VIII.
Fermina lavorava, col lume, in un angolo della stanza, quando sentì un passo rapido e leggiero su per la scala, e s'accorse, troppo tardi, che aveva lasciata la porta socchiusa. Ebbe appena il tempo di alzarsi e di ricadere sulla seggiola: Menendez si precipitò ai suoi piedi, curvò la fronte sul pavimento, e gridò singhiozzando: — Perdono, Fermina!
Essa non rispose.
Aveva il viso pallidissimo, e stava rivolta verso la finestra, cogli occhi dilatati e colle labbra tremanti.
— Fermina! — continuò Menendez con una voce che pareva gli dovesse spezzare il petto — perdonami! Sono stato un vile e un pazzo! Tu sei un angelo! Io sono un disgraziato! Mi sono lacerato il cuore colle mie mani, ho pianto lacrime di sangue, m'hanno insultato per le strade, credevo d'impazzire, non posso più vivere così, perdonami, rendimi il tuo amore, non mi condannare a uno strazio eterno, dimentica, amami! Vedi, io mi striscio ai tuoi piedi, batto la fronte per terra, non ho più voce, non ho più lacrime, non ho più stima di me, non ho più onore nel mondo, non ho più che l'amore che mi strazia e la disperazione che mi uccide! Fermina, abbi compassione di Menendez!
Fermina continuava a guardar la finestra; aveva il viso stravolto e convulso, il seno ansante, tutta la persona agitata da un tremito febbrile; pareva che facesse uno sforzo per ottenere prima da sè stessa quello che Menendez voleva da lei; che aspettasse essa pure un improvviso cangiamento del proprio cuore; e Menendez osservava con profonda ansietà tutti i movimenti del suo viso. Finalmente proruppe con accento disperato:
— È inutile, Menendez! Non posso! non sento più niente! son vuota! son morta! Potresti supplicarmi per tutta la vita, ucciderti sotto i miei occhi, diventare un re, un santo, un Dio.... è inutile! Non credo più! Non amo più! M'hai uccisa! Hai capito, Menendez? Hai forse dimenticato che cos'hai fatto? Fermina t'aveva dato il suo onore e tu v'hai sputato sopra in faccia a tutta Siviglia! Dio! Dio! Dio! E questo è stato possibile! e tu vuoi che io ti perdoni! — Poi, facendo un violento sforzo, si ricompose, e soggiunse freddamente: — Va, Menendez, lasciami sola, lasciami nella mia tomba, tutto è finito, addio.
— Pensaci ancora, — disse Menendez con voce supplichevole.
Fermina si svincolò da lui e gli accennò la porta senza guardarlo in viso.
— Ma sei dunque senza cuore! — gridò il giovane balzando in piedi colla rabbia nel sangue e la minaccia sul volto.
Fermina lo guardò.
Menendez diede indietro e si gettò fuor della porta.