SCENA PRIMA. Vittorio Bermond, Carlo D’Aldengo, Di Pranero, La Torretta.
(Di Pranero e La Torretta, avvolti nei loro mantelli, dormono su due sacconi. Carlo seduto sul suo è assorto in profondo pensiero. Vittorio mette in ordine la tavola, al lume d’una candela piantata in una bottiglia. S’ode un rullo di tamburo affievolito, lontano).
Vitt. (senza voltarsi) La diana, signori.
Di Pran. (si scuote, si alza).
La Tor. (si muove, sbadiglia, guarda intorno mezzo assonnato).
Di Pran. (va ad aprir l’uscio, guarda fuori).
La Tor. Oh! chiudi, chiudi, da bravo!... Cos’abbiamo? Tormento sempre?
Di Pran. (richiudendo). Nebbia.
La Tor. Meno male che i lupi ci hanno lasciato dormire.
Di Pran. Giù, i Tricolori si avanzano e i lupi scappano. Ci stanno addosso oramai.
La Tor. Cospetto! s’è visto ieri... (si alza). Facciam colazione? (va a prendere il pane e la brocca e li porta vicino al fuoco).
Di Pran. Ci sarà ancora del formaggio? Spero.
La Tor. Neanche una briciola.
Di Pran. E chi l’ha finito?
La Tor. S’è finito da sè. (Mettendosi a cavalcioni sulla panca e cominciando ad affettare il pane). Bermond?...
Vitt. Grazie, più tardi.
La Tor. D’Aldengo?...
Carlo. (Rifiuta col gesto).
La Tor. (mangiando di voglia). Pranero, pensa un po’: due belle tazze di cioccolatte caldo, spumante... alcune fette di prosciutto...
Di Pran. Non seccare, non seccare.
La Tor. Bella campagna, eh! Nessuno certo ha mai osato attendare un esercito in luoghi come questi, e mantenervelo per tutta l’invernata.
Di Pran. No, non si trovano esempi, neanche nelle storie più antiche.
La Tor. Doveva toccare a noi, ecco!
Di Pran. Per star appena bene, ci vorrebbero muraglie, invetriate, stufe, tutto in regola.
La Tor. E vino, vino, vino...
Di Pran. Vino, caffè, liquori...
La Tor. E invece manca anche il necessario.
Vitt. (che sta prendendo misure sur una carta topografica, notandole poi sopra un taccuino). I soldati stanno peggio di noi.
Di Pran. (tra’ denti). I soldati sono soldati.
Vitt. Dormono entro baracche sconnesse, sotto tenda stracciate, in cui penetrano la nebbia e la neve; sempre in lotta col vento che spegne i loro fuochi; col gelo che spella le mani; mal nutriti, mal vestiti...
La Tor. Mal guidati.
Vitt. (severo). Non l’ho detto.
La Tor. (piano). Lo dico io.
Vitt. Soffrono, si battono, e non si lagnano mai.
Di Pran. (brontolando). Se almeno ci lasciassero tentar qualche cosa... Ma no! Allo stato generale si discutono i piani, e l’esercito aspetta.
La Tor. Quei signori sono al caldo, vedi, stanno bene; cosa vuoi che lor importi di noi?... (riporta a posto il pane e la brocca).
Vitt. (imponendo quasi il silenzio). Basta! Tacere e ubbidire. Contro mala fortuna, cuor fermo.
La Tor. Intanto noi siamo di pattuglia (cingendo la spada). Siam di pattuglia, mio caro Pranero!
Vitt. Pattuglia di scoperta: ordine d’avanzare fin oltre la linea dei piccoli posti. Potete partir anche più tardi.
La Tor. Bene (disponendosi a uscire). Faccio un giro pel campo e vi porto le nuove.
Di Pran. T’aspetto qui, io.
La Tor. Bravo. E prepara quel che occorre. (Via).
Carlo (si alza e va a seder davanti al fuoco).
Di Pran. (cerca intorno e sulla tavola).
Vitt. (a Di Pranero). Che vuoi?
Di Pran. Scusa... La borraccia?
Vitt. È qui.
Di Pran. (scuotendola). Niente: neanche più una gocciola! Fortuna che c’è il fiasco...
Vitt. Il fiasco? L’ha vuotato La Torretta ier sera.
Di Pran. (stizzito). Evviva! Sgocciola i fiaschi, smaltisce i viveri, e se la gode, lui! Gliene ho già dette tante... Ma va raddrizzare il becco allo sparviero!
Vitt. La baracca della vivandiera è qui a due passi.
Di Pran. Già (avviandosi). Purchè non abbia vuotato anche la baracca, colui!