VI. Fra marito e moglie.

I coniugi Moncalvo, che avevano finito di far colazione ma non s'erano ancora alzati da tavola, discorrevano animatamente fra loro. Erano rimasti soli; monsignor de Luchi, loro commensale quella mattina, era appena uscito; i camerieri avevano avuto l'ordine di non entrare finchè non fossero chiamati.

— E tu non sapevi nulla? La Mariannina non t'aveva detto nulla? — chiese il commendatore.

— La Mariannina non se ne sarà nemmeno accorta, — rispose la signora Rachele. — Sarà stata tanto lontana dall'immaginarsi....

— In quanto a me, penso che sian fantasie di monsignore.

— Come? Monsignor de Luchi è intimo degli Oroboni, e non è uomo da parlare a caso. Del resto, qual maraviglia se la nostra figliuola ha fatto impressione in un giovine dell'alta aristocrazia romana?

— Io non mi stupisco dell'impressione, — replicò Gabrio Moncalvo. — Mi stupisco che monsignore la giudichi tale da poterci architettar su un matrimonio.... In quella famiglia! Con quelle abitudini! Con quei pregiudizi!

La signora Rachele pareva assorta in una visione sublime. Non era un sogno? Sua figlia, la sua Mariannina, aveva la possibilità di diventare principessa Oroboni?

— Suonerebbe bene, non è vero, Gabrio, questo nome di Mariannina Oroboni? E che trionfo sarebbe!

Il commendatore cercò di calmare gli entusiasmi della consorte.

— Un trionfo che costerebbe caro. Intanto bisognerebbe tirar fuori un milione per comprare la roba degli Oroboni; poi il palazzo di Roma bisognerebbe assegnarlo come parte di dote alla Mariannina, e in fine sarebbe necessario arrotondare questa dote con parecchie altre centinaia di migliaia di lire perchè gli sposi potessero campare alla meno peggio.

— Non eri già disposto a dare alla nostra figlia, alla nostra unica figlia, un milione di dote?

— Ho detto una volta che per collocarla bene non baderei a sacrifizi, e che sarei arrivato volentieri fino al milione; ma non è provato che non si possa trovarle un partito degno di lei per la metà della somma.

La signora Rachele protestò con tutte le sue forze.

— Che lesinerie son queste? Credi che la Mariannina non sappia di poter fare assegnamento sopra un milione? E che partito migliore potresti trovare?

— Eh, via, una gran nobiltà, un gran nome; ma pel rimanente?... Lasciamo stare ch'è mia famiglia in rovina; ma quel don Cesarino che tipo è?... Un giovane che par decrepito, ch'è sempre vissuto sotto una campana; un fossile che non capisce nulla del mondo moderno.

— Parli dei pregiudizi degli altri! — esclamò, scandalizzata, donna Rachele. — E i tuoi?... Quella gente vede il mondo in una maniera che non è la nostra.... Ma sei sicuro che non lo veda meglio?... Libertà, libertà!... Le belle imprese che si compiono in nome della libertà!... Scioperi, dimostrazioni, rivolte.... Non manca altro che un giorno vengano a svaligiarci la casa.

— Anzi verranno, — disse il commendatore ch'era uno spirito filosofico; — ma quando pure abbian portato via tutto quello che c'è, non resteremo sulla paglia.... E passata la burrasca torneremo in auge come prima.... Invece, se gli Oroboni e i loro simili avessero continuato a tenere il mestolo in mano, saremmo tutti e due nel Ghetto di Ferrara, io a vendere vestiti usati, tu a spennacchiar le oche.

Quest'allusione allo stato sociale degli avi spiacque alla signora Rachele che si rodeva di non essere una Montmorency, ed ella ribattè dispettosamente:

— In quanto a questo, è quasi un secolo che i miei sono usciti dal Ghetto.

Moncalvo si fregò le mani.

— Merito dei liberali, cara mia. Merito della Rivoluzione francese e del primo Regno d'Italia.

— Io non nego i meriti di nessuno, — replicò la moglie. — Ma è certo che oramai gli Oroboni, anche se governassero loro, non avrebbero più le idee di una volta.... E la miglior prova è che abbiano gettato l'occhio sulla nostra figliuola.

Il commendatore tentennò la testa.

— Non dimenticherai mica la clausola della conversione.

— Sfido io! O che ti formalizzi? Come se a quella, presto o tardi, non ci si dovesse venire!

— Adagio, adagio! — disse il prudente marito, facendo con le mani il gesto di chi vuol fermar qualcheduno. — Che su questo punto si debba transigere per la Mariannina, lo ammetto.... Se il battesimo è per lei condizione sine qua non di un gran matrimonio, lasciamo pure che si battezzi.... Ma altro è la Mariannina, altro siam noi.

La signora Rachele storse la bocca con una smorfia di persona disgustata.

— È la prima volta che ti vedo così attaccato alla tua religione.

Gabrio Moncalvo sorrise con aria di compatimento.

— Io non sono attaccato nè alla mia, nè a quella degli altri, ma appunto per questo non sento neppur bisogno di convertirmi.

— Io invece quel bisogno lo sento, — esclamò con impeto la signora Rachele. — Sento che porterei nella nuova fede tutto l'ardore della neofita.

— Anche questo è possibile, — dichiarò placidamente Moncalvo. — E sarebbe una bella seccatura in famiglia.... Ma persuaditi pure che, quale pur fosse il tuo zelo, esso non basterebbe a far dimenticar le tue origini.... Tu ed io, nonostante il gran lavacro, saremmo sempre considerati quelli di prima.

La signora Rachele faceva dei segni negativi col capo.

— Padronissima di negare.... Io ti ripeto che la nostra posizione sociale non muterebbe d'una linea, nemmeno presso gli Oroboni.... nell'ipotesi che quel don Cesarino diventasse nostro genero.... Sì, sì, se credi che l'aver per genero un principe ti darebbe diritto di cittadinanza nella loro società, t'inganni a partito.... Ebrei o cattolici, liberali o codini, noi seguiteremmo ad esser per loro d'una razza inferiore.... accarezzati forse nei giorni in cui si deve ricorrere alla nostra borsa, invitati ai loro ricevimenti ufficiali, ma guardati sempre d'alto in basso.... Ecco quello che guadagneremmo dall'aver nostra figlia principessa.

— E se fosse così (ch'io non lo credo), — domandò inquieta la signora Rachele, — vorresti mettere ostacoli alla felicità della Mariannina?

— È un'altra faccenda, — disse il banchiere. — Nostra figlia è ambiziosa, e noi dobbiamo pensar sopra tutto a lei.... La felicità molte ragazze la troverebbero in un matrimonio diverso da questo.... ed ella stessa qualche anno addietro.... chi sa?... Basta, acqua passata non macina più.... Oggi la Mariannina ha grandi idee, e son persuaso che ella sogni un blasone ed un titolo e che per diventar principessa ella sia disposta a rinunciare, oltre che alla cosidetta fede degli avi, anche a parecchie di quelle soddisfazioni che sono ricercate dalle nature romantiche e sentimentali.... Io terrò nel debito conto i suoi desiderii.... Ma finora son tutti castelli in aria, e la prudenza non è mai troppa....

Di ciò la signora Rachele convenne, non senza osservare tuttavia che di positivo c'era una cosa: la nuova visita che si doveva fare al giardino degli Oroboni, col pieno consenso di don Cesarino e della principessa madre e con la probabilità d'incontrarsi con loro.

— Già, — replicò il commendatore, — voglion vedere la merce.... Tanto più è necessario di evitare le chiacchiere intempestive.... anche con la Mariannina.... Non c'è nulla di concreto.... Tutto è allo stato di nebulosa.... E io devo camminare coi piedi di piombo.... Non dimentichiamoci che quando scoppierà questa bomba.... dato che scoppi.... avremo contro di noi mezzo mondo, principiando da Giacomo e dalla Clara.

— Spero bene che non darai retta a loro, — proruppe con stizza la signora Rachele. — La Clara è un'eccellente creatura, piena di buon senso, ma è uno spirito terre à terre, ch'era nata per esser moglie di un impiegato a tremila lire l'anno. E in quanto a tuo fratello, sarà un brav'uomo, tutti lo affermano, ma è anche lui un essere antidiluviano che non capisce i tempi.... E in fondo egli non ti perdona d'esser riuscito a far quattrini.

— Oh!... a lui i quattrini non fanno gola.

— Lo so.... E non credo che ce li invidii.... Ma ce li rinfaccia.

— Sin da fanciullo, — disse il banchiere rievocando i vecchi tempi, — viveva di nulla. S'isolava dalla famiglia dedita ai suoi piccoli traffici, si seppelliva fra i libri.... E alla scuola era sempre il primo.... mentre io passavo a scapaccioni.

La signora Rachele, ch'era orgogliosa dei milioni accumulati da suo marito, scrollò le spalle in atto sprezzante.

— Ecco quello che valgono i trionfi delle scuole.... In verità, nessuno vi crederebbe fratelli.

— Mah! Fenomeni che si ripetono spesso.

Dopo un momento di silenzio la signora Rachele riprese:

— A proposito, io ti confesso che non vedo di buon occhio l'intimità di tuo nipote Giorgio con la Mariannina.

— Giorgio viene da noi così di raro!

— Sì, ma quando viene si prende troppa confidenza.

— Non è lui che se la prende.... È la Mariannina che gliela dà.

— La Mariannina è fatta così. In fondo è un Lucifero, ma del sussiego non ha mai voluto averne, nè è ragazza da tollerar osservazioni.... Sta però tranquillo che quando occorre sa tirar fuori le unghie.... Giorgio stesso dovrebbe capire che le cose sono mutate.

— Quel Giorgio, — riprese il commendatore, e c'era nel suo accento il rimpianto d'un bel sogno svanito, — sette anni fa s'è lasciato scappar la fortuna.... Se andava a Kartum a quest'ora avrebbe messo da parte un bel gruzzolo.

— Meglio così, — interruppe la moglie. — Allora tu coltivavi l'idea di un'unione fra i due cugini.

— Non sarebbe stata un'enorme disgrazia, — notò Gabrio Moncalvo. — In mancanza di figli maschi, non è male aver un genero che si occupi dei nostri affari. Se la Mariannina sposa don Cesarino Oroboni, non sarà certo lui quello che mi aiuterà a condur la mia azienda.

— Tuo nipote non ha maggiori attitudini pel commercio di quelle che avrà don Cesarino, — replicò la signora Rachele.

— Chi sa se non le avrebbe avute? — soggiunse il marito. — È un giovine d'ingegno.

— Sì, sì, sul genere di suo padre.... È di quelli che restano spiantati tutta la vita.

— Non s'indebitano almeno come gli Oroboni.... Non si rovinano....

La signora Rachele perdette la pazienza.

— Pare impossibile che un uomo intelligente non veda l'abisso che c'è tra la vecchia nobiltà e noi.... Loro possono indebitarsi fino agli occhi, possono rovinarsi senza scapitar nella riputazione e senza perdere il loro posto nella società. Conservano il loro nome, il loro passato, le loro aderenze.... Noi no; noi siamo ricchi o non siamo nulla. E non vai proprio la pena di cercar di fondare delle dinastie.... Il giorno in cui i Rothschild piombassero nella miseria, nessuno si ricorderebbe di loro.... O che ti lagni di non aver maschi?... Forse si mangerebbero quello che tu hai guadagnato. Tu quando sei stanco puoi ritirarti, e se la Mariannina diventa una principessa romana, ella, ch'è l'unica erede del tuo patrimonio, rimetterà in piedi una famiglia decaduta.... Sarà meglio, spero, ch'esser la moglie d'un professorino che potrebbe appena pagare il sarto col suo stipendio e per il resto dovrebbe far la parte di mantenuto.

Il commendatore, che durante lo sproloquio della sua consorte aveva avuto il tempo di arrotondare e accendere una sigaretta, replicò un po' seccato:

— Il professorino è fuori di combattimento.... Ormai nè tu nè io lo accetteremmo per genero, nè la Mariannina lo accetterebbe per marito. E tu sei la prima a esser persuasa che s'egli pensasse a una cosa simile (che non lo credo) la Mariannina gliene farebbe perder la voglia.... Chiudergli la porta in faccia non posso.... sarebbe un'offesa gratuita a lui e a mio fratello.

Gabrio Moncalvo si alzò e si mise a girar per la stanza con la testa bassa e con le mani congiunte dietro la schiena.

L'accenno di sua moglie ai Rothschild lo aveva turbato. La gran casa bancaria, sopra tutto la casa madre di Francoforte, l'onorava della sua benevolenza.... Ora appunto la casa di Francoforte era la più attaccata alla fede mosaica e chi sa che effetto le avrebbe fatto la notizia della conversione dell'unica figliuola del suo corrispondente Gabrio Moncalvo? Tenergliela nascosta era impossibile.... Figuriamoci se tutti i giornali di Roma non ne avrebbero parlato!... D'altra parte l'idea d'imparentarsi con una famiglia principesca romana lusingava la vanità del banchiere più di quanto egli non volesse confessare a se stesso, e distruggeva nel suo spirito le obbiezioni giudiziose che pure egli aveva mosse alla signora Rachele.

Questa, che si teneva sicura della vittoria, stimò inopportuno di insistere.

Si alzò anch'essa di tavola e si affacciò alla finestra.

— Dio, come piove! — ella disse.

Infatuati, prima a discutere con monsignore de Luchi, poi a conversare tra loro, i due coniugi s'erano appena accorti che il tempo era peggiorato.

— Piove fitto davvero, — soggiunse il commendatore, guardando anch'egli di là dai vetri. — L'ho detto alla Mariannina che non era tempo da uscire in automobile.

— S'intende ch'erano andati per dipingere.

— Mi dispiace anche per la Clara che ha sempre la disposizione alle bronchiti.... Se si potesse mandar loro incontro il landau coperto....

— Dove? Andavano a Mentana, ma probabilmente non ci saranno arrivati e si saran dovuti ricoverare in qualche posto.

— E chi sa che strade ci saranno!... Pur che non accadano disgrazie! — disse Moncalvo, avvicinandosi alla moglie.

— Bah! — fece la signora Rachele. — Di Giovanni si può fidarsi.

Ella fissava con occhi cupidi, dall'altra parte di via Nazionale, il muraglione del giardino Oroboni e le cime degli alberi ondeggianti al vento.

— Pur che tu voglia! — ella sussurrò, posando una mano sulla spalla del marito.

Gabrio sorrise.

— Sei ambiziosa.

— Per nostra figlia.

— Non per nostra figlia soltanto, — riprese il banchiere. — Tu vorresti veder principessa la Mariannina, ma vorresti anche un titolo per te, e non ti contenti di quello che sarebbe facile avere.... E pur se ne contentano i Rothschild....

— La baronìa?... No.... Ce ne son troppi di questi baroni della finanza.... È quasi un altro stigma di razza.... Tu devi esigere una corona di conte.

— Cara mia, la Consulta araldica non è più di manica larga come una volta.

— Tu hai vinto difficoltà maggiori di queste, — incalzò la signora Rachele. — Hai sempre vinto.

— Lusingatrice!

Ella seguitò carezzevole:

— Sei partito da principii umili e sei arrivato così in alto.

— La fortuna mi ha aiutato, — disse Moncalvo con vera o finta modestia.

— Ci furono momenti in cui la fortuna stava per isfuggirti e tu hai saputo riafferrarla, — soggiunse la moglie. — E ci furono anche momenti in cui tu dubitavi della tua stella e qualcheduno ti rincorava.

Nell'evocazione di quel tempo passato la bellezza matura, un po' avvizzita, della signora Rachele si rianimava, pareva rifiorire. E intanto la bianca e morbida mano di lei, dalla spalla di Gabrio saliva pian piano fino al mento, lisciava la barba brizzolata.

— Sì, eri tu a rincorarmi, — egli disse. — Fosti una buona, una fedele compagna.

Ella arrossì, sapendo di non meritare tutta intera la lode. Fedele s'era mantenuta effettivamente fino a più di quarantanni; poi, travolta nel turbine del gran mondo, aveva ceduto alle tentazioni.... oh non molto.... quello che bastava per non esser ridicola.... Anch'egli, del resto, aveva fatto le sue scappatelle, sempre per la medesima ragione, per non esser da meno degli altri.... senza mai perdere la testa, senza mai innamorarsi sul serio.... come non s'era innamorata lei, che aveva voluto bene a un uomo solo, al suo Gabrio.... Fors'egli ignorava le sue debolezze.... forse, sospettandole, le perdonava.... al modo stesso ch'ella perdonava quelle di lui....

S'udirono dei passi rapidi nella stanza accanto. L'uscio si spalancò.

— Oh, Mariannina! — esclamarono in coro il commendatore e la signora Rachele. — Curioso ch'eravamo accanto alla finestra e non ci siamo accorti della tua venuta.... Per solito l'automobile fa uno strepito indiavolato.

— Ma che automobile?... Son venuta in fiacre, nel fiacre di Sua Eccellenza il ministro dell'interno.

— Come? Perchè? Che cos'è successo?... E la zia Clara?

— La zia Clara è venuta con me.... È andata nella sua camera.... Ora vi racconterò.... Lasciatemi respirare.... E sopra tutto datemi da mangiare.... Ho una fame!

La ragazza premette il bottone del campanello elettrico.

— Non hai fatto colazione?

— No!

— Insomma, si può sapere che accidente v'è toccato?

— Un accidente semplicissimo.... Non vi sono morti, nè feriti. E scoppiata una gomma dell'automobile.

— E che c'entra il fiacre di Sua Eccellenza?

— Non parlo più fin che non ho mangiato, — dichiarò la Mariannina che s'era seduta a tavola e sgretolava un panino. — Oh, finalmente! — ella disse rivolgendosi al cameriere accorso alla scampanellata. — Che il cuoco mi mandi tutto quello che ha.... subito.... caldo o freddo, non importa.