Nota dell’Autore.

Le idee politiche e sociali, attribuite al protagonista di questo romanzo, sono state attinte in gran parte dagli articoli che il compianto conte Alberto Sormani pubblicò nella Idea Liberale.

Debbo anzi soggiungere che il concetto fondamentale dell’opera nacque e si svolse in me sùbito dopo la morte del carissimo e nobilissimo compagno, avvenuta nella estate dell’anno 1893, — morte che tante e sì belle speranze troncò, disperdendo, per un oscuro capriccio del Destino, una moltitudine di possibilità insolitamente lusinghiere.

Ne L’Incantesimo non è la Morte che distrugge. Un altro gran fatto della Vita esercita razione dissolvitrice su l’individuo, un altro fatto elementare, generale e continuo — come la Morte — che agisce forse con minore lestezza, ma certo con uguale intensità e altrettanta efficacia.

Queste cose ho voluto dire, innanzi tutto per ricordare in fronte alla mia opera il nome dell’amico perduto, che l’ha ispirata; e poi anche, per mettere in guardia il lettore su la conclusione di questa prima parte, conclusione che non è definitiva.

E. A. B.