XI.
Bianca erane oltre modo dolente, e seguendo gl'impulsi del suo cuore seco fermò di liberare il giovane prigioniero. Gli porse tenere preghiere perchè volesse assecondare le di lei premure se avesse schiuso il carcere, nè sdegnasse la sua virtù di salvare una vita che non era del tutto sua ove teneva un padre, e ricordasse che il misero morrebbe di dolore nell'udire la dira e sanguinosa novella.
Persuadeano l'austera ragione d'Anselmo le care sollecitudini di Bianca, e sebbene d'animo forte pur gli tremava il pensiero all'immagine d'una morte obbrobriosa ed oscura: ma l'idea che la sua salvezza travolgesse Bianca a certa rovina, gli ridestavano nell'animo le assopite virtù e pria scegliea cadere che vivere coll'onta di una viltade in fronte. Rispose però a Bianca che sarebbesi arreso, presto a secondare quanto gli richiedea la pietà di lei, ove ella volesse seco partirsi dall'infausto castello, perchè non pativa di abbandonarla al furore del Rosso, e confidare, libero e a lei vicino, di porre fine alle tremende ire paterne. Alla misera di troppo era noto Stefano, perchè potesse annidare pur lieve speranza; ma serbava troppe virtù perchè sostenesse di offuscarne lo splendore con una fuga, e troppo le tenea d'Anselmo onde abbandonarlo: pensò di salvarlo, gittarsi indi ai piedi del padre, e cadere vittima del suo implacabile sdegno.
Bianca di continuo attendeva se il padre dimenticasse nella sua stanza le chiavi della carcere: ma invano lo sperò, e temeva che male le riescissero i suoi pensieri. Già premea l'ultima sera che spargea colle tenebre l'estremo sonno sulle pupille d'Anselmo, già s'apprestavano nella prossima valle il feral palco e la cruda bipenne, e il misero giacea pur sempre ne' suoi ferri: non si lagnava, non ostentava coraggio, queto aspettava il suo destino.
Ma con quella notte scendeva il gelo di morte in seno a Bianca: le parea ad ogni istante che sorgesse l'importuna aurora, e sentiva nell'animo il suono del bronzo fatale e l'ultimo sospiro di Anselmo morente. Nè più potendo reggere a sì funeste immagini, nè parendole che dar si convenisse maggior indugio al pietoso suo proponimento, fatta ardita, siccome la stringea necessità di consiglio, penetrò nella stanza ove Stefano dormiva, e chetamente avvicinatasi ove tenea le chiavi, le rapì. Prese il serico di lui mantello adorno d'aurei fregi, e la celata ondeggiante per molte piume, se ne ricoprì la persona, si armò d'una spada, e tacita e franca s'avviò alla torre.