VIII.
Il novello guerriero fu inviato ad Alessandria, ed ivi coperto della militare assisa ed adestrato all'armi. Sapeva appena scrivere, ma amore tutto affina e insegna: ei mandava sovente sue novelle alla Marcellina, e tracciava sulla fida carta interprete del suo cuore parole e pianto.
La semplice fanciulla che pur sentìa dolce ricreamento nel ricevere quelle lettere amorose, pativa sovente dura molestia per non sapere da sè interpretare quanto le scriveva l'amico: guardava con impazienza la lettera quasi volesse dire: ei qui mi parla ed io non posso sentirlo; la baciava, e la trasportava al seno e gemea finchè le venisse di avventurarsi in chi le svolgesse le cifre arcane. Per quanto la sua modestia le fesse dolce forza, pur non sapea imporre silenzio al suo tripudiare sentendo gli amorosi sensi di Girani, e per quanto fosse destro chi per lei affidava al foglio la risposta, non pareale però mai che tutti esprimesse gli affetti che ella sentiva.
Marcellina che sino allora non si occupò che delle sue agnelle e del suo casale, era desiderosa ad ogni novella che venisse di lontana terra, non parlava che d'armi e di soldati. Traeva nei luoghi più alti e meno ingombri di piante, per vedere nella lontana pianura il frequente alternare delle truppe che passavano il Po e andavano o redivano di Lombardia, e fra quell'ondeggiare d'uomini e di cavalli, fra il lampeggiar di quell'armi e il suono degli strumenti guerreschi non vedea che Girani, non udìa che la sua voce, e tutto le parlava di lui, e da questo inganno ritraea sovente sollievo, più spesso nuovo argomento al suo dolore.
Accade che taluno de' vicini si rendesse ad Alessandria a visitare qualche congiunto pur soldato: la Marcellina gli fu intorno e gli proferì mille ricordi, mille cose che dovesse usare e dire al suo sposo. Il premea ognora di nuovo perchè nulla dimenticasse, e quasi dovesse solo occuparsi di loro, il pregava perchè mentre dimorava colà fosse sempre con Girani e gli parlasse de' suoi affetti, e spiasse se in lui era ancor viva la fiamma del prisco amore e lo invitasse a venirla a ritrovare. Nè diversa era quando il messo facea ritorno: lo affaticava con mille richieste, e ricevendo per qualche ricordo che avea mandato a Girani, talun lieve dono, fatta sicura della fede del suo amante, non è piacere che soverchi quello ond'era cercato il suo cuore, che ognora si apriva a nuove speranze, come il fiore d'estate che a temprare l'arsura, socchiude il calice all'aura della sera perchè lo imbalsami la notturna rugiada.