SCENA VI. IDA e CLAUDIO. Detti

IDA (lasciando il braccio di Claudio e sedendo)

Un anno... È stato via un anno?

CLAUDIO

Più d’un anno.

IDA

Avrei desiderato d’essere una delle prime persone rivedute da lei.

CLAUDIO (fa un inchino con un breve sorriso)

IDA

Direi che dubita?

CLAUDIO

Perchè sarei troppo felice di crederlo.

(Un silenzio).

IDA

È andato lontano, non è vero, lontano di molto?

CLAUDIO

Oh, mi parve di sì.

IDA (ridendo)

Ah... le parve?

CLAUDIO

La distanza è cosa tanto relativa...

IDA

Ah, giusto! Mi dica adesso... oh, vorrei domandarle tante cose. È tanto terribile la nostalgia?

CLAUDIO

Dicono che si muore.

IDA

Ah, dunque...

CLAUDIO

Dicono. Ma in fatto di dolori non si può credere che alla propria esperienza.

IDA

E la sua esperienza?

CLAUDIO

La mia esperienza l’ho pagata un prezzo che mi parve molto elevato. Dico: mi parve anche per questo... perchè poi, si sa...

IDA

Ah dopo! certo...

CLAUDIO

Dopo, la nozione esatta dell’intensità d’un dolore sfuma e si perde. Oh sì, le assicuro che, lasciando il mio paese, ho provato uno strazio al quale non credevo di sopravvivere. Ero incalzato da una smania intollerabile di fuggire, eppure via via che mi allontanavo, pareva che il cuore mi si struggesse nel petto. Lo sentivo diminuire quasi materialmente. Pensavo: resterò senza e sarà la morte. Ecco, mi vedevo davanti come l’impossibilità di reggere ancora, d’andar oltre, di arrivare a sera, e superar la notte, ed affrontare il domani. Non sono morto; è incredibile quello che può sopportare il cuore d’un uomo...

IDA (che ascolta con gli occhi a terra)

E... così?

CLAUDIO (cambiando tono)

Oh, così, poco a poco lo spasimo si attutì, sottentrò un dolor sordo, che pareva poi dovesse durar sempre... Invece no, ogni giorno abolì un pensiero, ogni notte consumò un ricordo. (con disinvoltura) E finii col trovare naturalissimo di non essere più in patria, dal momento che n’ero partito...

IDA

Lasciamo la patria, ma gli amici?

CLAUDIO (bruscamente)

Ah, gli amici? Bisogna averne per rimpiangerli.

IDA (con sentimento)

Serra, è ingiusto, sa.

CLAUDIO (guarda Carlo che rientra con Ignazio)

È vero; ho dovuto rimpiangerne anch’io.

IDA (dopo un momento, con gran dolcezza)

Ebbene, m’immagino che la lontananza debba influire sull’animo in tanti modi... Mi par che debba trasformare l’aspetto delle cose. Rivelare al pensiero le ragioni occulte, intime, vere di certi fatti. Sopratutto addolcire le impressioni, dispor la mente a giudizi più miti. (abbassando la voce) Fors’anche al perdono.....

CLAUDIO (con impeto)

Oh meglio, donna Ida, meglio assai. Con l’assenza e col tempo tutto si cicatrizza. Forse è questione d’esercizio anche: il cuore, a forza di dilatarsi per soffrire, prende una capacità prodigiosa; si fa elastico, quel che prima lo colmava da farlo scoppiare, si adagia nel fondo. Si diviene freddi, padroni di sè; il miglior modo forse di essere padroni degli altri. Ve ne sono degli uomini fatti così, per esempio: Laneri...

IDA (scuotendosi)

Laneri?!

CLAUDIO

Laneri, Piero Laneri, l’amico a cui lei dava il braccio poc’anzi.

IDA

E, dice di lui?

CLAUDIO

Che in lui il cuore pare un di più; non rimbalza, non s’accende, non affretta mai i suoi palpiti... Così, dev’esser tanto felice.

IDA

Sono molto amici?

CLAUDIO

Quanto si può esserlo. Un’amicizia alimentata forse dalla varietà stessa dei nostri caratteri, da...

IDA (continuando)

Dalla stima reciproca, da chi sa quali e quante confidenze...

CLAUDIO

Questo no, si può essere amici senza...

CARLO (che è venuto vicino)

Così, Ida, ti sei fatto raccontare un mondo di cose?

IDA

Poco per ora. (risolvendosi, dopo brevissima pausa) Ma abbiam tempo; Serra viene alla campagna con noi.

CLAUDIO (molto sorpreso)

Io?!

IDA (con grazioso sorriso)

Lei.

CARLO

Bravo, quest’è un’idea.

CLAUDIO (confuso)

Ma, donna Ida, io la ringrazio di gran cuore, ma... in verità, non saprei...

IDA

Oh! rifiuta?

CLAUDIO

Che vuol mai, ho trovato tanto disordine nelle cose mie. Comincio appena a vederci un po’ addentro da due giorni. Sono qui da un gran mese...

CARLO

La nostra villa non scappa, sai. Se non puoi subito, verrai fra otto, fra dieci, fra venti giorni.

IDA (piccata)

Ah, io non insisto. Comprendo che il nostro romitaggio a tardo autunno non può tentar nessuno. Tanto meno chi ritorna da un gran giro in paesi pieni di sole, di luce, di caldo. Gli è che non avevo pensato a questo, perciò m’ero fatto animo...

CLAUDIO

Oh, signora!...

IDA

Che vuole! l’egoismo è sempre il più forte. Vagheggiavo la speranza d’aver laggiù, nell’esilio, un po’ di compagnia. Ma, si rassicuri, il pericolo per lei è scomparso; per conto mio non insisto di più.

CARLO

Cacceremo, sai? A memoria d’uomo, non si sono mai viste tante anitre sul fiume...

IDA (con voce grave)

L’avrei riveduta alla villa con sincera e profonda soddisfazione.

CARLO

Senti, come ti si parla!

IDA

Non insistere. Basta. Non abbiamo compenso per quel che gli faremmo perdere. — Teatri, serate, amici, amiche, svaghi d’ogni specie.

CARLO (ridendo)

Ah, quanto alle amiche, è affar serio!

IDA

Un amico, dal quale non si separa più...

CARLO

Quanto gli amici... se non sono esigenti...

IDA

Carlo, no, non si può estender l’invito.

CARLO (a Claudio)

È cacciatore il tuo amico?

CLAUDIO

Laneri?... Oh sì.

CARLO

Ma, cacciatore serio; come noi, modestia a parte?

CLAUDIO

Appassionato, quanto può esserlo lui.

CARLO

Allora...

IDA (bruscamente)

Via, Serra, cerchi il suo Pilade..... Concerteremo il gran fatto!

(Claudio va a cercar Piero in un crocchio, cala la tela).