IL CANTONIERE
Col suon corrente la muta frangono
notte le ruote. Accusa il fischio
spaventevol la macchina che arriva,
che brace e fumo vomita.
Passan sui piani, ove la candida
neve dimora, le calde macchie
del sangue, che dall'orbite i fanali
biechi nell'ombra versano.
Passa ed il lento sonno e la tiepida
dolcezza rompe dei baci, o tenera
sposa, che voli al sospirato amplesso,
un bianco lume vivido,
che getta un rapido saluto e rapido
cade nel perso aere…. Morbida
reclini in seno al tuo diletto e sogni
nella rapita immagine,
una casetta sogni di candide
nevi coperta e un fuoco e un palpito
d'amor nella silente erma campagna
e senza fine un giubilo;
una casetta che april di glicini
circondi e irraggi il sol di fulgidi
eliotropi sull'orlo d'una verde
ombrosa solitudine!
Stan nelle valli coi bruni vertici
al ciel le chiese; lucenti si aprono
agli ozî dei palagi l'alte porte;
le ville ai poggi ridono:
Gridano i borghi vivi del fremito
dell'arte: Invidia agita ed Odio
le case sparse nel fecondo piano,
che al mio fuggir s'involano:
Tu, guardiano, pago alla povera
capanna, al segno fisso, propizio
genio custode dei destini erranti,
ai nostri sogni vigili:
ai nostri affanni vigili: e principi
rendi e tesori securi ai popoli,
tu la coscienza che giammai non dorme,
tu dell'amor un palpito.
Passan le genti innanzi e sfuggono
come ombre labili in acqua tremula:
nei carri alati van gemiti e canti,
vanno le cure e tornano;
pazze alla meta le voglie corrono,
corron sdraiate molli e trionfano
le viaggianti vanità più stolte;
tu sol, tu resti assiduo.
Al raggio fervido del sole, al perfido
urlar del vento, ai geli, al piovere
dell'irte nevi, a te pur sempre eguale,
la tua bandiera sventoli.
Non gloria il drappo ne l'aria sventola
(non è di sangue lordo e di lagrime)
non rauca stride la cornetta a segno
di morte…. Al ben degli uomini
sacra d'un uomo sta la miseria,
sacro il dovere che sorge rigido
contro la fame. Ignoto ai vivi e al tempo
di te che resta?—Un numero.