Il bimbo del Consigliere.

Fu in quell'anno stesso che conobbi un altro, allora ancor bambino, predestinato alla fama in tutt'altro campo.

I prefetti regi, e con loro i consiglieri di prefettura, erano in quel periodo mutati spessissimo. Nei pochi anni che trascorsero dalla guerra di Crimea alla liberazione di Napoli ne passarono in quella piccola città non so quanti, che ho dimenticati, tranne il Bellati, governatore, il quale aveva fama di letterato per una bella traduzione del poema del Milton, e un Consigliere lombardo, il cui nome, che allora sapevo senza dubbio, m'uscì poi dalla mente, e non lo riseppi che dopo lunghissimo tempo. La consiglieressa — una giovane signora d'aspetto buono e di modi schietti e gentili — veniva qualche volta a casa nostra a render visita a mia madre, conducendo sempre con sè un figliuoletto di tre o quattr'anni, del quale mi son rimasti impressi nella memoria gli occhietti vivaci e la forma singolare del viso, dal mento fuggente a curva di mela, e, anche più del viso, una miniatura di cappotto color nocciola, che gli stava dipinto, e gli dava l'aria d'un ometto. È probabile ch'io abbia giocato più d'una volta con lui, con la condiscendenza d'un fratello maggiore, per liberarlo dalla noia che son sempre per i ragazzi le visite. Ma non rammento altro che la sua personcina e le feste che gli soleva fare mia madre, complimentandolo per quel cappottino prematuro di zerbinotto, che non dimenticò mai più neppur essa. Chi m'avesse profetato che cosa dovea diventare quel bambino, e quale influsso esercitar con la sua penna sul mio pensiero, e che ansie dolorose farmi provare per lui in un momento terribile della sua vita, gli avrei dato del matto da catena. E fu così. Quel figliuoletto d'un consigliere di prefettura, che poi fu prefetto, divenuto trent'anni dopo un pubblicista originale e potente, d'una arte dialettica maravigliosa, d'uno stile tutto punte e incavi, dal quale sprizzano le idee fitte e lucide come baleni da un'armatura a scaglie d'acciaio, ed escon mille suoni acuti e minacciosi come da un fascio di spade agitate, mi doveva prima e più d'ogni altro accendere e persuadere dell'Idea, alla quale egli dedicò tutto il suo ingegno e tutta la sua vita, e che lo condusse ammanettato davanti a un tribunale di guerra, e dal tribunale all'ergastolo, condannato a dodici anni di reclusione per un delitto politico, a cui ripugnavano con egual forza la sua ragione e la sua natura. Ma soltanto assai tempo dopo ch'io conoscevo l'uomo, seppi che erano una sola persona il direttore della Critica sociale e quel bambino; non lo seppi che il giorno in cui mia madre mi domandò: — Ma questo Turati che hanno condannato è forse figliuolo del Consigliere che abbiamo conosciuto nel 61? — Oh come sentii più forte l'affetto d'amico e di compagno di fede che mi stringeva a lui, quando si legarono nella mia mente quel cappottino color nocciola e la casacca grigia del galeotto!