V.

Quant'astuzia per nascondere il suo stato al padre, e al fratello! Quante cure, quanti palpiti, quanti dolori, quante angoscie! povera fanciulla, pagava ben caro il suo fallo!

Intanto Peppe cominciava ad allontanarsi: oramai essa non lo vedeva che rare volte, e alla sfuggita: un'altra spina, e la più pungente, nel cuore di Rosa che l'amava sempre. Non pensava più a lei dunque quell'ingrato, nè a darle aiuto, come aveva promesso; l'abbandonava dopo averla ridotta in quello stato! E a lungo andare, per quanto cercasse di padroneggiarsi, non riuscì più a nascondere l'agitazione crescente; le lacrime che, suo malgrado, a volte le sgorgavano dagli occhi; l'abbattimento che la coglieva all'improvviso, e come un colpo di mazza. Fu a questi sintomi che il su Cicco s'insospettì. Cominciò ad osservarla da capo a' piedi, e darle certe occhiattacce che la facevano rimescolar tutta: era più spesso in casa, la coglieva alla sprovvista.

—Ma che ha costei? domandava a sè stesso tenacemente, stillandosi il cervello, che ha costei?…

E una sera intravvide la verità come in un lampo. Fu una scena terribile. Erano soli nella vasta stanza terrena, e la scarsa luce d'un lume a olio gettava un debole chiarore sulle pareti nere come filiggine. Fuori il vento gemeva lugubremente tra l'alte quercie, l'acqua batteva su' vetri. Essa, avvolta in un vecchio scialle, accoccolata vicino al focolare quasi spento, recitava il rosario tra di sè: moveva le labbra con fervore, e chiudendo spesso gli occhi, faceva scorrer tra le dita le pallottole della corona. L'infelice abbandonata dagli uomini, si rivolgeva a Dio. Il su Cicco la guardava fisso, e con uno strano sguardo.

—Alzati! le ordinò a un tratto, cambiato nel volto, e con una leggiera rancedine.

Rosa s'alzò. Egli la squadrò dal capo a' piedi, come soleva da qualche tempo, poi le disse bruscamente:

—Tu sei gravida!

L'infelice diventò bianca come una morta, e si mise a tremare.

—Io…. balbettò, io…. non è vero.

—Tu sei gravida! ruggì il su Cicco. Non mentire…. è meglio per te. E balzò in piedi. Rosa ricadde accoccolata, nascose la faccia nelle mani, e scoppiò in lacrime.

Seguì un silenzio.

—Dunque è vero! riprese il padre con una calma sinistra. Poi proruppe a un tratto. S'avvicinò alla figliola, e stringendo indietro le pugna, e curvandosi a bruciarla col soffio ardente che gli usciva dalla bocca, gridò terribile in volto:

—Chi fu….

—Mamma mia!

—Zitta, non nominare tua madre; tu non ne sei più degna…. Il nome di quell'assassino….

—Mamma mia!

—Ah, vuoi morire dunque!

E balzato all'angolo della stanza, afferrò il fucile, l'armò e lo spianò contro la figlia. Questa cacciò uno strido, si curvò tutta da un lato, e si fece riparo con le mani, barbugliando suoni inarticolati.

Ma il su Cicco non voleva che spaventarla. Più che all'onore, pensava allo sfregio fatto alla sua riputazione di malandrino, e bramava sapere il nome di colui che gliel'aveva fatto, per lavarlo col sangue. Posò dunque il fucile, e ritornò vicino alla figlia.

—Il nome di quell'uomo….

Lei si rizzò sulla vita, restò genuflessa, col corpo abbandonato sulle ginocchia, storcendo le mani per l'angoscia.

—Dimmelo…. seguitò lui co' denti stretti, dimmelo, che è meglio per te.

La povera fanciulla si riscosse, ma non rispose nemmeno questa volta. Allora lui, cieco d'ira, l'afferrò per i capelli, la buttò in terra, e mostrandole il pugno, quasi volesse fracassarle il cranio, con gli occhi fuori della testa, e con le vene del collo rigonfie, urlò schiumante:

—Lo dirai, baldracca, lo dirai chi è stato, se non vuoi ch'io ti schiacci come una vipera….

—Non posso dirvelo…. balbettò lei in un rantolo.

—Lo dirai….

—Per la Vergine Santa…. non posso…. ammazzatemi, oh! ammazzatemi che è meglio!

—Parla, se no, quanto è vero Dio, davvero t'ammazzo.

Lei rispose con un gemito.

—Senti…. bisogna che me lo dica…. quell'uomo deve sposarti.

—Non posso…. non ve l'ho detto che non posso? Oh, mamma mia!

Il su Cicco trasalì: restò immobile, curvo sulla figlia: era stato come fulminato da un pensiero orribile.

—Ah!… tu non puoi dirlo! articolò infine, fattosi più livido ancora. E lasciò i capelli della figliuola, lentamente, senza cessar dal guardarla, come se volesse leggerle nell'anima. Rosa s'alzò tutta pesta e impolverata, e si trascinò nella sua camera, singhiozzando, con la faccia nascosta tra le mani.

Il su Cicco restò in mezzo alla stanza. Egli si passò la mano sulla fronte, come se facesse tutti i suoi sforzi per cacciar quel pensiero che gli bruciava il cervello, gli faceva scorrere per il corpo brividi di ribrezzo.

Un soffio di vento fece oscillare la fiammella della lucerna.

—Che tempaccio da lupi, disse una voce.

Il su Cicco trasilì, e si voltò vivamente. Era il figliolo ch'egli non aveva sentito entrare. Il giovine era imbacuccato nel suo ampio cappotto di bordiglione; richiuse l'uscio, battè i piedi per fare sgocciolar l'acqua degli stivaloni, appoggiò lo schioppo a un angolo della stanza, si levò il cappotto d'addosso, e l'appese a un chiodo.

—Ho parlato con mastr'Antonio….

Ma allora s'accorse del turbamento del padre, ed esclamò:

—Che cos'avete!… Che è stato…

—Niente, rispose lui secco secco. Poi dopo un momento di silenzio soggiunse avviandosi:—Sali devo parlarti.

—Ma che diamine è stato insomma!

—Sali: te lo dirò sopra.

E l'uno avanti, l'altro dietro con il lume in mano, vennero nella camera dove dormivano. Lì il padre si messe davante al figlio, gli piantò gli occhi in faccia, e gli disse bruscamente:

—Carluccio, tua sorella è gravida!

—Che cosa dite!… gridò il giovine fattosi pallido come un morto.

—Or ora me l'ha confessato lei stessa.

Nelle pupille del su Carluccio avvampò una fiamma giallognola.

—…. E non l'avete scannata?

—No…. prima bisognava sapere il nome dell'uomo che mi fece questo sfregio.

—E…. ve lo disse? domandò il giovane afferrando il braccio del padre.

—No. E fissando il figliolo con più intensità, soggiunse:—Chi la disonorò, non può sposarla….

—…. Dov'è colei?

—Nella sua camera.

—Venite…. lo dirà a suo fratello.

L'infelice era seduta sulla sponda del suo lettuccio. Aveva le mani abbandonate in grembo, nel volto marmoreo i suoi occhi fissi, orribilmente sbarrati, ardevano d'un fuoco sinistro. L'aveva presa uno strano intorpidimento che ammortiva le sue sensazioni; aveva nel cervello annebbiato un formicolio. Vedeva la faccia del padre, con quell'espressione terribile, e a un tempo Peppe, pallido, insanguinato, con i capelli irti, stender le braccia verso di lei. Stentava a mettere insieme le idee.

—Bisogna avvertirlo… bisogna avvertirlo…. Queste sole parole galleggiavano nel quasi annegamento della sua intelligenza; e le ripeteva e le ripeteva tra di sè, pronunziandole senza voce, con le sole labbra.

Non sentì il rumor dei passi de' due uomini che venivano: si riscosse solo quando si spalancò l'uscio, ed entrarono. Balzò in piedi, e corse a rannicchiarsi contro il muro, come un bambino il quale abbia paura. Mugolava.

Il su Carluccio digrignava i denti come una bestia feroce; aveva gli occhi iniettati: fissò un momento la sorella, poi le saltò alla gola.

—Baldracca, urlò, baldracca, se mio padre non ha avuto il coraggio d'ammazzarti, io t'ammazzo sangue della…. Il nome del tuo ganzo…. parla…. dici il nome di colui!…

E stringeva. La povera fanciulla era diventata pavonazza; aveva gli occhi fuor della testa, la lingua penzoloni, e gorgogliava. Vedeva il fratello terribile nel volto, risoluto; sentiva d'impazzire…. Ebbe paura. Accennò con gli occhi che voleva parlare, e quando il fratello allentò la stretta, Peppe Sala, disse come in un rantolo, e s'abbandonò contro la parete.