III.

Come quella diavoleria fosse successa, Peppe stesso non lo sapeva!

Era una mattina di maggio fresca e odorosa, che il sole, attraverso un velo uguale di nebbia d'un colore bianco perlato, appariva pallido e senza raggi. Egli, dopo d'aver fatta la sua giratina, s'era seduto vicino la fontana tra le alte quercie, sopra un sasso nascosto quasi da una ginestra in fiore: e con le gambe penzoloni, e con il fucile sulle ginocchia, almanaccava, cullato dal mormorio dell'acqua cadente. Almanaccava intorno a quel che gli avrebbe potuto dare un campicello a grano, che aveva preso a mezzeria quell'anno, tanto per cercare d'industriarsi ora che aveva un bimbo: e aveva sentito una voce fresca e argentina, e s'era voltato. Aveva riconosciuto Rosa, la figliola del su Cicco Ricovási. La ragazza, con la brocca ritta sulla spalla, tenendola per l'anza, con il braccio piegato ad arco, veniva per la viottola sotto alla volta verde che formavano i rami intrecciati delle quercie, e cantava una canzone contadinesca d'amore, d'un ritmo largo e malinconico. Era vestita di nero: un fazzoletto nero, picchiolato di bianco, attorno alla fronte, legato con civetteria dietro la nuca, dava una grazia particolare al suo viso abbronzato leggermente, e con grandi occhi castagni, lasciava veder parte delle grosse trecce castagne sulle spalle. La sua andatura svelta e d'un'eleganza naturale, faceva tremolare il suo petto di vergine, non stretto da fascetta, faceva risaltare tutti i rilievi della sua persona grande e ben fatta.

Egli, appoggiato la mano destra sul sasso, e facendosi puntello del braccio, aveva ficcato gli occhi tra le foglie, e divorava quella bellezza rigogliosa, con un rimescolio nel sangue che non aveva provato mai.

La fanciulla venne alla fontana, mise la brocca sotto la foglia di castagno, che, tenuta ferma da un sassolino, faceva le veci del cannello, e seguitando a cantare, appoggiò un piede su una pietra, si curvò, e alzata la sottana più sopra al ginocchio, e rimboccata la calza, prese una pulce sulla gamba bianca come la neve. La stropicciò tra l'indice e il pollice, poi la schiacciò tra l'unghie. E stava per prenderne un'altra, quando a un leggiero scricchiolìo come di ramo che cominci a spezzarsi, si tacque, lasciò cadere la sottana vivamente, e vivamente alzò la faccia fatta di bragia. Fra' i fiori gialli della ginestra intravvide due occhi ardenti fissi su lei, un volto che parvegli quella di Bellomo senz'altro. Prese la brocca, la rimise sulla spalla, e s'allontanò in fretta, tutta vergognosa.

Peppe restò a seguirla con gli occhi accesi di desiderio.

—Gliele cercherei io le pulci, gliele cercherei! aveva pensato tutto quel giorno, con una brutale insistenza, e quella notte e la notte appresso, aveva sognato di quella gamba bianca come la neve, e d'altre cose ancora.

Si conoscevano. Anzi Peppe aveva fatto il chiasso con lei durante l'ultima raccolta dell'olive. La fanciulla non aveva più madre, non sorelle, non altre parenti prossime: una sua zia, con la quale stava ad Altavilla, era morta nell'anno; per necessità dunque se ne era dovuta andare a stare col padre e col fratello, il su Carluccio, campieri nella Riserba del marchese di C. Costoro dovevano pur badare alla roba del padrone, e per lo più, durante il giorno la lasciavano sola. Chi si sarebbe azzardato di fare uno sfregio ai Ricovàsi! Peppe cominciò a gironzare nei dintorni. Sulle prime il giovane veramente non aveva delle brutte idee: ammogliato, essa era zitella…. e poi i Ricovàsi non eran gente da lasciarsi posar mosche sul naso, e le cose potevano volgere al brutto…. benchè lui, in fin de' conti se ne infinchiasse della loro mafia, non si chiamava Sala per nulla…. gli piaceva di scherzare, ecco, come si suole nel loro ceto, e per questo e non per altro i piedi lo portavano sempre da quelle parti, appena metteva il naso fuori del paese, con lo schioppo a spalla, e un cecchinamici, il can bracco, dietro.

Ma la ragazza lo sfuggiva.

—Comare Rosa, ehi…. comare Rosa! lui le gridava dietro. Però inutilmente, poichè lei abbassava il capo, e faceva finta di non sentire.

Ma un giorno s'incontrarono repentinamente allo svolto d'una viottola, e non ci fu verso di svignarsela.

—Si può sapere perchè scappate quando mi vedete, comare Rosa?

La ragazza abbassò gli occhi tutta vergognosa, e per darsi un'aria seria aggrottò le sopracciglia.

—Chi è che scappa, rispose secco secco.

—Voi, per la madonna!

—È pazzo sto cristiano!

—No, che non son pazzo.

—Proprio?

—Quant'è vero Dio!

—Via, lasciatemi andare per i fatti miei….

—V'aiuto io a portarla quella brocca.

—Io non ho bisogno di nessuno, chè so portarla da me.

Un sorriso fine sfiorò le labbra di Bellomo; e dondolava il capo con un suo affare assai burlesco.

—Siete in collera con me…. si vede…. ma che colpa ci ho io se v'ho veduta la gamba, comare Rosa, fuori di casa dovevate cercarvele le pulci!

Alla ragazza vennero le fiamme al viso; s'era adirata; ma nell'alzar gli occhi vide quel sorriso nel muso giovanile di lui, perdè il contegno affatto, gli assestò un pugno, e s'allontanò in fretta, mentre il giovane le gridava dietro ridendo.

—Eh, che non c'è stato niente di male; le cose belle son fatte per vedersi, comare Rosa.

Da quel giorno gli scherzi in proposito fioccarono: egli l'era sempre tra' i piedi, vicino la fontana, nel gran viale del bosco, nella casa dov'essa abitava, quando ci poteva andare ora con una scusa ora con un'altra. E quella benedetta gamba faceva sempre le spese della conversazione. Ora, scaldato a quel giuoco, Bellomo la covava con certi occhi che cominciavano a mostrar chiaro quel che voleva da lei: e lei che s'era mostrata rigida sin allora, cominciava ad ammollirsi sotto il suo sguardo dolce, e che non mancava d'una certa potenza; più d'ogni altra cosa, era quel suo viso quasi femminile che le faceva battere il cuore d'una maniera strana, e la disarmava man mano. Sorrise a fior di labbra, ascoltò con un leggiero incarnato sulle guance, rispose allo scherzo, rise…. E Peppe sapeva che una donna assediata che ride, è come una fortezza che capitola.

Una sera nell'ora del crepuscolo, erano soli sotto agli alti alberi, vicino la fontana. La luna, sorpassando una sottile striscia di nuvole, si levava come una palla rosea nel cielo azzurrino. La fanciulla, seduta sull'erba, con gli occhi bassi, con le guance tinte d'un leggiero rossore, fingeva d'esser tutta intenta a giocare con dei sassolini, mentre ascoltava Peppe, che, appoggiato al tronco d'una querce, con un braccio sulla bocca del fucile, parlava con una voce dolce dolce. Via, perchè metter su muso quando glielo diceva?… egli le voleva un gran bene, il cuore non mentisce. Che c'era poi di male? il Signore aveva fatto l'uomo e la donna perchè s'amassero liberamente, senza pastoie, secondo il loro piacere…. Se lo ricordava quel giorno?… gliel'aveva detto sempre: l'aveva veduta vicino la fontana…. e non aveva avuto più pace. Che ci poteva fare se si era innamorato di lei? che ci poteva fare se non poteva stare senza vederla? Oh, quella gamba!… soggiunse ridendo, l'aveva fatto quella gamba gigli e rose il male! Doveva per questo ricompensarlo con quella freddezza, con quel rigore, fingendo di non capire…. quel che voleva da lei? E si messe a cantar sottovoce:

Nice racchiudimi
Nel tuo giardino,
Al fin di cogliere
Quel fior carino.

Prendi quel fiore,
Donalo a me
Questo favore
Voglio da te.

Tu ti fai stupida,
Per non capire,
Il fior che chieggoti,
Sai che vuol dire:

Nice quel fiore
Donalo a me,
Questo favore
Voglio da te…

Poi si fece serio a un tratto. Egli non poteva più vivere a quel modo…. non l'avrebbe durata a lungo: lo sapeva quel che gli restava a fare…. il mare c'era perchè un cristiano, stanco di soffrire, ci s'andasse a buttare…. Oh, glielo diceva davvero! l'avrebbe veduto poi, quando non ci sarebbe stato più rimedio. Via… l'ascoltasse una volta…. non chiedeva poi un gran che: che anche lei gli volesse un po' di bene…. tanto così, e glielo dicesse.

Rosa lo guardò, ma non aprì bocca: riabbassò la testa, e si rimesse a giocare co' sassolini.

—Una sola parola…. gna' Rosa…. ditemi almeno di sì col capo….

Lei seguitava a tacere. Allora Peppe fece un passo, e stese la mano, per prenderle il mento, e farle alzare la testa: ma la fanciulla non gliene dette il tempo; balzò in piedi, svelta come una gatta, e via di corsa per la viottola della casa.

Il giovine restò in asso. Di primo lancio fu per inseguirla, ma si rattenne: temeva di guastar tutto nel meglio; quella era l'ora che solevano tornare il padre e il fratello, l'avrebbero potuto vedere.

—Scappa pure, disse tra' denti, guardando verso dove era scomparsa la fanciulla, ma dacchè tu stai a sentirmi, ci cadrai, o non son più Peppe Sala!

Gli bruciava il sangue, aveva sete. Andò alla fontana, e appoggiato il fucile a un cespuglio, s'inginocchiò vicino alla sponda, si curvò, e si mise a bere avidamente.

Un'ombra nera baluginò fra' grossi tronchi, e un sasso cadde nel bel mezzo della fontana: l'acqua, rotta, schizzò nel viso e nel petto di Bellomo. Nell'istesso tempo scoppiava una risata argentina, e la testa di Rosa, illuminata dalla luna, sporse di dietro a un tronco vicino.

Peppe restò come un allocco, ma passata la prima impressione, s'alzò di scatto, e balzò verso di lei.

—Ah, mariola!… ah, mariola!…

Egli ansante, essa ridendo sempre, cominciarono a inseguirsi attorno al tronco. La ragazza, attenta a ogni suo movimento, gli sfuggiva, arrestandosi in tempo, girando pel verso opposto: pareva che facessero a rincorrersi come i bambini attorno a qualche mobile. Ma si stancò, e a lui venne fatto d'afferrarla per il lembo della veste: la strinse tra le braccia, mentr'essa ansante, arrovesciava la testa, e rideva sempre.

—Ah, mariola!… ah, mariola!… ripeteva lui stupidamente.

—No…. via…. lasciatemi….

Ma il giovine tacque a un tratto; gli dette una stretta brutale, e caddero di stramazzo.

—No…. no…. Maria…. santissima….