IX.
Carlo e Marco s'incontrarono due ore dopo in una strada del villaggio.
— Ho pensato una cosa, — disse Marco. — Sai in che mani t'hai a mettere per quell'affare?
— Che affare? —
Marco fece un atto come per accennare un paese lontano.
— Hai capito.... Ebbene, sai in che mani t'hai da mettere se vuoi uscirne bene? Te la do in cento a indovinare. Già non saresti il primo ch'è passato per quella strada.... ma in specie ora che il battibecco è più forte: se lui vuole, tra loro si scrivono di parrocchia in parrocchia, ti trovi al sicuro prima d'accorgertene. Tu devi andare da lui, dirgli il caso in cui ti trovi, e dargli una tastatina così alla larga, senza arrischiarti. Se vedi che cede subito, e tu batti, fin che il ferro è caldo; se fa l'indiano, avanti lo stesso, non è che una finzione per non compromettersi il primo; se poi nega, addio, è galantuomo, non ti tradisce, la peggio sarà di non averne cavato nulla.
— Ma di chi parli?, — domandò Carlo.
E l'amico fece intorno al capo un gesto buffonesco che voleva rappresentare un cappello da prete.