V.
Taluno di voi ben vide il Castello di Stefanago: egli è tuttora intatto quale s'innalzò nelle passate età. Ben mi ricorda che ancor giovanetto, mentre poteano fisarsi al sole queste luci or chiuse in perpetua notte, errai sovente intorno a quelle solitudini riguardando l'altera mole, e narravano i coloni come s'udivano ivi ancora di notte lunghi ululati di compianto e di lamenti, e gridi di vendetta e fragore di guerra.
Nel cuor di questi dirupi, non lunge dal seno ove la Copia trascina dal monte arene e sassi, in mezzo a minori eminenze, sorge a piramide il poggio solitario su cui torreggia la superba Rocca. Ivi la innalzava uno Stefano perchè gli parve difficile il loco a pigliarsi, mentre potea dominare sovra gli altri e quasi avere l'ossequio de' circostanti colli: così gli lusingava il suo orgoglio, e la chiamò dal suo nome. Meravigliano tuttora i riguardanti come siensi colà ammucchiati tanti massi e tante pietre: i più canuti di quelle valli favoleggiano ancora, che quel Castello si ergesse in tre notti per opera d'incanto. La prepotenza del feudalismo e le fatiche degli schiavi grondanti di sudore, operarono ne' tempi più oscuri queste malìe.
Bella è la vista di Stefanago, o ti diletti contemplarlo da lungi, o ti aggiri al piè della rupe su cui maestoso siede. Gli corre all'intorno quasi alla metà del colle lungo giro di mura, che per le guardie e le vedette accennano, quasi bastite, chiudessero le prime fortificazioni, le quali in varia foggia sorgevano sul pendìo, e dove ora si abbarbica la tortuosa vite. Sulla cima torreggia il maestoso castello procinto di densi baluardi, di propugnacoli e di guerresche difese, d'ogni parte ben serrato, presentando all'oste che ardisse accostarsegli orride bocche di spavento e di sterminio.
Una tortuosa via di pietre dalla valle scorge all'antemurale ed alla uscita estrema: da questa trascorrendo fra le fortificazioni per rapido sentiero, si giunge al secondo ingresso, da cui sassosa scala mette all'inespugnabile Rocca. Sopra la sua ferrata porta si spinge al cielo l'alta torre che orgogliosa per intangibili mura, insulta agli anni ed all'età fuggitive. Essa scopre ad un tempo allo sguardo i monti e le pianure, e piove una grandine di sassi sul nemico che portasse tant'oltre il piede; mentre da ogni parte si mandano per aperti artifiziosi spiragli mille strali di morte.