XIII.
—Assira vitti a Fillari!
Mastro Pasquale, accompagnandosi con la chitarra, cominciò quel recitativo di sua invenzione, mentre lanciava un'occhiata assassina alla bella Carmela.
La grossa ragazza, seduta tra due amiche con le mani nelle mani di essa, comprese, e fece il viso rosso per il piacere d'esser Filari.
La mamma, una grassona ancora appariscente che cuciva seduta vicino al lume, alzò la faccia e sorrise al futuro genero, e dette uno sguardo tenero alla figliola, contenta anch'essa che la sua Carmela fosse Fillari.
Le due amiche guardavano a bocca aperta, ascoltando con grande aspettazione. Desideravano da molto tempo di sentir cantare mastro Pasquale di cui in paese si diceva mirabilia, e la fanciulla, per contentarle, l'aveva pregato di venire quella sera con la chitarra.
—Quant'era bella…. quant'era sciacquata…. quant'era graziosa….. era un fiore di qualità! seguitava Carrarella grottescamente sdolcinato.
A un tratto si fece serio, protese il capo, e fissando sempre la ragazza, scappò fuori con un grande accordo, e con una esplosione di voce appassionata:
Sugno na navi misira….
Cominciava l'aria; e l'accompagnamento si fece d'un fantastico patetico che scosse dolcemente le donne: le dita del maestro pizzicavano le corde con un'agilità straordinaria. Aveva il viso paonazzo, gli occhi che pareva volessero schizzargli dall'orbite, tanta era l'espressione che ci metteva in quell'aria.
Sugno na navi misira,
Ridutta senza vili;
Vorrei di nuovofragarimi
Pri tia donna crodili.
Carmela, benchè la parola fosse stranamente storpiata, comprese che l'amante voleva naufragarsi per lei, e ne provò un sussulto nelle viscere, stavano per spuntarle le lacrime. Via, non si dice a quel modo che uno vuol naufragarsi, per poi non farlo se mai venisse il caso!
Vorrei di nuovofragarimi
aveva ripreso l'amante col ritornello,
Pri tia donna crodili.
In quella s'udì un gran picchio all'uscio.
—Chi è? domandò la moglie del bottaio voltandosi.
—La forza, fu risposto, come ne' melodrammi, da una voce beffarda.
Tutti si guardarono in viso; e il promesso sposo diventò bianco come un panno lavato. I picchi seguitavano.
—Vengo, vengo, gridò la moglie del bottaio: e si alzò, e andò ad aprire.
Era il maresciallo con due carabinieri.
—Bravo!… bravo! disse il burlone entrando: e faceva l'atto di battere le mani, volto al promesso sposo cui eran cadute le braccia e la chitarra.
Voi cantate come un usignuolo! Oh, benedetto! ma io vi voglio alla caserma, voglio che mi facciate un po' divertire i miei carabinieri che s'annoiano maledettamente senza far nulla…. Via, perchè avete lasciato cadere la chitarra!
Mastro Pasquale aveva compreso, e si vide perduto. Cercò di prendere una risoluzione: la porta era guardata da due omaccioni colossali, che avrebbero levata ogni voglia di resistenza al solo vederli con que' baffacci alla Vittorio Emanuele; restava la finestra…. non era tanto alta… un colpo di pistola al maresciallo e profittando dello scompiglio che avrebbe messo la sua morte, si sarebbe potuto…. ma era poi certo che sotto la finestra non ci fosse nessuno?… Nell'incertezza bisognava tentare: perso per perso….
Questi pensieri passarono per la mente del maestro in men che non si dice: egli portò macchinalmente la mano alla tasca interna della bonaca. Ma il sor maresciallo, pur motteggiando, non lo lasciava con que' suoi occhiacci da coccodrillo: s'accorse dell'atto, comprese l'intenzione, e in un baleno gli saltò addosso come un gatto tigre, lo ghermì per il colletto, e con l'altra mano l'ebbe presto disarmato.
—Resistenza alla forza…. diceva con i denti stretti, resistenza alla forza! provati brutto muso di rospo…. In nome del re e della legge sei in arresto!
E lo trascinava verso l'uscio.
Le due amiche che avevano guardata questa scena come tante statue, si misero a strillare; la sposa credè giusto di svenire; e la mamma dimenticando che il calzolaio gli aveva fatto gustare il piacere di vedere la sua Carmela mutata in Fillari, lo rinnegava.
—Boia!… boia!… gli urlava dietro: m'ha assassinata una gioia di figliola!… Signor maresciallo, noi non ne sapevamo niente che costui fosse un birbante: Maria santissima! no, davvero….
—Sono un galantuomo! strillava intanto il ghermito, ripreso un poco d'animo. Perchè m'arrestate! lasciatemi andare, certo ci dev'essere sbaglio…. Volete tacere, brutta strega! (e si voltava, a far gli occhiacci alla moglie del bottaio). Lasciatemi andare…. io sono un galantuomo!…
—Cammina, cammina galantuomo…. rispondeva il maresciallo trascinandolo sempre.
E giù per la scala, nell'entrata, fuori nella via, la moglie del bottaio e le due amiche, affaccendate attorno alla grossa ragazza che ora metteva qualche sospiro, intesero ancora questo grido:
Sono un galantuomo…. sono un galantuomo….