XVII.
Fu turbato Lannes all'improvviso disastro, e mille smanie di dolore e di gelosia trafiggeano a prova il povero Girani, nell'idea della sua sposa abbandonata alla licenza de' soldati, o fra le estreme agonìe d'obbrobriosa morte. Si volse disperato al Generale, e per tutto premio di quanto avea operato, chiese una banda di arditi con cui volare a liberare la sposa.
Si annuì all'inchiesta e tosto i più animosi si strinsero intorno a lui: presentendo la via che doveano percorrere i nemici, si misero con disperato coraggio in cammino. Era un correre, un precipitarsi l'andar di que' prodi, era un anelito, una smania il lor desiderio: non ebber sosta finchè videro lontano il nemico drappello che nelle campagne di Casatisma camminava verso il Po.
Si era l'ostile banda assai ingrossata raccogliendo i fuggiaschi, ma nel pensiero che fra quegli era la rapita sposa nulla trattenne Girani, chè amore non sente nè forza nè perigli. I suoi voleano far fuoco, ma ei pensò come taluno di questi dardi di offesa poteano innocenti ferire colei che voleasi liberare.—Amici, le vostre sole spade ne dieno la vittoria.—Disse, e gridando Marcellina, d'un tratto raggiunse i fuggitivi, si accese la pugna e cadeano d'ogni parte colpi e ferite.
Marcellina riconobbe lo sposo, il chiamò, e fu quella voce esca novella all'incendio di lui ed al valore dei soldati, sicchè fu tanta la calca e la strage, che cedeva il nemico e prendeva la fuga. Allora il feroce capitano, quello stesso che avea dal tempio rapita Marcellina, avvicinatosi a lei che quasi libera stava per volare fra le braccia dello sposo, gridò—Il tradimento non fia impunito, abbiti francese la tua vittima,—e colla spada ferì la misera che cadde.—Assassino—grida Girani, e già lo ha steso al suo piede, mentre i di lui seguaci si dileguano.