XIII.

Precipita il cavallo fra le distorte vie: sprona timore chi il caccia e preme, ei vola e pare non senta il doppio peso, appena liba coll'agil piede e balze e valli e passa, e in breve è sotto le mura di Nebiolo. Anselmo diede il solito suo segno e fu riconosciuto dalle veglie: si schiusero le porte, e fu uno stupore, una gioia di tutti nel vederlo di ritorno, mentre ognuno piangeva la sua morte: chi accorreva a riguardarlo, chi se gli faceva incontro e gli baciava le mani e lo stringeva al seno, mentre a tanto amore spuntava sul ciglio al reduce il pianto della riconoscenza. Guidone che gemea sulla sorte del figlio e ne fremea orribilmente in suono di pietà e di rabbia, vedendolo improvvisamente libero, e stringendolo fra le sue braccia, pianse di paterno affetto: però fieri i suoi lumi aggirandosi fra quelle lagrime, quasi raggio di sole fra fosca nube, annunciavano le sue risorte speranze e la vendetta che gli suonava intorno al cuore.

Udì severo e muto il fiero veglio i patimenti del figlio, e il suo silenzio parea la calma che precede la tempesta; ma quando seppe che seco traeva la figlia di Stefano, sorrise di barbara gioja, credendo che rapita l'avesse alla vendetta. Anselmo allora radolcìa quell'antica rabbia col racconto di quanto la virtuosa adoperasse per lui, e aprendogli i suoi affetti ascosi, gli asseverava com'ei non avrebbe mai con viltà corrisposto ove lo stringea gratitudine.

Gli addusse innanzi la tremante donzella, che stava contrastata nell'idea dell'altrui sdegno, del luogo nemico ov'era, e di un incerto avvenire. La confortò il giovinetto vestendo d'amorosa dolcezza le sue parole, sciolse i di lei timori, e ispirolle coraggio; le propose tutti i teneri sensi del proprio cuore omai non più libero, non più suo.—Tu, generosa Bianca, mi salvasti la vita, tu restituisci un figlio, tu perdesti un padre, io darotti uno sposo. Tu forse richiamerai la pace su questi contrastati colli, sarai l'angelo di salute a questi abitatori ognor turbati da ire nemiche. Tu splenderai raggio di gioja in Nebiolo, e l'anima mia accesa d'inesausti affetti attingerà dai tuoi occhi una soave e nuova vita: tu sarai la speranza de' miei giorni, tu l'elemento del valor mio, e mentre io ti stringerò al petto amante e sposo, grato in te mio padre ravviserà l'angelica mano che gli rendeva un figlio e gli ricovrò le perdute speranze. Fra tanta soavità di affezioni, tu ancora farai riflettere ne' nostri cuori il lampo della gioja, e su queste mura il sorriso della calma.—

Pioveano siccome rugiada ristoratrice di primavera sulle erbe appassite gli accenti d'Anselmo in cuore della vergine pudibonda, e a sì teneri affetti stranieri nel luogo inospito ove sortì la culla, ella beveva una nuova dolcezza che componeva le tempeste dell'animo suo. Tripudiava ei di vederla commossa, e tanto si ingegnò che le rasciugò il ciglio, e porgendole nel proprio un nuovo padre, potè richiamare in lei alquanto lo spirito smarrito. Guidone istesso rattemprando i vetusti sdegni che gli capìano nell'animo, reso per amor del figlio di più umana natura, con dolci blandizie la allettò a nuovi pensieri, e insieme ad Anselmo la strinse al petto.

Col giorno nascente, perchè aura di nemica fama non turbasse il candore della bella innocenza di Bianca, fu nel castello ove sorgea il tempio celebrato l'imeneo: si sparse d'ogni intorno la letizia, e giuliva brillò la festa per la liberazione d'Anselmo. Trassero da queste valli e i vassalli e le scalze contadine alla Rocca, onde offerire presenti, quali de' loro greggi, quai di frutti o di fiori ai nuovi sposi, e lieti ne ritornarono per doviziosi doni. Sparse la fama l'inaspettato evento, e tutti sperando di raggiungere la invano da lunga età sospirata concordia, aprivano l'animo a nuovo gaudio, sicchè le conscie valli ripeterono gli evviva e i cantici di pace.