SCENA SESTA. Elena, Clelia, Marianna, Roberto.

Rob. (Entrando, a Marianna) Lume, subito.

Clelia. L’ho già ordinato.

Mar. (Via).

Clelia. (A Roberto) L’hai presa tu la chiave dell’armadio?

Rob. No.

Clelia. Eppure Marianna...

Rob. Ebbene sì.

Clelia. Come rispondi!

Rob. (Addolcito) Scusami...

Mar. (Rientra col lume)

Rob. Ma questo è per voi! — Portane un altro per me.

Clelia. Non vuoi star qui?

Rob. Non posso, ho da fare.

Clelia. Prendi questo. (A Marianna, che aspetta) Va, va.

Mar. (Via).

Rob. (Prende il lume e s’incammina).

Clelia. Roberto!... senza dir nulla a tua moglie?

Rob. (Fermandosi) Ma sì... ma sì, altro! (Va verso Elena).

Elena. (Lo guarda fissamente, aspettando).

Rob. (Posando il lume sulla tavola nervosamente) Insomma cosa c’è? (a Clelia) Tu mi parli come a un ragazzo mal educato; Elena mi fa una faccia! Se ci son novità, ditelo. Se no, lasciatemi andare. (Dopo breve pausa). E non state in quest’aria; si gela. Venite via; fatevi accendere il fuoco nel salotto.

Clelia. (Con le lagrime nella voce) Ah Roberto, come ci fai male!

Rob. (Tra’ denti) Ecco.

Clelia. Sono sempre stata buona con te. Non rimpiango niente, ma questo è il momento di ricordartene. Tu lasci una moglie che ti vuole un bene dell’anima, per correr dietro... sappiamo tutti a chi. È un vero scandalo, sai. Non è l’esempio che devono dare i signori. — E so anche altre cose... Giudizio Roberto, giudizio, per carità! Pensa ai bambini, pensa ad Elena, pensa a me...

Rob. Elena... Elena ha torto: dovrebbe capire che non si può restar gli stessi per tutta la vita... Se fosse sincera, vedrebbe che anche lei non mi ama più come una volta.

Elena. (Scattando in piedi) Credi questo tu? — Non lo è. — Tu vorresti che lo fosse, eh?

Rob. Oh santo Dio!

Elena. Sei cambiato? Ti giuro che io non lo sono. Il mio amore sei tu, la mia felicità sei tu. Mi sono data a te per tutta in vita, non posso capire quello che adesso succede.

Rob. È un cattivo momento per discutere. Siamo tutti nervosi...

Elena. No, no, no, finiamola, finiamola subito, d’un colpo. A te, parla.

Rob. Ebbene sia. Non sono più degno di te. Perdonami quello che ti faccio soffrire.

Elena. Avanti, avanti; non puoi aver finito.

Rob. Hai mia madre che ti ama come una figlia...

Clelia. Ah sì, questo sì!

Rob. Hai i bambini... Amatevi fra di voi, e non pensate più a me. Vedete bene che non misuro più le cose. Soffro, son vinto, è finita!

Elena. (A Clelia) Lo senti, lo senti!

Clelia. Roberto!

Rob. Conducila via, fa questo per lei!

Elena. Aspetta! Parlo io. Dunque è finita; non posso sperar più, non tornerai quel di prima, non saremo più noi, mai, mai, mai!? Allora, per forza, devo cambiare anch’io. Noi madri amiamo i nostri figli, li difendiamo. Bada a te! badate a voi! Non farei nulla per me, ma penso a loro. — Guardatevi!

Clelia. (Spaventata) Non dir queste cose! Per carità; non parlare così!

Elena. Tu non sai che cosa è questo momento per me! — Dimmi ancora: non vivrò più a lungo; se muoio, tu la sposerai?

Rob. (A Clelia) Conducila via, conducila via!

Elena. (Con grandissima intensità di passione) Dimmi no, dimmi no! Trova una parola, Roberto! trovala, trovala...

Clelia. (Abbracciandola) Vieni; lasciamolo stare, vieni con me. (A Roberto, severamente) Non ti riconosco più, fa quello che vuoi! (Via, conducendo Elena, dalla sinistra).