XIII.
Passaron cinque giorni che furono per Camilla un'angoscia continua. Carlo passava una gran parte della giornata coll'amico; con lei parlava di rado e poco; ma incontrandola le porgeva sempre la mano o le faceva una carezza: cosa insolita. Essa però non si lasciava illudere. In quegli atti affettuosi le pareva di scorgere come un bisogno ch'egli sentisse di farle coraggio e di darle forza a sostenere la prova; non gli vedeva più nel viso la sospensione d'animo dei giorni passati; gli vedeva la trista fermezza d una risoluzione presa. Egli passava molte ore solo, seduto all'ombra d'un albero, pensando, colla testa appoggiata sopra una mano; parlava spesso e gestiva da sè; e qualche volta contraeva il volto, come all'apparizione improvvisa d'una immagine orribile. Camilla, tremando, ne seguiva cogli occhi ogni passo e ogni gesto; appena egli usciva di casa, correva nella sua camera a vedere se ci fosse nulla di mutato; lo fermava a volte sull'uscio, gli teneva dietro, si faceva scacciare, lo cercava, lo chiamava. — Cosa pensi? — gli domandava dieci volte l'ora. Ed egli rispondeva sempre; — Nulla! —
Venne la vigilia del giorno della visita: il dì appresso Carlo doveva andare in città, al Consiglio di leva, per esser visitato dai medici. La mattina, appena alzato, era un po' più inquieto e un po' più pallido del solito. Uscì per tempo, ritornò poco dopo, armeggiò qualcosa nella sua camera, e uscì daccapo. Camilla corse per vedere; la porta della camera era chiusa; essa pensò che avesse preparato i suoi vestiti per partire. Non c'era più dubbio: voleva disertare nella notte. Lo rivide qualche ora dopo, immobile in mezzo a un campo, colle braccia incrociate sul petto; lo vide un'altra volta nella strada coll'amico; sull'imbrunire tornò a casa. Camilla lo fermò accanto alla porta, lo afferrò per le mani, e gli disse a bassa voce, risoluta, con un accento in cui si sentiva tutto lo strazio dell'anima sua: — Carlo, io non posso più vivere così! Dimmi che farai il tuo dovere! Non mi ridurre alla disperazione! Te ne scongiuro, parla, dimmi cosa pensi!
— Nulla.
— Non è vero! Tu vuoi fuggire!
— No!
— Sì, lo capisco, lo so, tu vuoi fuggire stanotte! Tu sei senza pietà! Tu vuoi farmi morire!
— Zitta! — mormorò Carlo guardando intorno.
— Non posso tacere, ho bisogno di parlare, se ho da morire non voglio morire tacendo! Carlo! — e cadde in ginocchio — io non mi alzo di qui se tu non mi giuri prima che non m'abbandoni, che andrai in città, che farai il soldato, te ne scongiuro, in nome del bene che ti voglio, in nome di tuo padre, di tua madre, di Dio!
— Lo giuro, — disse Carlo, facendole cenno che abbassasse la voce.
— Lo giuri? — gridò Camilla balzando in piedi, e mettendogli le mani nelle spalle, — giuralo un'altra volta.
— Lo giuro.
— Giuralo per tua madre!
— Lo giuro per mia madre, per mio padre, per chi vuoi, centomila volte; che cosa t'ho da dire di più? —
Camilla lo guardò fisso, lasciò cadere le braccia e mormorò in accento di profonda costernazione: — Non ti credo, hai qualche cosa negli occhi che non mi lascia credere. Va! — gridò con un impeto improvviso, dando in uno scoppio di pianto. — Sei un tristo! Sei un uomo senza cuore! Va! Va pure! Lasciami morire!... Ah no! no, Carlo, fermati! per pietà! — e lo fermò e gli gettò le braccia al collo; — perdonami! Io non posso più vivere così! Abbi compassione della tua Camilla!
— Per quanto ho di più sacro al mondo, Camilla, — esclamò Carlo, sciogliendosi da lei e allontanandosi; — ti giuro che non fuggo! —
Camilla senza badare a quest'ultime parole, colta all'improvviso da un'idea, si ravviò i capelli, si asciugò gli occhi, e corse difilata alla casa del Curato. Entrò, si gettò ai suoi piedi; gli raccontò ogni cosa, concluse: — Sono nelle sue mani, salvi me dalla disperazione e lui dalla rovina. —
Il Curato pensò lungamente prima di rispondere; poi domandò se Carlo era andato a casa: Camilla rispose di sì. — Allora va, — disse, — e vedi di non lasciarlo uscire per un'ora; al resto ci penso io. — Camilla uscì di corsa. Il Curato prese il cappello, andò dal maresciallo dei carabinieri ch'era un vecchio e franco soldato, e lo pregò amichevolmente di far guardare la casa di Carlo durante la notte, e gliene spiegò la ragione. Il maresciallo, mettendo fuori una grossa voce (non la sua naturale, ma una artefatta che usava solamente in servizio), chiamò due carabinieri, diede l'ordine brontolando, e poi soggiunse tra sè, accendendo la pipa: — Eppure il cuore me lo diceva che un giorno o l'altro avrei dovuto aver da fare con quella faccia proibita.