nemico più possente: chè se il Nebiolo avea due spade in campo, era la sua troppo formidabile nella temuta destra, era morte certa ai nemici, folgore sterminatrice di guerra. Pure si dolea sempre al cielo che non concedeva anche ad esso un figlio, per infondergli in petto il suo foco e l'odio suo, invido quindi ordiva sempre insidie alla giovanile imprudenza d'Anselmo, che sebbene valoroso alfine vi cadde.