SCENA QUINTA. Maurizio, Paola.
Maur. (Rimane un momento immobile, poi si scuote, si slancia come per richiamarli, si ferma, e ritorna agitandosi per la scena).
Paola (di dentro, urtando all’uscio prima piano, poi più forte). Ferriani... Ferriani! Maurizio.
Maur. (Va ad aprire).
Paola. Ah!... sei solo. Dunque? E dunque?
Maur. (Non risponde, si lascia andare sul divano e nasconde la faccia).
Paola. E così? Dimmi adesso, dimmi... Parlami. È salvo, non è vero? Siete salvi, non vi battete più? (dopo un momento, con angoscia). Maurizio, Dio, Dio, senti... No, no, fa che non ti veda così. Ho capito, ecco: hanno creduto che tu... Oh!... Già, non lo crederanno gli altri, non lo crederà nessuno, sarebbe una assurdità, un’infamia! Si capirà che per fare quello che hai fatto, ci deve essere una ragione... una ragione superiore a tutto, alla vita, alla morte, a tutto. E ora anche noi penseremo. Adesso che abbiamo un respiro possiamo pensare, e troveremo, vedrai. A tutto c’è rimedio, amico mio, fuorchè... Ho pregato di là; mi sono rivolta a Dio, mi sono raccomandata ai nostri morti... ho fatto anche un voto... Dunque, dunque coraggio (piegandosi a lui e scostandogli le mani per vederlo in viso). Coraggio, coraggio...
Maur. (Alza la testa e la guarda come trasognato).
Paola (alzandosi come spaventata). Oh!... Parla, parla Maurizio, parlami...
Maur. (con voce tronca). Che... cosa vuoi mai ch’io ti dica?... È finito, ecco, è finito... Sono morto.
Paola. Non è vero. No, no, no, sei vivo, sei vivo; lo sei per me. Guardami adesso, sono io, sono qui, la tua Paola, tua, tua... Mi hai detto tante volte che io ero tutto per te... Ebbene ecco, sono qui, e se vuoi non ti lascio più. Ti ricordi quello che mi hai proposto una volta? Vengo, sai, vengo con te, dove vuoi... Ma scuotiti, moviti, guardami, parla. Soffro, soffro tanto! Non voglio vederti così, non posso... Che pena, che pena, che pena... — Maurizio... ho paura!
Maur. Ma che vuoi? Quello che cercavi l’hai ottenuto, dunque...
Paola (ferita). Maurizio!
Maur. Ma sì! Non ho più altro, io. Mi hai preso tutto e non ho più nulla. Dunque, via, via anche tu come gli altri.
Paola. Non puoi parlarmi così. Pensa, ricordati...
Maur. Sì... l’amore, le ore felici, il passato. Oh va, l’hai avuto il ricambio. Ti sei data, sei caduta, va bene... Ma il mondo... il mondo vi ama, vi vuole, vi tiene. Siete belle, siete il suo ornamento, la sua gioia... ha bisogno di voi, vi rialza, vi perdona e dimentica. Ma l’uomo che cade, quello è calpestato, è perduto!
Paola. Ma io ti resto, sono io che ti prendo, vedi, sono io che ti voglio.
Maur. Tu!... Stasera, adesso, sì; ma domani?... Oh! e poi... anche, tu poco a poco, penserai come gli altri, come tutti. Te ne avvedrai. Non si resiste a certe correnti: l’odio, il disprezzo sono contagiosi. Ed io la pietà non lo voglio, non la merito. Mi hai vinto, è finito.
Paola. Maurizio...
Maur. È finito. Non ti odio, no; non ti maledico: ti perdono, ecco sì, ti perdono... Ma non ti amo più.
Paola. Oh Maurizio! Che strazio, Maurizio!...
Maur. Non posso più... Ho consumato in un’ora quanto doveva durare degli anni... Ho tutto fatto, tutto provato, tutto. Non bisogna darla la prova dell’amore, perchè l’amore se ne va, se ne va, se ne va.
Paola (con passione). Senti, senti... vieni qui, siedi qui... ancora. Non pensare, non pensare. Non pensiamo per ora... Domani poi, adesso dimentica. Me lo dicevi anche tu, quando ti resistevo: — lascia, lascia, non pensare, dimentica. — Così mi parlavi. Ebbene sono io che lo ripeto a te. Guardami: sono bella, sono tua e voglio consolarti dei tuoi dolori, voglio cancellare i tuoi pensieri, cacciarli via tutti, e rimanere io sola, sola nell’anima tua. Domani avrai tempo; domani assisterai ai tuoi proprii dolori... Ora no; voglio la dimenticanza, il sonno, morire d’amore... Maurizio... come sei, come sei! Sei gelato.
Maur. Lasciami, te ne prego. Vedi come sono, in che stato... Non puoi credere il male che mi fai rimanendo. Domani, chi sa... Verrò io... Ma adesso non so, non so nulla. Non provo che un bisogno immenso di esser solo (amaramente). Ah non mi ucciderò! Va: (dolcemente). Lasciami, lasciami, vuoi?
Paola (con forza). Domani ti vedo?
Maur. Sì, sì, sì (le mette il mantello). Ecco, così. Come sei venuta? Nessuno ti ha vista?
Paola. No: non pensare, nessuno, nessuno. Ho Ambrogio, lì sotto.
Maur. Bene. Va, va, va. Il velo ancora (le cala il velo sugli occhi). Addio!
Paola (sull’uscio, piegandosi a lui per baciarlo). Maurizio...
Maur. No! (chiamando). Costanzo!
Paola. Oh! (Via).
Maur. (a Costanzo). Accompagna e ritorna. (Va alla scrivania, apre, prende un portafogli e valori).
Cost. (tornando). C’è ancora il signor Ludovico di là...
Maur. Pregalo d’andarsene; non voglio vedere più nessuno... Parto all’alba.
Cala la tela.