XXVI.
Già un alto clangor di trombe si propaga di vetta in vetta, già ripetono le valli le grida confuse degli evviva e i clamori della vittoria, e a questi si rispondono da Stefanago suoni d'esultanza e di gioja. Tutto intorno è un frastuono, un affaccendarsi di soldati e di conservi, tutto annunzia Stefano che giunge vincitore.
Si scuote, se ne avverte Anselmo, e se gli propone la fuga, perigliosa in chi la permette, ma sacra a chi serba i giuramenti. Solleva lo sfortunato cavaliere il capo dal letto di morte, e nè agitato nè stretto da meraviglia, interrompe—Vincitore, e in qual modo? dunque mio padre?… fuggire!… Bianca or rende gli spiriti estremi ed io?… Anselmo non fugge, non commette bassezza. Se mio padre… se… io cadrò senza avvilirmi.—Niuno osa rispondergli, nè tôrre a' suoi occhi il velo che ancor gli ricopre il destino della sua casa: ammutolisce ognuno e dall'occorso più fiero scopre l'avvenire, e trema.
Stefano irato aveva dimenticati i privati affetti, Stefano trionfante chiese di Bianca, non vedendola muovergli in contro, e dividere seco l'esultanza della vittoria. Udì che era presso a morte, e parve turbato commoversi, e volle vederla, ma come inoltrò il piede in quella stanza di pianto, e scoprì Anselmo a canto a quel letto, ripigliando la natìa fierezza stette, lo sguardò con un amaro sorriso che annunziava il tripudio della crudeltà:—Tu qui, tu cagione che io sia orbato dell'unica mia figlia? Ah sapevi al certo ch'io richiedea qualche gran vittima sulla sua tomba: non aspettato m'è il dono e più gradito.—
E a lui Anselmo con disdegno, mentre colla destra faceva velo agli occhi di Bianca:—Uomo crudele, e osi insultarmi a questo letto, ove manda l'ultimo sospiro quella figlia che tu trafiggesti? Ah ch'io la tolga a' tuoi sguardi! nè son degni di fermarsi in tanta virtù; certo quest'alma immortale nel suo partire da spoglia sì pura ne sarebbe macchiata… Vedi, ella moriva spargendo sentimento di pace, e tu vieni a insultare l'asilo della sua quiete col veleno della tua inaudita ferità! Credi forse atterrirmi? vittima sulla tomba di quest'angelo? io ne sarò ben lieto, poichè con lei mi rapisti quanto m'era di più dolce e di più caro: io che brevi e foschi giorni vissi con lei, volonteroso divido seco il riposo della morte. Sappia ognuno però ch'io non t'abborro, sappia mio padre…—Tuo padre?… bevette il suo sangue questa mia spada: la sua spoglia abbruciò fra le ruine del vostro castello; Nebiolo non è più.—
Fe' gittare innanzi ad Anselmo gli abiti insanguinati e l'elmo di Guidone, e gli fe' balenar sugli occhi la spada ancor rosseggiante che gli uccise il padre: il riguardava con orgoglio e disprezzo quasi anelasse che l'avvilimento del figlio rendesse più bello il suo trionfo. Ma l'eroe muto guatò quegli oggetti d'orrore, non profferì accento, impetrò. Raccolto indi al cuore lo spirito inorridito, e tratto un profondo gemito, cadde sul letto di Bianca e spirò.