XII.
Poco differìa Bianca dal padre in altezza, sicchè le sentinelle non si accorsero della frode. Disserra l'uscio ferrato, e ad Anselmo che scosso riguardava chi venisse a portargli o vita o morte, dicea pregando e stendendo le mani tremanti ai suoi ceppi:—Ecco ti schiudo il tuo carcere, ti sciolgo le tue catene. Quest'abito e questo elmo ti apriranno ogni via ed ogni porta, chè tutti ti crederanno il Signore. All'ultima uscita è già presto un mio fido con un cavallo: t'invola, salvati e ricordati nel furor delle tue vendette che Stefano è padre di Bianca… Non obbliare talora quella mano che scioglie i tuoi ferri:… io già non sarò più, ben conosco l'ira paterna, ma la ricordanza di chi per te si dimentica d'essere figlia, ti renda meno crudele…—Ah Bianca, ch'io parta e abbandoni te fra gli artigli dei crudi?… ch'io viva mentre queste tue forme immortali, questo cuore sì pietoso… questo pietoso cuore!… Ah non sia mai! mi colgano mille morti, anzi che esser reo di tanto delitto.—Anselmo, or sì mi strazii d'acerba doglia, or che il tuo dubbio solo ne spinge a irreparabile rovina! Omai non ha più speme, la sorte è gittata e noi siamo entrambi perduti, che questa frode non può starsi ignota a Stefano… Deh! se ami tuo padre, se non è spenta ogni favilla di gloria nel generoso tuo cuore, se non mi sei ingrato, Anselmo, fuggi… io non posso essere felice se non ti vedo in salvo.—
Anselmo comprese il linguaggio della tenera fanciulla, commosso le cadde al piede, chè eran già sciolte le sue catene, e stringendole teneramente la destra che copriva di lagrime riconoscenti e di baci.—Ah spirito celeste per cui mi son cari anche questi infausti luoghi! speranza della travagliata anima mia… Bianca, ah! no il mio cuore non può esserti ingrato, se ei respira solo perchè tu gli ministri l'aura di vita… ma che ei giammai non si divida da te: se lo abbandoni è nulla per me la vita, lievi mi sono e patibolo e morte…
Ma la giovane accorta avendo l'animo a doversi affrettare, pur lo pungea a fuggire, mentre ne avea ancor tempo: ei si arrendeva purchè ella non rimanesse in sua vece nella torre. Volea schiudersi la strada col ferro, volea,… ma un lampo loro scioglie la confusion della niente: Bianca fa cenno alla sentinella più prossima di entrare: la assalgono, la disarmano; Anselmo prende quelle armi e quella divisa, la minaccia di trafiggerla se chiama per aiuto: la chiudono nella torre e s'involano.
Ogni servo cede al loro passaggio, ogni porta si apre, chè ognuno crede con un soldato il Duca. Bianca segue Anselmo, perchè l'aspetto di un semplice uom d'armi potrebbe destar sospetto, nè gli sarebbe permesso in quell'ora l'andar fuori. Già solleciti hanno corsi gli appartamenti, lasciate addietro le ascolte, passate le due prime porte: già trepidando di gioja si appresentano all'estrema, e Bianca dà il cenno perchè si schiuda.
In tanto il soldato dalla torre innalza disperate grida, accorre la vicina guardia, si sente la frode, si dà il segno di soccorso. Il custode dell'ultima uscita che stava per ischiudere, vedendo il contrasto de' due guerrieri, perchè Anselmo premea Bianca a seguirla, e questa si rifiutava, sospetta dell'inganno, a quel clamore ne ha certezza, e vuole opporsi al loro passaggio; ma la spada d'Anselmo vince ogni ostacolo. Già il grido d'allarme scorre per tutto il Castello, suona la campana, si desta la milizia, accorrono i servi, tutto è scoperto. Anselmo non si perde d'animo, apre la porta, sale il pronto cavallo, si leva a forza Bianca sugli arcioni e si dilegua in un istante. Racconsola la vergine tremante, le ripete che non avrebbe mai patito di lasciarla vittima della sua pietà, la preme al petto, la inanima, la pasce di nuove speranze e fugge.