IV.
Di là a due ore la carrozza ricomparve dinanzi alla villa. Il gonfio ispettore, sceso in fretta pel primo, porse una larga mano rugosa, in cui s'immerse e disparve la manina bianca di una bella signora, che saltò giù con un atto molle ed elegante. Poi smontò la zia, respingendo l'aiuto offertole dalla donna di servizio, poi Candida. Tutti insieme entrarono in un'allegra stanza a terreno, che serviva da salotto da pranzo, e si buttarono sulle seggiole e sulle poltrone, rifiniti dal caldo.
— Dunque, — domandò la signora appena ripreso fiato, scotendo e ravviando con tutt'e due le mani la sua folta capigliatura bionda; — dov'è questo ragazzo?
— A proposito, e Furio? — domandò il padre alla zia. — Come non è qui? Furio! — gridò affacciandosi alla finestra.
E la zia di sulla porta: — Furio! —
— Ora lo vado a pigliar io, — borbottò montando la scala; — malcreato! —
Ci fu qualche minuto di silenzio; si sentì sopra il passo affrettato della zia, poi lo scoppio della sua voce, poi un altro rumor di passi più fitto, e poi di nuovo giù per le scale una sfuriata di acerbe parole:
— Vanitoso sciocco! — gridava la vecchia, fermandosi ad ogni scalino, e ripigliando fiato a ogni parola; — guardate se par possibile! Un ragazzaccio di quindici anni! Per sua cognata, poi! E mentre stanno giù ad aspettarlo!
— Che cos'è stato? — domandò il padre sbadatamente.
— Figuratevi, — rispose la zia, ferma sulla porta, come per impedire al ragazzo di entrare prima ch'essa avesse finito la sua invettiva; — vado su, m'avvicino in punta di piedi alla sua camera, e me lo vedo là, con uno specchio davanti e uno di dietro, che si lisciava i capelli come un damerino, e aveva messo sossopra ogni cosa: biancheria, panni, spazzole, saponi, boccette; pareva il cassettone di una sposa.... —
La signora rideva.
— Ma questo non è nulla, — proseguì la zia, dando un'occhiata verso la scala, dove la povera vittima stava aspettando; un puzzo indiavolato di sigaro, da non poterci respirare: ha fumato!
— Oh! — interruppe il padre fingendo un atto di collera.
— Ma gli ho dato una lezione! — la vecchia riprese, e faceva l'atto di dare uno schiaffo; e poi, rivoltandosi verso la scala: — Animo, avanti!
Il povero ragazzo, che aveva sentito tutto, veniva giù adagio adagio, umiliato, confuso, coi capelli in disordine, con una vecchia cacciatora indosso, chè la zia non gli aveva lasciato tempo di mutarsi, senza solino, senza cravatta, come un povero. Arrivato sulla porta, la zia lo cacciò dentro con uno spintone; egli si trovò davanti alla signora che gli era venuta incontro; la guardò, la vide ridere, si fece color del fuoco, si sentì mancar la parola, abbassò la testa e stette lì immobile, col respiro sospeso, nell'atteggiamento d'un condannato.
— Saluta dunque la cognata! — disse la zia.
— Signora!... — mormorò egli con un fil di voce; ma non gli riuscì di alzare la testa.
— Signora! — ripetè la vecchia spietata contraffacendolo; — e non hai nient'altro da dire a tua cognata? alla sposa di tuo fratello, che non hai mai veduta? Bell'accoglienza da fare a una parente! Compatitelo, Iride, è un ragazzaccio zotico, è sempre stato in campagna, non ha mai visto nessuno....
— Eh, già, — soggiunse il padre guardando fisso Furio, come avrebbe guardato un gatto imbalsamato dentro una vetrina, — già, a quell'età siamo stati tutti così, non si sa nè muoversi nè parlare; ma poi, col tempo....
— Costui non cambierà, sai; — la zia soggiunse, — è impossibile; si vede proprio che non c'è nato.
— O perchè? — disse la signora con un accento amorevole di difesa.
E tutti e tre continuarono a guardarlo. Oramai la vergogna del povero Furio faceva pietà, il sangue gli era salito al viso tanto che gli occhi ne parevano velati, la testa gli pesava come se fosse di piombo; si vedeva che soffriva. La signora se n'accorse, si voltò da un'altra parte ridendo, e mutò discorso. Furio scomparve.
Ma bravo! Era un mese che vi rallegravate al pensiero che una bella signora sarebbe venuta a rompere la monotonia uggiosa delle vostre ferie campestri; un mese che andavate fantasticando i discorsi che le avreste fatti e le cose carine che v'avrebbe risposte; un mese che, passando davanti allo specchio, vi fermavate, e non andavate più al sole per non farvi più nero; un mese che vi logoravate i denti colle polveri, la testa coi pettini e l'unghie colla limettina; un mese che vi lamentavate colla sorella dei vostri vestiti, che vi parevan grossolani e disadatti, e avreste voluto aver tutto bello e fine per far onore all'ospite aspettata; un mese che contavate i giorni e le ore che dovevan passare prima ch'ella arrivasse, e vi promettevate che sareste stato con lei amabile e gentile, e le sareste riuscito simpatico, e vi sareste fatto voler bene; ed ora, al momento di cominciare, vi presentate in quel modo, colla impronta d'un ceffone sul viso, colla testa irta come un'istrice, vergognoso, muto e cocciuto come il più tanghero scolaretto del vostro Ginnasio!
Fu un momento molto amaro pel povero Furio. Uscito di casa, s'andò a gettar sotto un albero, col cuore stretto e gli occhi pieni di lacrime, sdegnato contro di sè, contro la cognata. contro tutti. — Non voglio più comparire davanti a quella signora, — diceva tra sè; — soffro troppo a far di quelle figure, mi sento venir male, non vado più, piuttosto scappo, tanto non mi vuol bene nessuno. —
In quel punto una voce stridula in tono di comando si fece sentir dalla villa: — Furio, a colazione!
Furio si sentì rimescolare il sangue, balzò in piedi, e così nel primo impeto dello sdegno rispose con voce soffocata: — No! —
E si slanciò per fuggire: fu trattenuto. Era Candida.
— Candida, sei tu! — esclamò il ragazzo con voce commossa.
Candida gli aperse le braccia, e Furio vi si gettò trattenendo a stento un singhiozzo.
Candida era buona e lo amava.