Il ritorno dei bersaglieri dalla Crimea.
Ero passato intanto al secondo anno di Grammatica; del quale non conservo altro ricordo netto che quello d'uno sproposito enorme ch'io feci in una traduzione dal latino a un esame mensile, il più sformato farfallone, il più buffo e scandaloso quiproquo che sia mai stato preso, credo, nelle scuole d'Italia, da che vi s'insegna la lingua di Cicerone, e che rimase meritamente celebre tra la scolaresca per tutta la durata del corso. Era.... Ma no, non lo dico, perchè non sarebbe creduto, perchè si penserebbe certamente ch'io l'avessi inventato per rallegrar la materia e per vantarmi d'aver superato in qualche cosa i confini dell'immaginazione umana: la memoria d'una tale scelleratezza deve scender con me nel sepolcro. Fuor della scuola, il mio ricordo più vivo di quell'anno fu il ritorno dei bersaglieri dalla Crimea. Già, quand'era venuta la notizia del primo sbarco delle truppe a Genova, avevo pensato subito al mio caporale Martinotti. Era egli scampato alle battaglie e al colera, o era una delle tante vittime che aveva lasciato il nostro piccolo esercito sulla via dolorosa dal porto di Balaclava alle trincee di Sebastopoli? E se era vivo, sarebbe ritornato nella piccola città dove l'avevo conosciuto? Il giorno che si sparse la voce: — Arrivano due battaglioni domattina — fui fuor di me dal piacere e dall'impazienza. Ma mia madre, prudente, credette di dovermi preparare a una delusione. — Bada — mi disse — ne son morti tanti! E poi, chi ti dice che non sia rimasto a Genova, o che non debba rimanere a Torino? — Quest'avvertimento mi rese pensieroso. Mi svegliai non di meno la mattina dopo con l'allegra certezza di rivederlo. Accorse ad aspettare i soldati una gran folla, per modo che dovetti restare assai lontano dalla stazione, sul margine d'un largo viale che saliva dalla strada ferrata ai bastioni; ma lì, a forza di gomiti, conquistai un posto fra i primi spettatori.
Che cavallone mi fece il sangue quando sentii i primi squilli di tromba, e vidi schierarsi in colonna giù sul piazzale i primi plotoni! Ma che soldati eran quelli? Non riconoscevo più i miei bersaglieri. Eran tutti neri come beduini, vestiti di lunghi cappotti grigi, con certe miserie di pennacchi scemi e stinti, cascanti come cenci dai cappelli logori: più fieri all'aspetto, senza dubbio, più belli cento volte di com'eran partiti; ma mi parevan soldati d'un esercito straniero, che dovessero parlare un'altra lingua, e di cui nessuno m'avesse più a riconoscere. La colonna si mosse, fra gli applausi della moltitudine. La precedeva un grosso stuolo di trombettieri, che mi dovevano passare proprio sui piedi. Ci doveva essere tra quelli il mio caporale; a ogni passo che facevano avanti, mi batteva il cuore più forte. Ah! eccolo, ecco Martinotti.... Ahimè, fu l'illusione d'un momento. Il caporale era un altro. Martinotti non c'era. I trombettieri passarono. Rimasi col cuore oppresso. Guardai tutti i gallonati della colonna: non lo vidi. Ah! è morto — pensai — il mio buon caporale è morto! O è forse rimasto a Torino o a Genova, come mi disse mia madre, e non lo rivedrò mai più, come se fosse morto. — Non restava più da passare che una compagnia, e io stavo osservando un vecchio capitano che aveva una grande cicatrice a una guancia, quando udii a due passi da me una voce allegra: — O Mondino! — Mi voltai, come a una scossa elettrica: era lui! lui, coi galloni di sergente, in serrafile, col cappotto grigio e tre penne sul cappello, col viso abbronzato, dimagrito, un po' invecchiato, mi parve, ma diritto e svelto come avanti la guerra, lui che mi salutava con la mano nera e con quel buon sorriso d'una volta, che non avevo mai dimenticato. Gli risposi con un: — Ah! — che fu come uno squillo di trombetta, e per poco non mi cacciai tra le file ad abbracciarlo. — Come sei cresciuto! — mi gridò, e non ebbe tempo di dir altro; gli ultimi due plotoni passarono fra gli applausi e gli evviva, e io fui travolto dalla folla che irruppe dietro alla colonna per accompagnarla al quartiere. Lo rividi il giorno dopo, con che festa si può pensare, e la nostra amicizia si riannodò più salda di prima. Ma, cosa strana, non ricordo assolutamente nulla delle molte cose della guerra ch'egli mi deve aver raccontate quel giorno e i seguenti, nè m'è rimasto in mente alcun particolare delle nostre relazioni dopo il suo ritorno. La sola cosa che ricordo, dopo quell'avvenimento, è un gran banchetto che fu dato a tutti i soldati nella piazza d'armi, dove eran disposte a raggiera molte lunghissime tavole, sotto un vasto padiglione imbandierato. Ma anche di questo non conservo che un'immagine confusa, come d'uno spettacolo visto di sfuggita, e a traverso un velo di vapori.