XII.

Mastro Pasquale e il cugino Santo se ne stettero due settimane come volpi in sospetto. Il primo, a chi gli domandava dov'era stato, rispondeva, in Palermo a comprar coiame: il secondo nella Piana di Benfornello a badare le donne che raccoglievano le ulive; il su Francesco aveva voluto così. E si stringevano nelle spalle, come per scusarsi d'aver derogato alla sua condizione di maestro. Intanto osservavano, ascoltavano, mettevano una parolina qua e là anche loro ne' vari discorsi che si andavan facendo, e già s'intende per sviare di più l'opinione pubblica, del resto sviata bastantemente. Mandarono proprio un respirone quando finalmente credettero di poter dormire tra due guanciali: in quella faccenda quanti nel paese erano in cattivo odore s'eran nominati, tranne loro due e compagnia bella. Porca cagna! come soleva esclamare il cugino Santo, dunque avevano ottenuto il loro scopo pienamente: centovent'onze in tasca, non più stenti, la possibilità di poter appagare i loro desideri: e imprudentemente cominciarono con rimpannucciarsi, e pagare i debiti.

Un bel giorno il calzolaio andò a trovare lo Zumboli: si comunicarono l'ultime osservazioni fatte, gli ultimi discorsi intesi, nessuno s'occupava più della cosa, non se ne parlava più. Allora presi da un'allegria pazza, si misero a ballare l'uno di faccia all'altro, accompagnandosi con la voce, facendo scoppietti con le dita a mo' di castagnette. Si fermarono allorchè ebbero sfogato un poco, e si guardarono.

Il calzolaio ammiccò furbescamente con certi movimenti del viso.

—Ho capito, disse il cugino Santo che non aveva capito affatto.

—È l'ora d'andare da quella carogna di mastro Cruciano, disse mastro
Pasquale.

—Andiamo.

—Andiamo.

E ci andarono.

—Salutiamo mastro Cruciano, dissero i due farabutti a una bocca, postandosi sul piede destro con una mano al fianco e l'altra appoggiata sulla canna americana.

Il vecchio furbo, con un par d'occhiali sul naso legati dietro la nuca con una cordellina, era al pancone, nell'entrata della sua casetta, che gli serviva anche di bottega, tutto intento a combaciare le doghe d'un barile. Non alzò che gli occhi, e di su gli occhiali stette a guardare i due cugini, un po' cambiato nel volto.

—In che posso servirvi, domandò finalmente in tono agrodolce, a causa di compare Santo che aveva il vizio di cavar fuori il coltello anche per un nonnulla.

—Favorisci, rispose il Carrarella.

Il bottaio, sempre immobile con le doghe in mano, non disse verbo: guardò con la coda dell'occhio mastro Santo, che lo fissava con l'aria più mafiosesca che mai, ed aspettò. Il cuore gli batteva un pochino.

—Mastro Cruciano…. riprese un momento dopo il calzolaio alzando il capo come se si risolvesse a un tratto, vi ricordate di quel giorno che vi fermai nello stradale per…. per farvi un certo discorso?

—Che discorso, disse il vecchio.

—Fate lo gnorri?

Mastro Cruciano non rispose.

—Mi spiegherò meglio…. Vi ricordate di quel giorno che vi fermai nello stradale, per domandarvi in moglie vostra figlia?

li bottaio diventò livido, tanto era la bile. Ah, sangue…. avrebbe fatto uno sproposito avrebbe fatto, se quella carogna non avesse avuto la scaltrezza di condurre con sè il mafioso! Ma…. Flemma…. flemma…. disse fra di sè: flemma, mastro Cruciano…. Questo giovinastro è un di quelli che amano di venir subito alle brutte anche senz'un ombra di perchè, e tu non devi comprometterti….

E si contentò d'accennar di sì col capo.

—Vi ricordate quel che mi rispondeste?

Nuovo accenno col capo.

—Porta aperta a chi porta….

—E chi non porta parta…. Ebbene?

—Siete sempre dell'istesso parere?

—Più che mai.

—Oh! bene…. Dunque questa volta non parto…. perchè porto.

Il calzolaio avrebbe voluto godere un pochino ancora della sorpresa che, a un tratto, lesse nel viso del vecchio; ma si teneva a fatica, tanta era la voglia che aveva di spiattellar la cosa: sicchè seguitò quasi subito:—Sulla casa non c'è più ipoteca, sulla vigna neppure, ho qui vent'onze per le spese del matrimonio (e batteva nei taschini del panciotto nuovo) a casa una quarantina d'onze, che potremo impiegare in terre vicine al vostro fondo.

Al tintinnare dell'argento, le sopracciglia di mastro Cruciano s'erano distese come per incanto; a queste ultime parole cambiò faccia del tutto: i suoi occhietti grigi luccicaron di cupidigia, la sua bocca s'aprì a un sorriso di vecchia volpe. Gli venne sulla punta della lingua una domanda: O come avete fatto a far tutti questi danari in così poco tempo? Ma poi pensò che non gli apparteneva d'immischiarsi nei fatti altrui: dacchè i danari c'erano il giovine era il benvenuto: non avrebbe sperato mai un tal partito per sua figlia.

—Dite davvero? domandò tuttavia con un resto di dubbio.

Mastro Pasquale mise il pollice nel giro del panciotto nuovo, e rispose pavoneggiandosi:

—Vedrete non solo, ma toccherete anche con mano. Ci trovate a ridire?

—Oh, no.

—Dunque?…

—Ebbene…. se mia figlia vi vuole ancora…. questa volta troverete la porta aperta, disse il vecchio ridendo. E posò le doghe.

—Questo è parlare approvò il cugino Santo. E messa la canna americana sotto il braccio, cavò fuori la scatola, vi battè da un lato con le due dita, l'aprì e offrì tabacco al bottaio.

In questa su per le scale s'udì un rapido fruscio dì sottane, e mastro
Pasquale guardò da quella parte vivamente.

Quella furbacchiotta di Carmela certo stava in ascolto.

L'indomani sera mastro Pasquale Carrarella trovava la porta aperta, e accompagnato dal cugino Santo, entrava in casa del bottaio come promesso della bella Carmela.

Quella notte Santo non potè dormire: dalla sposa aveva bevuto molto: riscaldato dal vino, riscaldato dall'occhiate di fuoco, che la grossa ragazza dava continuamente allo sposo, e dalle allusioni licenziose del bottaio che amava di scherzare, e dai discorsi che gli aveva fatto poi il cugino Pasquale vagando per le vie sino a notte avanzata, giurò in cuor suo che avrebbe preso moglie anche lui.

E senza metter tempo in mezzo, entrò in caccia. Conosceva le donne il degno compare, era persuaso che un po' di lusso non ha mica i bachi per attirare la loro attenzione, farsi notare, ed esserne amato poi con un po' di buona volontà. E si messe a fare sfoggi. Ordinò un bell'abito di panno lustro…. oh, non c'era donna che doveva resistere a quell'abito di panno lustro! si fece portare da Palermo un cappello di feltro nero, e una cravatta di seta verde: cambiò con veri anelli gli anelli di similoro, comprò un orologio d'argento, una catenella d'argento, a collana, che, girando e rigirando per gli occhielli del panciotto, andava a finire nel taschino sinistro. Ora lui, appena uno domandasse che ora era, cavava subito fuori il piccolo orologio d'argento, e facendo schizzar la saliva e indugiando acciò la gente potesse avere il tempo di ammirarlo, parlava di tre e di quattro…. Insomma era diventato proprio un bel maestro risplendente d'oro e d'argento. Porca cagna? non li risparmiava, no, i denari del povero don Bastiano, il galantuomo, sicchè le ragazze da marito cominciarono a mangiarselo con gli occhi.

Ma se lo mangiava anche con gli occhi il sor maresciallo dei carabinieri, un surnione che la sapeva lunga con que' baffacci pendenti nel volto color di zafferano, e gli occhi di coccodrillo che pareva volessero entrarti a forza nell'anima. E il peggio era che il bel cacciatore di mogli non se n'accorgeva punto. Egli era troppo occupato a dondolarsi sulla vita lungo le strade, facendo gli occhi dolci a ogni bertuccia che vedesse alla finestra.

—Costui è stato sempre uno spiantato, un fannullone, ladro ed attaccabrighe…. un pessimo soggetto insomma, che il mio predecessore mi raccomandò caldamente…. Fa tutti questi sfoggi…. Vediamo. Fu allogato nella Piana di Benfornello, almeno si dice; stette assente una diecina di giorni…. Cosa gli potevano dare? due lire al giorno tutt'al più…. via mettiamo tre…. doveva mangiare, eh: dunque non ha potuto mettere da parte che una ventina di lire. Venti lire gli dev'essere costato il solo orologio. Credito? umh, chi gli deve far credito? Bara alle carte? no; io so che non gioca da molto tempo…. Da dove li prende dunque i danari?…

Queste cose ruminava senza posa il maresciallo, e ne perdeva il sonno delle notti.

E una mattina svegliatosi, a mente fresca ebbe una strana idea: Che avesse avuto parte nel sequestro Savarella?

Fu come una pulce nell'orecchio. Poteva darsi; così sì spiegava la fonte di quella galanteria; l'amicone, del resto, era capace di questo ed altro. Nel dubbio poi non c'era da esitare: lo si doveva arrestare, salvo poi a rilasciarlo se fosse innocente. Ma bisognava andare adagino nel tender la rete, e con tutta la massima oculatezza: il malandrino doveva avere de' compagni che prenderebbero il volo senza meno a metterli in sospetto….

E ci studiò tanto che una notte potè ammanettarlo senza farlo strillare, senza che se ne fosse accorto neanche una mosca.

Due ore prima d'aggiornare, un contadino che passava dalla caserma; sentì nel silenzio della notte dei gemiti cupi e cavernosi: «Ahi… Aaahi….» poi come un rantolo: «Ooh…. m'ammazzate.»

Affrettò il passo, con i capelli irti dallo spavento.