XII.
Ma la parola fredda, sarcastica e perfidamente ostinata di Marco non tardò a vincere le ultime resistenze del suo cuore. Per più giorni, quello gli stette accanto, continuando a stillargli il veleno nell'anima; lo conduceva la sera a passeggiare per i viottoli dei monti intorno al villaggio; e là gli tesseva flemmaticamente, l'un dopo l'altro, lunghi racconti di prepotenze, di sevizie, di disperazioni, e di soldati impazziti o suicidi, esponendo con voce compassionevole mille particolari irritanti, fin che strappava dalla bocca della sua vittima un grido di sdegno o di rabbia, e allora soggiungeva in tuono di consolazione: — che non erano però casi di tutti i giorni. — E così Carlo s'andava fortificando sempre più nella risoluzione di sottrarsi a qualunque costo alla leva. Ma quando fissava la mente nel pensiero della diserzione, l'idea delle difficoltà, dei pericoli e dell'incertezza del suo avvenire lo spaventava. E una sera non potè trattenersi dal dirlo all'amico, col quale, fin allora, s'era mostrato sempre fermo e tranquillo nel proposito di disertare. Passeggiavano per i fianchi d'un monte; il sole era tramontato; nessuno dei due parlava. Carlo guardava sotto, nella valle, il suo piccolo villaggio, dove cominciava a brillare qualche lume, e da cui gli veniva all'orecchio un gridìo confuso di ragazzi. Il pensiero che tra pochi giorni avrebbe dovuto dire addio, forse per sempre, a quella valle, a quelle case, a Camilla, a tutte le memorie della sua famiglia e della sua infanzia, gli strinse il cuore tutt'a un tratto con una grande violenza; si fermò; mise un sospiro profondo, e passandosi una mano sulla fronte che gli bruciava. — Eppure — esclamò con voce commossa — partire... abbandonar tutto, tutti... andare... chi sa dove... chi sa per quanto tempo... solo per il mondo... inseguito... ah! è troppo dura, sento proprio che è troppo dura! —
Marco lo guardò e non rispose.
Si rimisero in cammino.
Fatti alcuni passi, l'amico brontolò con un accento ostentato di noncuranza, come se dicesse una cosa affatto indifferente:
— Non ci sarebbe mica bisogno di girare il mondo.
— In che maniera? — domando Carlo fermandosi, in atto di seria curiosità.
Marco lo guardò fisso e poi gli domandò alla sua volta: — Sei un uomo?
Carlo fece un gesto.
— Ebbene — disse Marco, e mettendogli la bocca all'orecchio, pronunciò alcune parole sommesse.
— Mai fin ch'io viva! — gridò Carlo tirandosi indietro bruscamente e facendo un atto vigoroso di rifiuto.
— Mai. — rispose pacatamente l'amico — è una parola presto detta. La cosa merita qualche riflessione. Non si tratta mica della vita. Io ho creduto di darti un suggerimento d'amico. Mi pare che sarebbe un mezzo d'accomodar tutto. Pensaci. Del resto, vedi, io me ne lavo le mani. Nelle peste ci sei tu in fin dei conti, non ci sono mica io.
E continuarono a scendere, verso il villaggio, in silenzio; Marco tranquillo; ma Carlo profondamente agitato.
— Potrei contare sopra di te? domandò questi, con una voce che non pareva la sua, quando furono sul punto di separarsi.
— Tutto quello che può fare un buon amico e un uomo d'onore — rispose Marco mettendosi una mano sul petto — ti prometto che lo farei.
Carlo gli fissò negli occhi un lungo sguardo, gli strinse la mano e disparve.