SCENA TERZA. Elena, Clelia, Blavetti.
Clelia. (Entrando dalla sinistra, seguita da Blavetti) Elena!... Te ne vai?
Elena. (Fermandosi) No, no; scusate non vi avevo veduti.
Blav. Ben levata, contessa?
Elena. Buon giorno, dottore.
Blav. Abbiamo fatta una visita agli avoli, agli arcavoli, ai bisarcavoli. — Malandati, sa. Ce ne sono che fanno pietà! Ma noi li ripuliremo e li disporremo nella galleria del primo piano.
Clelia. Par fatta apposta.
Blav. Sarà il museo storico di casa Montanari.
Clelia. E c’è ancor tanta roba lassù! Adesso ch’è di moda l’antico.
Blav. È una gran bella moda. Io poi conosco tanti segreti per pulire, rinfrescare, restaurare...
Clelia. (Ad Elena) Abbiamo trovato una cosa che può esserci utile subito.
Blav. Ah sì, un certo numero di piastrelle di bronzo, la guarnitura completa di uno stipo.
Clelia. E sai cos’ho pensato? Che si potrebbe far ricostrurre e regalarlo a Roberto per il suo onomastico.
Elena. Benissimo!
Clelia. Non sappiamo mai cosa dargli! Glielo faremo trovare in camera pieno di sigari.
Blav. Ecco.
Clelia. Lei pensa a tutto?
Blav. Penserò al disegno, e lo farò eseguire.
Clelia. E poi ci dirà la spesa!
Blav. Si figuri! Però, prima di decidere vorrei vederle meglio quelle piastrelle. C’è su tanta polvere, tanta patina! Bisognerà lavarle... Se fossero mie le getterei nell’acido, ma temperato, perchè poi...
Clelia. S’incarica anche di questo?
Blav. Sì, signora. Porterò l’occorrente.
Clelia. Bravo!
Blav. Siamo intesi. — Adesso vado al dovere; ma ho poco da fare: non mi vogliono più. Dicono che cerco quello che è vecchio, ma non lascio invecchiare i clienti! Chiamano il dottor Angeleri, che ha preso la laurea adesso... E lo credono meno micidiale di me!... Basta; riverisco. (Via dal fondo)