VI.

Una sera Mario e Serafina passeggiavano in giardino. A un tratto lei che da un pezzo non faceva altro che aggiustarsi il fisciù tirandolo or da un lato or dall'altro, gli disse:

—Cavaliere, appuntatemi un po' questo benedetto fisciù che mi gira attorno il collo. E senza dargli tempo, gli voltò la schiena, e gli si fermò davanti abbassando la testa, e porgendogli uno spillo per sopra la spalla. Egli trasalì: tuttavia cercando di non guardare la sua bella nuca bianca, introdusse due dita dentro la goletta fissò il fisciù col pollice, e v'appuntò lo spillo.

Quand'essa si rivolse s'accorse ch'era pallido.

—Che cosa avete? esclamò guardandolo con un'aria di bambina meravigliata.

—Io?… nulla!

Un lampo s'accese negli occhi azzurri di lei.

—Via, riprese poi strascicando le parole, chi volete che lo dica alla vostra sposina? rassicuratevi; non ci ha visto nessuno. Ah, ah, ah, ah!

E il suo riso, questa volta non tanto schietto, scoppiò nell'aria tiepida, e fece fuggire una cutrettola che cantava a poca distanza sulla siepe fiorita, e saltellava, or alzando la coda, ora abbassandola con i movimenti graziosi propri di quelle bestiole.

Furlani aggrottò le sopracciglia; un leggiero sorriso gli sfiorò appena le labbra, ma non rispose.

Era la prima volta che Serafina alludeva alla signorina Ascenti, e ciò turbò Mario, lo fece soffrire realmente. Rientrò in sè stesso: aveva fatto male a mettersi in quell'imbroglio, a lasciar che le cose arrivassero a un tal punto…. dove si sarebbe andato a parare seguitando così? Sinchè si trattava d'uno scherzo…. d'una vendetta innocente…. non c'era che dire; ma ora la faccenda cominciava a farsi seria. Egli non amava Serafina…. era vero: ma il marito poteva leggergli nel cuore? E se s'insospettisse?… bastava uno sguardo, una parola, un gesto…. non diceva una scena come quella della sera! Soffriva al solo pensarlo. Nino era un carissimo amico: quante volte, con un prestito opportuno, non l'aveva levato da posizioni assai scabrose! queste erano azioni da non dimenticarsi mai…. Bisognava smettere.

Ma a un tal pensiero si sentì stringere il cuore, provò uno strano sconforto. Rivedeva netta l'immagine di lei, con tutte le seduzioni: si ricordava del suo sorriso, delle sue parole, de' suoi minimi gesti…. E la scacciava; cercava di contrapporle l'immagine di quell'altra. Ma quell'immagine si presentava sbiadita, la vedeva come attraverso un vapore. Amava Lia…. l'amava con tutta l'anima sua…. la povera fanciulla non era bella; ma era tanto buona, aveva gli occhi così dolci!… O ch'egli non aveva forse provato un momento di vera felicità quella sera…. l'istessa in cui gli Striati erano partiti per la villeggiatura?… La signora Ascenti li aveva lasciati un momento soli; erano seduti l'una vicino all'altro, e sfogliavano un album di disegni: le loro guance s'erano sfiorate. Lei s'era voltata rossa rossa, guardandolo co' suoi occhi neri, lucenti per la commozione vivissima…. Ma in quella avevano sentito il passo pesante della mamma. Egli però aveva accostato il suo piede a quello della fanciulla, ed essa non l'aveva ritirato.

Ma, cosa strana, a que' ricordi non provava più quella dolcezza che aveva provato le altre volte ripensandoci: vedeva invece il vestito a righe bianche e celesti dell'altra, col contorno netto dalle gambe accavalciate, e il piedino che usciva a metà di sotto alla balza, e si dondolava nervosamente….

Bisognava far la domanda quanto più presto, e stringer le cose: aveva accomodato gli affari suoi alla meglio, ma bisognava provvedere definitivamente e presto, se non voleva rovinarsi. Lia aveva una buona dote: avrebbero messo casa con lusso, comprati quattro cavalli inglesi e due carrozze. Ci voleva una cameriera per lei, un cameriere per lui, due servitori…. Il giorno avanti era sceso in giardino…. sotto a un capanno Serafina leggeva un foglio…. gli era parso una lettera…. lo nascose appena vide lui…. Che era quel foglio? perchè l'aveva nascosto?…