Qui, quae, quod.

Non avevo ancora otto anni quando fui messo al latino, nelle scuole pubbliche, in Prima Grammatica, come si chiamava allora il primo corso di Ginnasio. Troppo presto. Vengano a discorrere con me i padri che hanno la smania di far correre le scuole ai figliuoli come si corre il palio, come se la loro buona riuscita nel mondo non dipendesse da una infinità di casi intimi ed esteriori, tutti imprevedibili; appetto ai quali il dubbio vantaggio di finire i primi studi un anno o due avanti gli altri non conta il minimo che. Questa smania non aveva già mio padre, che volle far soltanto un esperimento; ma l'esperimento, benchè non subito, fallì; e non senza mio danno, perchè quel “troppo presto„ mi fece un martirio inutile di quei tre primi anni di latinità, che pure erano allora meno difficili d'adesso.

Mi fece l'effetto d'una caserma, quando c'entrai la prima volta, quella grande scuola affollata di ragazzi, molti dei quali avevano tre o quattro anni più di me, e mi parevano uomini, e mi destò un senso di reverenza paurosa quella cattedra enorme, della forma d'un pulpito, che torreggiava sopra i banchi come un castello feudale sopra le casipole d'un villaggio. Il professore, un uomo sulla quarantina, di viso aristocratico e grave, sempre insaccato in una gran palandrana oscura, che pareva un prete spretato, ci faceva dire le preghiere in coro al principio e alla fine d'ogni lezione, e benchè vigesse da sei anni lo Statuto, fra una declinazione e l'altra, picchiava spesso e sodo; ma egli pure, come il mio primo maestro, più volentieri sui panni rozzi che sui panni fini. Salvo questa parzialità delle mani, era un buon diavolo, e insegnava con buon metodo; ma non era in suo potere di far digerire il latino a uno stomaco di sette anni e mezzo. Di tutto quell'anno m'è rimasta una memoria confusa di fatiche ingrate, di sogni affannosi e di pianti. Il solo ricordo lieto è quello del giorno onomastico del professore, che si soleva festeggiare allora, in tutte le scuole inferiori, con un regalo collettivo, per il quale la scolaresca si dava moto quindici giorni avanti. Il regalo fu fatto quell'anno in un modo comicissimo, che mette conto d'accennare, per dare un'idea degli usi scolareschi del tempo. Si mise trenta soldi ciascuno, e si comprò un pan di Spagna, non so quante bottiglie di vin di Barolo, e un gran mazzo di fiori. Nell'ultima adunanza che si tenne per la strada, il collettore generale, figliuolo d'un oste, ci annunziò che avanzavano della somma otto soldi. Che cosa farne? I pareri furon diversi, si discusse: fu infine accolta a unanimità l'idea luminosa d'un piccolo droghiere, sempre carico di pensi, il quale, rammentandosi che il professore aveva da quindici giorni la tosse, propose di coronare il regalo con otto soldi di gomma arabica. E come fu portata la roba! Coram populo, di pieno giorno, come il Santo Sacramento, da tutta la compagnia: il pan di Spagna, scoperto, alla testa, portato dal più alto della classe; poi uno col mazzo, tenuto su come un flabello papale; poi altri otto o dieci, ciascuno con una bottiglia in mano; infine, il latore della gomma, e dietro di lui una processione rumorosa, che percorse le vie principali, in mezzo alla gente che si soffermava a guardare e diceva a voce alta: — Sono gli scolari di Prima Grammatica che portano la festa al professore tal dei tali. — Un ludibrio! Ora si fanno le cose con più discrezione, individualmente, e da certuni soltanto, e dai padri invece che dai figliuoli, e invece di gomma arabica si dà dell'unto nazionale. Ma il meglio l'ho ancor da dire: la scena della presentazione fu assai più amena. Era presente la signora. Tutto era già stato offerto, il professore aveva già fatto il suo discorsetto, esortandoci a dimostrargli il nostro amore con lo studio invece che col vin di Barolo, e stavamo per andarcene, quando il “gommifero„ che s'era dimenticato di fare il suo presente, si fece innanzi, e porgendo il pacco come avrebbe porto le chiavi d'una città, disse solennemente: — Signor professore, c'è ancora questo! — e poichè quegli non capiva, soggiunse con tutta serietà: — Per la sua tosse, signor professore! — Giornata felice! Dopo la quale ricordo che per alcuni giorni suonò più mite il latino e fu sospesa la distribuzione delle pacche. Ma ci vuol altro che pan di Spagna. La settimana dopo il qui quae quod riprese tutta l'asprezza dell'antico impero, ricominciarono a grandinare i pensi e le briscole, e anche il piccolo droghiere dovette riconoscere che non serve la gomma arabica a mutar l'andamento delle cose umane.