ATTO II.

La scena rappresenta una sala molto elegante. Nel fondo un uscio con portiera mette al buffet. Porte laterali, illuminazione da serata.

SCENA I. CHIARA, IGNAZIO

Chiara, coi guanti ed il ventaglio nella sinistra, va osservando intorno se tutto è ben disposto. Entra Ignazio.

CHIARA

Dove vai?

IGNAZIO

Esco.

CHIARA

Sì, ma...

IGNAZIO

Esco un momento, per fumare un sigaro, prendere aria.

CHIARA

Fumalo a casa... Eh qui no, veh: in camera tua!

IGNAZIO

E l’aria?

CHIARA

Che aria?

IGNAZIO

L’aria libera.

CHIARA

Sul terrazzino.

IGNAZIO

Misericordia! Freddo, sai, freddo umido. Stavo dietro i cristalli poc’anzi, vedevo passar bronchiti, polmoniti, pleuriti, tutte le brutte malattie in ite.

CHIARA

E nella strada?...

IGNAZIO

Passano alte...

CHIARA

Meno parole...

IGNAZIO

Ma perchè non devo uscire?... Sicuro, perchè non devo?

CHIARA

Perchè stasera avrò probabilmente pochi uomini e molte signore. Ci sarà sproporzione e quindi freddezza.

IGNAZIO

Maaa... ma devo far da uomo?

CHIARA

Uno di più.

IGNAZIO (brontolando)

Ma non sono un uomo io, sono tuo marito. E poi, chi sa, non sei nemmeno sicura di quello che dici. Vedrai, verranno di quelli sui quali non avrai contato. Vi saranno presentazioni. Trota non mancherà di presentarti qualcheduno, è affar suo. L’ho incontrato stamane e mi ha salutato così..... col bastone come con una sciabola. Vuol dire che era di buon umore. Vuol anche dire che non v’è broncio fra di voi. Quand’è corrucciato con te non mi saluta più.

CHIARA (seduta si abbottona i guanti).

IGNAZIO

Dunque proprio...

CHIARA

Quante volte ti ho a dir le cose.

IGNAZIO

Santa pazienza! (brontolando) Dal quarantotto che si combatte per l’indipendenza; l’hanno ottenuta tutti, meno io.

CHIARA

Eh?... Animo, va e fa presto. Fra un momento avremo qui i Galliari.

IGNAZIO

Oh! Il barone e la baronessa?

CHIARA

Non ne conosco altri.

IGNAZIO

Nemmeno io. Ma dunque sono qui? Li credevo fissi in campagna.

CHIARA

Lo sono. Vengono espressamente per il mio primo mercoledì. Ida me lo ha scritto.

IGNAZIO

Bisogna dirlo: gentili, molto gentili.

CHIARA

Avremo anche Serra.

IGNAZIO

Claudio?... Ah bravo! Come lo rivedrò volentieri dopo un anno.

CHIARA (impaziente)

Vai?

IGNAZIO

Vado. Ecco qui Trota. (a Trota che entra) Buona sera. Adesso trotto via.....(si ferma a ridere sulla soglia, gli altri non gli badano).

SCENA II. CHIARA e TROTA

CHIARA

Così?

TROTA

Così...

CHIARA

Tardi, sa.

TROTA

Tardi, euh? (guarda l’orologio) Le nove, poco più.

CHIARA

L’avevo pregato di venir alle otto. Potevo aver bisogno di lei per tante cose, per questi preparativi; non posso pensare a tutto; al buffet, per esempio. Ignazio non è buono che a mangiare.

TROTA (guarda intorno)

Qui, tutto benone. Al buffet ci andrò subito. Ah! ma ho fatto tutto, sa. Sono stato dal veterinario a veder Bijou. Bene; fuor di pericolo; fra otto giorni lo riavrà qui, carino, vispo, più bello di prima. Oggi guaiva, abbaiava, mi leccava le mani, non voleva che io me ne andassi...

CHIARA

Poverino...

TROTA

Mi ha detto un mondo di cose per lei.

CHIARA

Povero canino mio!

TROTA

Ho preso le poltrone per lunedì, prima rappresentazione della Carmen, per lei e per me; quanto a Minchiotti...

CHIARA

Avanti.

TROTA

Che altro? — Ah! sono andato a veder l’appartamento vuoto, che vorrebbe prender sul Corso. No, no, no, non le conviene. Vi sono inconvenienti gravi.

CHIARA

Ne riparleremo.

TROTA

Notizie. Il matrimonio del commendatore Farina con la vedova Carbone è una favola, fondata sul contrasto dei nomi. Il ballo di casa Ponterio è rimandato, nessuno capisce il perchè.

CHIARA

Sì, sì, ma e Serra?

TROTA

Ah, veda che mi scordavo!... Dunque, sì; sono stato a trovarlo nel quartierino che si è preso appena tornato. Oh, bello! libero, allegro, sfogato. Mi ha fatto veder le rarità raccolte nel viaggio: tappeti, armi, ninnoli, e certe pelli curiose... Ho trovato là Piero Laneri. Fumava sul divano; sono più amici che mai...

CHIARA

Sta bene. Ma ha fatto sì o no il mio invito?

TROTA

Altro, non l’ho detto...?

CHIARA

Verrà?

TROTA

Che sì...

CHIARA

Basta.

TROTA

Però s’è fatto pregare. Diventato un orso; tornato da un mese, non ha ancor visto nessuno... molte disposizioni da prendere; proposito fermo di far vita ritirata, austera, laboriosa. Infatti deve lavorar molto, la scrivania era ingombra di libri, di carte. Poi s’è piegato, ha promesso di venir senza fallo stasera, e m’ha incaricato di portarle i suoi complimenti, ringraziamenti e saluti.

CHIARA

Avremo anche i Galliari.

TROTA

Ah! davvero?

CHIARA

Qual meraviglia? Stabilirsi in campagna, non vuol dire far voto di non rimettere i piedi in città. Infine non sono in Siberia. Chi li impedisce di venire ogni tanto a teatro, ad un ballo, ad una serata?

TROTA

Giusto. Ma è poco per chi vi andava ogni sera o quasi. Povera baronessa! Già, Galliari è stato... è stato un vero...

CHIARA

Un egoista, come tutti voi. A lei piace la città, a lui garba la campagna. Non si poteva andar avanti come avevano fatto finora, sei mesi qui, sei mesi là. Non basta più, bisogna stabilirsi laggiù addirittura.

TROTA

Pare che lo stato degli affari lo richiedesse; pare fosse venuto il momento di sorvegliare da vicino la tenuta.

CHIARA

Quante storie! Sono ricchi, non han figlioli. Sacrificarsi così, negli anni migliori, per qualche migliaio di lire di più all’anno. Oh, vi so dire che se fossi io Ida...

TROTA

Eeeh! sicuro... Ma la baronessa anche si sarà ribellata.

CHIARA

Già ha fatto quel che ha potuto. Ma Galliari quando vuole, vuole. È duro, cocciuto, lui. Non l’avrei sposato se avesse avuto due milioni. Ho sempre diffidato di quell’apparenza bonaria; m’ha sempre fatto l’effetto di un bel frutto d’alabastro colorito, piacevole all’occhio, ma freddo alla mano, impossibile al dente.

TROTA

Ma le vuol bene.

CHIARA

All’Ida?... Grazie, obbligata!

TROTA

Tant’è vero, che la tiene in campagna, tutta per sè.

CHIARA

Oh, sì! Se fossi Ida, quello che non ho qui, glielo vorrei portar là. So quel che mi dico.

(Servo sulla porta. Entrano il barone e la baronessa Galliari).

SCENA III. CARLO, IDA. Detti

Chiara ed Ida si abbracciano.

CHIARA

Cara e gentile! Come sei buona, come m’ha fatto piacere il tuo biglietto!

IDA

Oh, sai, a tante cose si rinunzia; ma ad una tua serata, no.

CHIARA

Come sei amabile! Avevo quasi rimorso nel mandarti l’invito; pensavo: Dio mio, moverla di là, per farla venir qui ad annoiarsi... (guardando Carlo) Pensavo anche al barone...

CARLO

Oh! ne chieda a mia moglie.

IDA

È vero, non ha fatto l’ombra d’una obbiezione.

CHIARA

Eh, ma allora c’è di che esser troppo orgogliosa!

(Servo sulla porta, entrano una signora ed una signorina).

CHIARA

Oh ecco! — Permettete? (va a riceverle. Entrano signori e signore).

SCENA IV. IGNAZIO e Detti

Durante la scena seguitano ad arrivar persone. Chiara riceve. Si formano crocchi, si parla, si ride. Poi Claudio e Piero.

IGNAZIO (venendo ai signori Galliari)

Ah! eccoli; ma bravi, ma bene. Me l’aveva detto Chiara... Freddino fuori, eh?

CARLO

Ah, sì, molto.

IGNAZIO

Il termometro... Eh non l’ho guardato! Che notizie dai cari luoghi?

CARLO

Buone, buone.

IGNAZIO

Sì, ma nebbia, brina, neve, gelo.

CARLO

Un po’ d’ogni cosa.

IGNAZIO

Ma loro avranno pensato a ripararsi: buone stufe, impannate doppie, imposte che combaciano a perfezione...

IDA

Carlo ha pensato a tutto.

IGNAZIO

Per noi l’inverno laggiù non sarebbe possibile: abbiamo le muraglie di carta, e poi cent’altri inconvenienti..... (guarda nei crocchi) Ma, e Serra?

CARLO

Serra?... Deve trovarsi qui?

TROTA

Sono stato ad invitarlo io, a nome della signora.

IGNAZIO

Oh, l’ha visto lei? Come l’ha trovato?... Nero, eh? Colla barba lunga...

TROTA

Niente affatto. Tal quale com’era partendo.

CARLO

L’ho visto anch’io alla sfuggita, un giorno ch’ero venuto in città; ci siamo abbracciati, abbiamo scambiate due parole appena. Lo rivedrò con molto piacere.

IDA

Io pure.

(entrano Claudio e Piero)

TROTA

Ecco Laneri; ah! ecco con lui Serra.

CHIARA

Ah! Serra, che piacere di rivederlo, dopo tanto tempo, dopo tante cose...

CLAUDIO

Lei è mille volte gentile che si è ricordata di me.

PIERO

Sono io che l’ho portato; andando a cercarlo, temevo di trovarlo a letto...

CLAUDIO

Oh! per quanto orso, quando prometto, mantengo. Qui poi mi sarei troppo punito mancando.

(Chiara continua a ricevere. Piero salutando qua e là altre persone si viene accostando a donna Ida che sarà passata con Trota a sinistra. Claudio stringe la mano ad Ignazio ed a Carlo).

CARLO

Meno male, per bacco! che ti ritrovo qui.

IGNAZIO

Sicuro, bravo, bravo!

CLAUDIO

Amici, cari amici...

IGNAZIO

Ebbene, avrà visto cose da non crederci? Cose dell’altro mondo. Mi dica dov’è stato, quello che proprio gli ha fatto maggior impressione nel viaggio.

CLAUDIO

Dirò tutto, non dubiti. Metterò tutto in un libro.

IGNAZIO

Ah! Perciò non vuol guastar la sorpresa? Ma con me poi... il libro lo leggerò egualmente, sa. Mi dirà dove si vende.

CLAUDIO

Gliene farò un omaggio.

IGNAZIO

Grazie, gentilissimo sempre. (vedendo entrare un signore) Ecco quel caro dottor Audisio! (va a lui).

CARLO

Come Dio vuole! A noi. Lasciati guardare. (affettuoso) Ti trovo bene, sai. Tutto un altro. (finamente) E poi sei qui... dunque l’aria di fuori t’ha fatto bene. (ilare) Non mi hai più quella faccia da... da... Werther.

CLAUDIO

Oh, Werther!

CARLO (con intenzione)

Morto il Werther?

CLAUDIO

E sepolto.

CARLO

Ci vedremo, eh? (dopo una pausa) Ah! ma non hai ancor salutato mia moglie?

CLAUDIO

Ma vado subito.

IDA (porgendo la mano a Claudio)

Finalmente!

CLAUDIO (inchinandosi)

Grazie, baronessa, per la gentile espressione.

IDA

Carlo è stato più fortunato di me.

CARLO

Eh, sì. T’ho incontrato tre giorni dopo il tuo ritorno.

CLAUDIO

È vero.

PIERO

Io poi fui il primo a dargli il benvenuto. (a donna Ida) Eravamo amici prima che partisse: ora, dopochè è tornato nostro concittadino, siamo inseparabili.

IDA

Suo, dica suo concittadino.

PIERO

Ha ragione purtroppo...

CARLO

E via, col tempo ritorneremo alla città anche noi.

(Si alza la tenda nel fondo e si vede la sala del buffet con la tavola apparecchiata).

IGNAZIO (venendo a loro, subito)

Ecco il thè, si serve il thè. Donna Ida, badi che ho sentito parlare d’una famosa torta, capolavoro del nostro cuoco di casa. (a Claudio e Piero) Troveranno dei sandwichs, li ho visti passar nell’anticamera. I vini, non è vero, Trota? sono a sinistra...

CHIARA (passando)

Ida, una tazza di thè?

IGNAZIO

Chi poi preferisse fumare?

CARLO

Vengo.

TROTA

Vengo anch’io.

IGNAZIO

Verremo poi al buffet con comodo, dopo gli altri.

CLAUDIO (a Chiara che ripassa)

Signora Chiara?... (le offre il braccio).

CHIARA (accettando)

Oh, Serra, proprio non mi par vero di rivederla. Ho pensato tante volte a lei; dicevo: dov’è? che fa? si ricorda di noi? (si avviano).

PIERO (avrà al braccio donna Ida; arrivano gli ultimi, trovano calca all’entrata)

Baronessa, vogliamo aspettare?

(Tornano lentamente. Ida siede al posto che occupava)

PIERO

Aspetteremo qui, se crede, finchè potremo entrare anche noi. (dopo aver guardato intorno) Come Dio vuole, ti posso parlare!

IDA

Piero!...

PIERO

Così non va, sai; è quasi un mese che non ci troviamo. A questa vita non mi ci posso piegare. Mi pareva già atroce perderti per alcuni mesi, pure mi ci adattavo. È vero che ti trovavo anche più ingegnosa. Ora che l’assenza è stabile, si direbbe che fai quanto puoi per rendermela più grave.

IDA

Piero, no, non parlar così. Soffro come te, più di te. Non sono viva che quando ti vedo. Non penso ad altro mai che a trovare il modo di venire...

PIERO

Non avresti bisogno di cercar tanto se tu m’amassi come t’amo io. S’incomincia male, presto non saprai più venir sola.

IDA

Amico mio, senti...

PIERO

O non verrai più affatto, forse. Ah! ma allora verrò io. Verrò a trovarti dove sarai, nasca quel che può nascere. — Mi conosci?

IDA

Piero, Piero, per amor mio...

PIERO

Darei la vita per te, e non posso far nulla. È la fatalità; tu sola puoi agire; tutta la nostra felicità è nelle tue mani. Pensaci, sai, pensaci... perchè, per Dio, avanti così, no!

(Le offre il braccio, entrano al buffet).

SCENA V. CHIARA e TROTA

Chiara dal buffet, Trota dalla camera d’Ignazio. Durante questa scena rientrano altre persone, si aggruppano nel fondo, discorrono, ridono: la scena si riempie poco a poco.

CHIARA

Non vedo Galliari?

TROTA

Di là con Minchiotti. Fumano, cianciano.

CHIARA

Bene, non occorr’altro.

TROTA (per tornare indietro)

Se v’è bisogno di lui?

CHIARA

No, no, per amor del cielo!

TROTA

Oh! (stupefatto).

CHIARA

Niente.

TROTA

Si dice: non stuzzichiamo il can che dorme; si può dire come variante: non cerchiamo un marito che fuma.

CHIARA

Zitto, zitto.

TROTA

Scommettiamo che la baronessa in questo momento è con Laneri?

CHIARA

Non scommetto.

TROTA

Si capisce, saremmo per il sì tutti due. E... (vedendo entrar donna Ida al braccio di Claudio) Eh, perdiana, avremmo perduto!