SCENA SESTA. Vittorio, Amedeo, Sabina.

Sab. (entra frettolosa).

Amedeo (vedendola). Dio!... Lei.

Vitt. (turbato). Signora!

Sab. (indicando Amedeo). Voglio parlare con lui.

Vitt. Devo ritirarmi? Lo esigete?

Sab. No, potete restare. Anzi, ve ne prego. (Con ironia). La discussione sarà più animata. Prima però voglio parlar sola: io sola con lui.

Vitt. (risale la scena e va ad appoggiarsi al camino).

Sab. (ad Amedeo) Ti eri già arreso, eh!

Amedeo (esita a rispondere).

Sab. Lo vedo. Lo prevedevo. Lo sentivo, sai. Ho pensato: Che farà il conte?... Vorrà condur via Amedeo, domani, stasera, subito forse! E son venuta. Dunque è così? Ti ha persuaso a partire? Dimmi la verità. E saresti andato? Senza una parola, senza pur salutarmi? E il tuo grande, il tuo immenso amore?

Amedeo. Ho lottato, ho lottato...

Sab. Eh, ma non quanto occorreva per vincere!

Amedeo. Ma tu, tu stessa, quando t’ho lasciata...

Sab. (con impeto). Io?! Ma io ti ho gridato di sperare. E credevo tutto finito. E provavo la sensazione di scendere, di scendere in un gran vuoto buio, senza fondo. Ho anche desiderato di morire! Ma poi, ma poi, ma poi... Insomma, sono venuta, son qui, e bisogna decidere (accostandosi rapida). Avanti, sentiamo: rinunzi a me?

Amedeo (vivamente). No!

Sab. Bene (indicando Vittorio). E allora che rispondi a lui? Come ti svincoli?

Amedeo (abbassa gli occhi, confuso).

Vitt. (stendendo il braccio, ancor calmo). Amedeo, non vi è mai stata una nube fra di noi, mai, mai, mai... T’ho sempre trovato docile, buono, condiscendente. (Con forza crescente). Son maggiore di te, tuo tutor naturale. Posso, come capo della nostra casa, anche comandare.

Amedeo (ribellandosi tutt’a un tratto). Ah! Non lo farai!

Vitt. (severo). Non bisogna costringermi.

Amedeo. La tua potestà non può essere nè arbitraria, nè assoluta.

Vitt. Rappresento tuo padre.

Amedeo. Mio padre era giusto.

Vitt. (offeso). Amedeo!

Amedeo. Mio padre era giusto. (Con sarcasmo). E la giustizia, fratello? E la lealtà? E i sentimenti tanto vantati poc’anzi?

Vitt. (esasperato). Tu adesso m’insulti!

Amedeo. Sei il più forte, non devi abusare.

Vitt. (violentissimo). M’insulti, m’insulti, m’insulti!

Sab. (interponendosi accorata, tremante). Pace, signori! pace, pace! Questo è terribile, che per me...

Vitt. Bada, Amedeo, non ragioniamo più!

Amedeo (furibondo). Mi difendo! Difendo il mio avvenire, la mia felicità... (indicando Sabina). Difendo i diritti di noi due vivi contro la prepotenza insensata di un morto!

Vitt. (con grandissima autorità ed energia). Ma, Dio santo! Sei pur mio fratello! Il sangue deve bollir con vigore nelle vene a te come a me. La guerra sta per farsi accanita, terribile... Io parto e tu resti! Dimmi: vuoi dunque il biasimo, il disonore, la vergogna?

Sab. (allibita). Oh!

Amedeo (perplesso, abbattuto). Vedi... È così che mi hai vinto!

Sab. (con voce soffocata, con un rapido gesto di deliberazione) Ebbene, sì. Anche tu... Quando sarà tempo. Quando ti parrà tempo. Quando vorrai. Non t’impedirò (singhiozzando e torcendosi le mani). Ma adesso no! Adesso no!... Tu sei mio.

Amedeo. Sabina!

Sab. (risoluta). Basta così. Andiamo.

Amedeo (a Vittorio). Tu! Dimmi una parola...

Sab. (andando incontro a Vittorio). Parlerò io! (Di fronte, con veemenza). Non ho che una ragione. Amo. Sento un immenso tesoro di affetti nel cuore. Ho sete, tanta sete di vita. (Dopo una pausa). Ora a voi. Replicherò poi, se potrò (si scosta).

Vitt. (crollando il capo mestamente). Che vi posso dire ch’io non abbia già detto, o che voi stessa non possiate pensare... Badate a voi! Passati i dì dell’amore: può venire il rimpianto... Ve le ho ripetute le ultime parole di Carlo. Esse mi risalgono continuamente dal cuore all’orecchio. E ora mi suonano già come un lamento. Badate a voi! Sono terribili i lamenti dei morti: sordi a ogni discolpa, inflessibili a fronte di qualunque pentimento, tornano, tornano; non si acquetano, non si stancano, non dànno più pace. Badate a voi!

Sab. No!... Non posso credere questo. Guai se i morti potessero influir così su di noi... Guai se potessero abbrancarsi così ai vivi! Non lo ammetto. Vi deve essere una legge che ripara, rinnova, conserva. Una legge provvida, naturale. Vedete bene: d’inverno tutto muore, poi a primavera rinasce. Pensate un po’, se le foglie cadute potessero soffocare i germi nascenti? Tutto sarebbe finito! Chi vive va avanti, si sa. Anche senza l’amore, basta l’istinto!

Vitt. E il rimorso? Non credete al rimorso?

Sab. Ma sì, ma sì, ma sì: credo al rimorso, ma per chi mal fa. Io penso a Carlo... (a fronte alta). Vedete come pronunzio questo nome. Penso a Carlo con sicurezza, con calma. Quest’è un’ora grave, eh? Un’ora decisiva, solenne. Non ho paura. Vorrei vederlo apparir qui, tra noi; vorrei saper presente il suo spirito, e non parlerei in altro modo. (Guardando intorno). E chi sa! Chi sa! Questo è certo: l’immagine di lui morto, più grande e buono di quel che non mi sia mai parso vivo, mi riempie la mente. Egli adesso meglio sa, meglio ama... Non temo rimorsi. Non ho paura... (dopo un lungo silenzio). Amedeo!

Amedeo (dolorosamente implorando). Vittorio, Vittorio!

Vitt. (li guarda immobile, con le braccia incrociate).

Sab. (ad Amedeo, con espressione, con grazia allettatrice). Son venuta sola, per le strade oscure, deserte. Vuoi lasciarmi tornar via così?

Amedeo (a Vittorio, supplichevole). Perdonami...

Sab. (con passione). Vieni, vieni, vieni! Non senti che nel fondo del suo cuore egli ci ha già perdonati? (via).

Amedeo (si abbandona e la segue).

Vitt. (guarda ancora per un momento la porta donde sono usciti, poi scioglie, lascia cadere le braccia). Così!... Doveva andare così! (Guardando intorno, quasi con un senso di speranza). Sì, Carlo... anch’io ti vorrei qui: per sentirmi assolvere prima... poi per vederti convinto che il tuo volere mancava veramente di sapienza e di bontà. (Risale lentamente la scena, meditabondo).

Cala la tela.

[ INDICE]

Edoardo Calandra [Pag. 7]
NOVELLE.
La Straniera [27]
L’Orso [51]
Due Spaventi [69]
Il Fucilato [89]
Un Vaccaro [117]
TEATRO.
Irreparabile [125]
Leonessa [141]
La Primavera del ’99 [169]
Madonna Oretta [190]
La Parola [212]

OPERE DI EDOARDO CALANDRA

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.