Il partito socialista.
A un piccolo borghese liberale.
Tu detesti il partito socialista: ma tu vuoi l’istruzione, vuoi l’incivilimento della moltitudine perchè comprendi che la civiltà ora è composta d’un piccolo numero d’uomini civili e d’un armento infinito di pecore. Ebbene, rifletti un po’. Questo partito che si rivolge alla moltitudine incolta e inerte, intorpidita da secoli di schiavitù, ignorante a un tempo dei suoi diritti e dei suoi doveri, e le dissuggella gli occhi, la scrolla, le soffia nella mente e nel cuore, le grida continuamente: — Svegliati, pensa, impara, dirozzati, migliorati, organizzati, fa il tuo bene da te stessa, affrancati da una tutela che ti terrà perpetuamente nell’oscurità e nell’impotenza, — questo Partito, pure condannandolo per altri rispetti, tu lo dovresti ringraziare, se non altro, in nome della civiltà e della dignità umana.
Tu hai in orrore la dottrina socialista; ma tu vuoi la moralità in alto come in basso, la giustizia per tutti, una classe dirigente illuminata, generosa, fautrice del progresso e della prosperità pubblica. Ebbene, questo Partito, che con l’occhio vigile sulla politica, sull’amministrazione, su tutte le forme del lavoro, su tutte le funzioni dell’organismo sociale, continuamente e infaticabilmente, senza riguardi e senza paure, rivela miserie, denuncia ingiustizie, mette a nudo corruzioni, smaschera imposture, combatte false idee ereditarie e pregiudizi barbari e privilegi iniqui, e incalzando e tormentando con mille stimoli l’egoismo e l’inerzia della classe privilegiata la costringe a discutere, a difendersi, a concedere, a promettere, a fissare lo sguardo, se non altro, sulle miserie e sui dolori umani, onde i migliori n’abbiano almeno pietà e i peggiori almeno paura; questo Partito, credilo, esercita un’azione benefica, della quale — se cessasse domani — avvertiresti la mancanza tu stesso con un senso di rammarico e di sgomento.
Tu hai il socialismo in orrore; ma tu vorresti che la gioventù, che il popolo avesse nell’animo un alto ideale, che i collegi elettorali non fossero mercati in cui spadroneggia chi ha più danaro e meno coscienza, che i rappresentanti della nazione cessassero d’essere servitori e sensali degli elettori che hanno comprati e che disprezzano. Ebbene, questo Partito, a cui accorrono giovani d’ogni classe, senz’altro vantaggio personale prossimo nè remoto, anzi con la certezza di persecuzioni e di danni immediati o futuri; questo Partito che, solo, dà in qualche luogo l’esempio confortante d’un povero lavoratore senza un soldo, più pauroso che desideroso d’essere eletto, il quale vince nella lotta un ambizioso potente che ha dalla parte sua tutte le forze dell’autorità, della clientela e dell’oro; questo Partito che respingendo blandizie, promesse e favori di chi ha tutto e può tutto, manda al Parlamento dei deputati che non hanno nulla, che non gli promettono nulla, che nulla possono fare nemmeno per il più umile dei loro elettori, che non faranno mai altro per tutti che lanciare in loro nome delle proteste soffocate dagli urli della maggioranza e dai presagi d’un avvenire migliore, accolti con risate di scherno da tutti i soddisfatti del presente; questo Partito, credilo, è l’unico che rappresenti ancora la giovinezza, la poesia, l’entusiasmo della nazione; e se queste cose tu ami, come lo affermi, dovresti dire di lui quello che il Voltaire disse di Dio: — che bisognerebbe inventarlo se non esistesse.
Infine, tu vedi nel socialismo una calamità pubblica: ma tu desideri la pace, tu vivi nel timore continuo d’una guerra che darebbe il crollo all’economia nazionale e che porterebbe forse tuo figlio a morire in una guerra lontana per una causa ripugnante alla tua ragione e al tuo cuore. Ebbene, questo Partito che, mentre principi e governi si gridano a vicenda, con simulata mansuetudine, parole d’amore e di pace, ma senza smettere mai d’apparecchiare le armi, senza spogliarsi d’un solo dei pregiudizi, senza rinunciare a una sola delle ambizioni, da cui può erompere da un momento all’altro la guerra, questo Partito che diffonde ed afforza nei popoli il sentimento d’una fratellanza nuova; fondato sui veri ed eterni interessi di ciascuno e di tutti, così che a ogni ombra di pericolo che sorga fra due nazioni milioni di cuori gridano dalle due parti: — No, giù le armi, la causa per cui si vuol combattere non è la nostra; mente chi afferma che ci odiamo, ci tradisce chi ci vuol condurre al macello, noi siamo fratelli nel lavoro e nella fede, e la bianca bandiera dell’avvenire è per tutti una sola; — questo Partito, al quale si deve forse che non sia scoppiata ancora in un quarto di secolo e che non scoppi mai più una guerra fatale che coprirebbe di sangue e di rovine l’Europa, questo Partito, credilo, non è una calamità, ma una benedizione, e invece di mostrare il pugno, dovresti mandare un bacio alla sua bandiera.
E un giorno, forse, tu lo farai.
Intanto, continua pure a mostrarci il pugno: noi continueremo a stenderti la mano. Continua a rallegrarti di tutte le violazioni della libertà che in danno al Partito socialista si compiono: noi continueremo a difendere anche la tua libertà. Continua ad accusarci di non sognar che disordine, violenza e rapina: e il grande movimento evolutivo dell’Idea socialista seguirà il suo corso di fiume enorme che da ogni parte accoglie affluenti e allaga la terra «per deporvi il limo fecondo per la coltura dell’avvenire»; continua a eccitare i tuoi figliuoli a odiarci e a fuggirci: tu potrai strappare dal cuor loro, ma non dal nostro, il sentimento divino della fraternità e la santa speranza d’una società più giusta e d’una età più felice per tutti.