SCENA OTTAVA. Andrea e Clara.
Andrea (si aggira un momento per la scena, poi bruscamente si avvia per raggiungere Rolando).
Clara (entrando). Reviglio.
Andrea (si ferma).
Clara. Buone notizie... Avete sentito?
Andrea. Sì, signora. Buone notizie... Io non ho visto che orrori.
Clara (dopo un momento). È vero... viviamo in tempi così tristi! Tutto congiura per abbatterci l’anima, tutto!... Perfin le persone che ci stanno d’intorno.
Andrea. Soffia un vento maligno che ispira a chi comanda asprezza ed ingiustizia!
Clara (con voce vibrata). Ed a chi dovrebbe ubbidire acrimonia e rancore!
Andrea (ferito). Signora!
Clara. Una volta si sapeva tacere.
Andrea. Perciò mi perdoni se parlo. Io sono affezionato, pronto ad ogni comando. E la mia devozione è nel sangue e non può venir meno. Mio nonno servì in questa casa per tanti anni, e vi morì... E non era il primo dei miei. Mio padre seguì il vostro al campo, e così da vicino, che gli era al fianco quando fu fatto prigione... Il vostro tornò di Francia, il mio no. Non vedrò mai la sua tomba.
Clara (raddolcita). Reviglio, via...
Andrea. Io nacqui in città, ma vissi quasi sempre qui per badare ai poderi. Lei, signora, non veniva che nella bella stagione. Io l’ho vista bambina, ragazza... poi sposa. Quando tornò vedova, non se ne andò più. Sono tre anni che ricevo i suoi ordini. Posso aver mancato d’abilità nell’eseguirli, ma di zelo...
Clara (vivamente). Mai! — Mai, nè di abilità nè di zelo. (Chetandolo col gesto). E adesso basta. (Dopo un silenzio). Sì... Ricordo anch’io... Ricordo anch’io tante cose. Quando mi portarono qui dopo la morte di mia madre, ero malata, tanto malata di dolore; mi affidarono a voi per farmi respirare, per svagarmi. Si andava insieme all’aperto... E... diventammo amici, eh? Tanto è vero che più tardi vi ho poi perfino confidato un segreto.
Andrea. A me?
Clara. Sì, sì, a voi. Quando mi hanno fidanzata, siete stato dei primi a saperlo.
Andrea (commosso). È vero, è vero.
Clara. V’ho dato allora una prova di fiducia grande... (Quasi fra sè). E oggi... Oggi, volendo, potrei di nuovo...
Andrea. Oggi?
Clara (risoluta). Sì, Andrea, voi potete disporvi a non limitar più la vostra devozione a me sola.
Andrea. Ma io non l’ho mai limitata, mai...
Clara (ilare). Come l’altra volta, Reviglio, come l’altra volta!
Andrea (colpito). Ah! E con chi? E con chi?
Clara. Questo poi...
Andrea. Col cavalier di Priasco?
Clara. Basta, vi dico.
Andrea (ritraendosi). Sì, sì, basta, basta, basta. Questa è una notizia!... Ehee, certe cose, si capisce all’istante in cui accadono che si erano già prevedute. Solo allora si capisce... Oh, ma non dico niente. Sarò discreto, prudente. Griderò poi: — Evviva! evviva! ma a suo tempo... (Dopo pausa, come ferito da una idea). Signora mia, non andrà via di qui, no?
Clara (imbarazzata). No... per ora.
Andrea (supplicando, quasi senza avvedersene). Mi faccia tanta grazia, mi lasci solamente sperare.
Clara. Sì, Andrea, perchè lo desidero anch’io. Ad ogni modo vedremo...
Andrea (ritirandosi). Questo mi basta. Son contento! (Di sull’uscio). Comanda?
Clara. Niente. (Subitamente, più seria). Fermatevi, Reviglio: sentite.
Andrea (si riaccosta).
Clara (lentamente, fissandolo in viso). So che tutto andrà bene, tutto. Ma... se poi un giorno occorresse esser forte?
Andrea. Basterà un cenno.
Clara. Bisogna esser preparati, sempre... anche alle cose più dolorose e difficili, anche a lasciar le persone a cui si è più affezionati.
Andrea (come affascinato). Per sempre?
Clara (con dolcezza). Fin che sarà necessario.
Andrea. Oggi?
Clara. No... aspettiamo.
Andrea (piegando il capo). Starò agli ordini. (Dopo una pausa, animandosi via via). Starò agli ordini. Ma chi sa, forse non sarà mai necessario! Vivere e morir qui, sotto questo tetto, godendo tutta la sua grazia: ecco, non desidero altro. Perchè poi finora, non un gesto, non una parola... E i pensieri non li vede che Dio!... È possibile anche che vi sia un equivoco. E non posso, e non devo neanche provarmi a chiarirlo. Perchè lei riderebbe delle mie parole. E naturalmente dovrei ridere anch’io. (Con riso sforzato). Viva Dio, finora non ci sono ragioni per credermi matto!