NICOLÒ

afferra le mani di Teresita, le porta alla bocca, inginocchiato davanti a lei.

Dunque tu mi ami ancora?

TERESITA

svegliandosi da una specie di sogno.

Che fate? io non parlavo di me. Scrivete.

NICOLÒ.

Donna di poca fede, perchè ingannarci ancora?

TERESITA.

Io parlavo di queste povere ragazze orfane.

NICOLÒ.

Esse hanno bisogno di un padre. Scrivete voi, detterò io….

La fa sedere al suo posto.

TERESITA

resistendo.

Nicolò, che cosa ho detto? io provo un rimorso…. Voi non siete venuto per me.

NICOLÒ.

Scrivete «Cara Giacomina….

Teresita si sforza a scrivere.

Nicolò detta:

Ni… co… lò mi a… ma;—punto e virgola.—Io a… mo Nicolò. Dunque t… o… to. E Teresita non dice di no. E la cara zietta, senza la cuffietta, si lascierà finalmente baciare la bocca da un vecchio ragazzo che l'ama da dieci anni.

TERESITA.

Odiandola….

NICOLÒ.

Sì. L'amore perchè resista al tempo bisogna come l'oro mescolarlo in una piccola lega d'odio e di gelosia. Sì, io ti ho odiata, ti odio… perchè ti amo.

TERESITA.

Zitto, le ragazze….

Si alza un po' spaurita e con voce supplichevole soggiunge:

E andrete proprio via?

NICOLÒ.

Sicuro, bisogna che io corra ad avvertire Giacomina di queste novità.
Ve la manderò qui.

TERESITA.

Qui no: ci son troppe ragazze. Andrò io da lei. Mio Dio! e che diranno queste povere figliuole? io che dovrei pensare al loro destino, e invece…. Bella zia che sono! ma non sono invecchiata, Nicolò?

Va a guardarsi nello specchio.

Non sono magra e distrutta dal dolore? Non merito proprio una cuffia?
Che cosa dirà il mondo?