VII.
Tali erano i melanconici ragionamenti fra' quali volavano a que' miseri le poche ore che loro acconsentiva la sorte che li premea. Già eran trascorsi que' giorni luttuosi, già pendeva l'istante segnato alla partenza, e Girani preso il dolente commiato da' suoi, venne a dare l'ultimo addio a Marcellina.
Ella volea pur essergli compagna fino a Casteggio, ma non le reggeva il piede, e fra sì lungo dolore mal potea sostenere l'animo affaticato. Mille volte iterarono gli amplessi ed i saluti, e ritornarono ai giuramenti, alle lagrime.—Ah forse io non ti vedrò più: estrania terra lungi da' miei, lungi da te mi raccorrà semivivo, coperto di ferite e di sangue. Allora mi sarà di qualche consolazione il tuo nome, ma in uno mi sarà di amarezza, chè invano ti dimanderò e sperderà l'aria i miei gemiti, invano desidererò che almeno la tua mano pietosa mi chiuda gli occhi nel riposo.—
Il tempo premea, i compagni già si dilungavano, ed era necessità partire. Marcellina cadde semiviva fra le braccia della madre, e Girani si precipitava dal colle miseramente gemendo e rivolgendo gli occhi dolenti all'amoroso loco. Chiamava la sposa e rinnovava i lagni, e seguiva gli altri a caso, quasi cacciato giovenco che corre e si precipita sul cammino, senza sapere ove lo tragga l'incerto piede e la fortuna.