XII.
Girani attendeva impaziente il dì festivo: come e' venne, avendo saputo ove que' di Nebiolo usassero a' divini uffici, all'alba si rese a S. Antonino, ove avea speranza di vedere la bella. Ma la madre che già da alcuni dì la scorgeva melanconica, nè sapeva indovinarne la cagione, a procurarle con una lunga passeggiata qualche sollievo, pensò condurla il mattino al Costiolo, che è un prossimo colle su cui s'innalza con un paesetto la chiesa.
Girani quindi l'attese invano e quasi disperò di più incontrarla. Pure non sapea dipartirsi da que' luoghi, e quasi dimentico di sè, si adagiò verso il meriggio sotto l'ombra di una pianta sulla via che da Nebiolo mette a S. Antonino. L'aura tiepida e la quiete di quelle solitudini conciliarono il sonno al conturbato garzone, sicchè lo colse colà l'ora de' vespri.
Marcellina e la madre, poichè ebbe fine il breve loro pranzo, s'avviarono alla chiesa usata per la dottrina. Mentre erano poco lungi dal paese e Rosa richiedeva la figlia della cagione di tanta melanconia, e questa rispondeale di non saperla nè conoscere nè esprimere, giunsero ove era coricato Girani, che da lunge videro bensì, ma non vi posero mente, tale essendo il costume di pressocchè tutti i montanari. A costui ruppe il sonno la voce della Marcellina: levato il cappello con cui faceva coperchio al volto, e alzatosi nel momento istesso che le donne passavano, fu fortemente scosso alla inaspettata fortuna, e la povera fanciulla diede un grido e si strinse alla madre. Questa tenendo simil commozione procedesse perchè ivi non si fosse prima avveduta di un uomo, sorrise e passò colla figlia.
Marcellina andava innanzi, ma aveva addietro il cuore, teneva il capo inclinato verso la strada percorsa, e tendeva l'orecchio desiderosa di sapere se quello straniero la seguitasse, ma pur temeva di rivolgersi. Però ove la strada era più erta, e dava volta sicchè con poca difficoltà potea discorrere col rapido sguardo il lasciato cammino, di poco piegò il capo e s'accorse che Girani le teneva dietro, e ne fu lieta nell'animo. Era confusa e agitata, e assai le parve lunga la via che conduceala alla chiesa, perchè potesse togliersi alle moltiplici dimande della madre, cui il suo labbro tremante e confuso mal sapeva rispondere.
Lo sbigottimento e il rossore della Marcellina ispirarono conforto al giovane, che sebbene rozzo, pure vedea trapelargli qualche speranza a' suoi dolci desiderii, sicchè entrò in chiesa, e si appostò in modo che agevolmente potesse vedere la bella, ed esser da lei ravvisato.
Marcellina confusa fra un tumulto di affetti e il terrore religioso, stava cogli occhi al suolo, e se talor gl'innalzava vedevasi innanzi l'ardito sconosciuto che parea cogli sguardi di fuoco le favellasse un nuovo linguaggio; sicchè stava contrastata, desiosa di seguire ora i doveri della sua innocenza, ora gli impulsi del cuore. Però a malgrado della modestia in cui si tenne, potè di soppiatto osservare meglio che altra volta Girani, sicchè e l'occhio vivace e le forme belle, e la snellezza della persona, e il brio della gioventù che gli sfavillava sul volto non le sfuggirono, ma altamente s'impressero nella sua fantasia.
Il giovane innamorato si fe' di nuovo incontro alle donne, allorchè si misero al ritornare verso la nativa capanna, e fu loro cortese di gentile saluto; avutane una cortese risposta, le accompagnò coll'acume dell'occhio, finchè l'invida strada piegando, non le rapì a' suoi rinascenti desiderj.