SCENA QUINTA. Amedeo, Sabina.

Sab. Una nuova? Buona o cattiva? Cos’è? Presto!

Amedeo. Speravo di trovarvi, di vedervi subito e invece...

Sab. Ecco! L’avete con me perchè sono uscita con Sofia! Ma se esco quasi tutti i giorni!

Amedeo. Sì, ma oggi era con voi anche il marchese. Quel poeta!

Sab. (ilare). Ah! ah! sicuro, il poeta mi fa la corte. E Sofia lo incoraggia, e vorrebbe che lo incoraggiassi anch’io (con sentimento, con grazia). Ma questo a voi deve importar così poco... La nuova, la nuova, fuori la nuova!

Amedeo. Vittorio è qui.

Sab. Oh! Il conte? Da quando?

Amedeo. Da ieri sera.

Sab. E non siete venuto a dirmelo subito!

Amedeo. Ma è arrivato tardi, tardissimo.

Sab. Bisognava venir stamattina! E poi? Vi sarà altro: vi sarete parlato, mi immagino?

Amedeo. Sì, al momento dell’arrivo. Oggi non l’ho ancor veduto. Spero di star con lui un po’ a lungo stasera... Appunto son venuto per sapere, per concertar con voi...

Sab. (come se non avesse capito benissimo). Concertar che?

Amedeo. Quello che gli devo dire a proposito di... A proposito del nostro... (si ferma titubante).

Sab. (con freddezza simulata, fingendo di raccapezzarsi). Ah! Sì, sì, ho capito. Ma c’è tempo, eh? Che ve ne pare?

Amedeo. Oh!

Sab. Siete d’un altro parere, voi?

Amedeo (timidamente, quasi sottovoce). Il lutto è finito.

Sab. Questo non significa niente.

Amedeo (attristato). No?! Credete di dover aspettare? Aspettiamo pure. Sapete che la vostra volontà è tutto per me. Ma vi avverto che non rispondo di nulla (animandosi via via). Mio fratello può ripartire quando che sia, da un momento all’altro. Non avete voluto mai ch’io gli scrivessi; adesso sarò io che non vorrò più. E per una buona ragione. Potrebbe rispondermi: — Perchè non hai parlato mentr’ero a Torino, con te? Segno che non avevi fiducia. Adesso aspetta; ne riparleremo quando tornerò. — E chi sa quando tornerà! (cambiando tono, con tenerezza). Io non mi stancherò d’aspettare: ma voi?... io non mi stancherò, perchè vi amo, vi amo, vi amo... Vi adoro, io!

Sab. Ecco! Parlatemi così. Questo sì ch’è un argomento stringente! (gaia). Che fatuo! Non si può scherzare? Non avete capito che fingevo? Basta così (andando al canapè). Qui, venitemi vicino. Parliamo sul serio, concertiamo, combiniamo. A voi. Cosa intendete di fare?

Amedeo (rasserenato). Non so quel che mi direte.

Sab. (con gravità). Bisognerà tener conto di tutto; delle nostre condizioni rispettive; della mia particolarmente. Agir con prudenza, con delicatezza, per non far cattiva impressione alla prima. Non conosco personalmente il conte Vittorio, ma so che è un uomo serio, austero: ne avrò suggezione... e voi non dovrete dire a vostro fratello spiattellatamente: — Io amo, eccetera, eccetera; e voglio eccetera, eccetera. Ci vorrà qualche riguardo, qualche cautela. Pensiamo un momento.

Amedeo (le prende la mano e fa per baciarla).

Sab. (ritirandola con grazia). No, non divaghiamo! Animo, concentratevi in voi, cercate, studiate, calcolate... (dopo un silenzio, con qualche impazienza) E dunque?

Amedeo. Ci penso.

Sab. Com’è vostro fratello? Vi somiglia? No! Non ditemi niente. Vedrò io... Sarei solo curiosa di sapere se, incontrandolo per istrada... Non ditemi niente! (dopo una brevissima pausa). Vittorio Bermond! (ripetendo con compiacenza). Bermond... Bermond... Un bel nome, sapete. A me mi par bello (subitamente più seria). Chi m’avesse detto, quando l’ho visto sotto la lettera... terribile che dopo avrei conosciuto voi, e che... Cos’è il destino, eh? Cos’è la vita!

Amedeo (cercando di distrarla). Amica mia, adesso siete voi che divagate.

Sab. (come trascinata dai suoi pensieri). Quando penso a quei giorni...

Amedeo. Sabina, vi prego...

Sab. (senza ascoltarlo). Passai ore, traversai angoscie, che prego Dio di non mandar mai più a nessun’anima umana. No, non credevo di poter tornare quella di prima! (alzandosi). Eppure, che volete? le impressioni vennero perdendo vivacità, a poco a poco mi acquetai, mi rimisi, e.... eccomi qui, eccomi qui, eccomi qui.

Amedeo (fissandola stupito). Contessa... Sabina... Che c’è adesso? Che cosa avete? (Si alza, ma non osa accostarsi).

Sab. (sempre agitata). Questo però era inevitabile. Ditemi voi. È quel che accade ai giovani, eh?

Amedeo. Santo Dio, è quel che accade a tutti!

Sab. Ma è un brutto lato della nostra natura! Un brutto lato! Un brutto lato! (rimane immobile, con la testa china sul petto).

Amedeo (avvicinandosi dolcemente, sempre più sorpreso e addolorato). Ma che idee! Perchè mai questi... come devo dire?... questi scrupoli. E proprio oggi! Proprio adesso che dobbiam pensare a... a tutt’altro. È la prima volta che vi vedo così. È una cosa nuova per me, nuova e dolorosa. Che avete, Sabina? Vi prego, ditemi, che avete?

Sab. (con le lagrime nella voce). Ma se non so! Ero così gaia, così gaia, e a un tratto m’è venuta addosso una inquietudine, un malessere... Non v’è capitato mai di sentire all’improvviso farsi come un gran silenzio tutto intorno, e dentro di voi anche?... Non credevo di doverla provar più questa sensazione paurosa... Quest’informe presentimento... Quando avevo Carlo lassù, continuamente esposto al pericolo... Ma ora? Perchè ora? Oh ma mi passa, mi passa.

Amedeo. Ma che ubbie! Che sogni! Avete fatto paura anche a me, sapete! (attirandola verso il canapè). Venite, torniamo qui. E pensiamo a noi. Pensiamo al nostro amore, alla nostra dolce intimità, che a me pare ch’abbia sempre, sempre esistito (con passione) Lasciamolo stare il passato. Tutto quello che è stato deve sparire dalla nostra memoria. Le nostre due vite devono unirsi, formarne una sola. E adesso raccogliamo le idee. Sabina, Sabina mia...