I.
S'intese nell'anticamera un suono di passi e un brontolìo di voci; poi la Barbara, cuoca e donna di governo del cavalier Demetrio Bibbiana consigliere d'appello in quiescenza, aperse l'uscio e disse: — C'è il signor Antenore.
— Avanti, avanti.... O che bisogno ha di farsi annunziare? — gridò il signor Demetrio girandosi sulla seggiola coi movimenti tardi e gravi che gli erano consentiti dalla sua corpulenza. Era un uomo più vicino ai sessanta che ai cinquant'anni, rubicondo, sbarbato, con occhietti piccoli e grigi, con l'aria mansueta d'un buono e pingue gatto soriano che fa le fusa accanto alla stufa.
L'altro commensale posò sulla tavola un bicchiere non ancora votato del tutto e si forbì in fretta la bocca col tovagliuolo.
— Avanti, avanti, — ripetè il padrone di casa. — Antenore arriva troppo tardi per pranzare con noi, ma stapperemo una bottiglia in suo onore.
E fece un segno alla Barbara.
Il signor Antenore entrò. Lungo, magro, allampanato, aveva la cera giallastra dei temperamenti biliosi, l'espressione sospettosa, malevola degli nomini a cui la vita fu dura e che non portarono nascendo un corredo di bontà sufficiente da perdonare la fortuna degli altri. Indossava una redingote nera, lucida pel troppo uso, specie al bavero e ai gomiti; la cravatta, pur nera, era sfilacciata ed unticcia, e i polsini che spuntavano fuor delle maniche lasciavano desiderare un candore più immacolato.
— Il signor Antenore Santelli.... il commendator Giorgio Fustini; — disse il consigliere a modo di presentazione. E soggiunse: — Ma già dovreste conoscervi.... Compagni di liceo, diamine.
Fustini e Santelli si squadrarono dal capo alle piante senza che si sprigionasse fra loro la minima corrente di simpatia.
— Eh, — notò il commendatore, rivolgendosi al signor Demetrio, — io ero stato avvertito da te, e adesso, se frugo nella memoria, qualche cosa mi sembra di ricordarmi....
Il signor Antenore, toccando appena la mano che Fustini aveva la degnazione di stendergli, tentennò il capo: — Io invece non ricordo niente.
Non era mai d'umore piacevole il signor Antenore; quella sera era più ispido del consueto. La presenza di un estraneo in casa dell'amico Bibbiana gli dava ai nervi, tanto più che n'era necessariamente disturbata la sua solita partita a scacchi.
Il cavaliere, conciliante per sua natura, cercava di smussare gli angoli. — Capisco.... Son passati quarant'anni, e in quarant'anni si ha tempo di dimenticare.... È curioso però come certe scene, certi incidenti della nostra infanzia ci si riaffaccino da un punto all'altro alla mente nei loro più minuti particolari.... A me par di veder Fustini ritto dinanzi alla lavagna il giorno che il povero Mongia, il professore di matematica, ebbe sulla cattedra il suo primo insulto apopletico.
Santelli si strinse nelle spalle. — Non dovevo essere a scuola in quel giorno.
— Se ci fosse stato si rammenterebbe, — affermò il commendatore Fustini. — Che scompiglio nella classe!... E fu un'impressione penosa per tutti, anche per me.... quantunque non potessi a meno di pensare (si è egoisti da ragazzi) che risparmiavo una ramanzina, perchè, lo confesso, non sapevo un'acca della lezione.
L'amabile Santelli si picchiò col dito la fronte. — Aspetti un momento. Era lei quel piccolino della prima fila che pel resto se la cavava alla meno peggio ma in matematica non ne azzeccava una?
Con una condiscendenza veramente ammirabile in un personaggio suo pari, Fustini si mise a ridere. — Ero io.
— Anche senza la matematica — disse il signor Demetrio — Fustini ha saputo farsi la sua strada nel mondo.... Consigliere di Cassazione alla Corte di Torino.... Che carriera!
— Oh, — fece il commendatore con affettata modestia. — Ce ne son tanti.... E se tu avessi avuto pazienza....
— No, no.... tu hai la stoffa di primo presidente.... Io m'ero accorto che non andavo più in là di consigliere d'appello e mi son fatto liquidare la mia pensione per non aver altri sopraccapi....
— Già, — interpose il signor Antenore; — fuor che quelli di riscuotere il foglio pagatoriale e di tagliar due volte all'anno i coupons della rendita.... Perchè se tu non avessi le tue brave cartelle di rendita, con la sola pensione non potresti mica far il signore.
— Oh Dio, — replicò il cavaliere quasi scusandosi, — qualche cosa la mia famiglia possedeva.... io ho potuto metter da parte qualche risparmio.... non grandi somme però.... non da far il signore.
— Quando si nasce con la camicia — brontolò Santelli che masticava veleno. E soggiunse con amarezza: — Se ti fossi trovato ne' miei panni!...
Sempre pieno d'indulgenza verso l'amico sgarbato, Bibbiana fu pronto ad assentire. — Verissimo. Se mi fossi trovato ne' tuoi panni dei risparmi non ne avrei fatti sicuramente.
— Mentre voi della borghesia grassa — ripigliò il signor Antenore con crescente acrimonia — andavate a oziare e a divertirvi per quattr'anni all'Università di dove sareste usciti col vostro diploma, io, dopo la morte di mio padre, dovevo interrompere il Liceo e accettare un impiego d'ordine alle Poste, tanto per guadagnarmi da vivere.... chè se no la mia buona matrigna mi cacciava fuori di casa.... Impiegato io! col mio carattere indipendente!... Io che non ho mai potuto soffrire le cartaccie degli uffici e la morgue della burocrazia!... Mi par quasi impossibile d'aver resistito per trentacinque anni a una vita simile.... sbalestrato da un capo all'altro d'Italia, con dei superiori pedanti, imbecilli che avrebbero tirato a cimento i Santi del Paradiso.... Viene il giorno che la corda si strappa, e col mio ultimo capo uffizio mi son voluto sfogare.... Non gli ho detto la centesima parte di quello che si meritava; nondimeno egli ha steso il suo rapporto, e io fui invitato a far valere i miei diritti alla pensione.... Non era già una pensione di consiglier d'appello la mia; son centoquarantadue lire al mese e venti centesimi.... E io non ho campi al sole, e io non ho coupons da incassare.
Il commendatore Fustini abbozzò un gesto cortese di condoglianza, tanto più doveroso in quanto che egli era venuto per realizzare un'eredità.
— Ma per me, — proseguì il signor Antenore con un sogghigno sarcastico, — per me, vivo meglio adesso.... Non ho nessuno che mi comandi, posso dir corna del Governo e di questo p.... sistema che fa crac da tutte le parti come un mobile vecchio.
Bibbiana era avvezzo a queste sfuriate, ma il commendatore se ne risentì nella sua duplice qualità d'alto funzionario e d'uomo di principî conservativi.
— Eh caro signore, — egli replicò con sussiego, — si fa presto a gridare contro il sistema. Vorrei vederli all'opera i riformatori.
— Qualunque cosa è preferibile a questo regime di capitalisti, di travet e di militari, — urlò il signor Antenore versandosi un altro bicchiere di vino.
— Oh, oh.... il socialismo allora?... Tutti col nostro numero d'ordine, tutti agli stipendi dello Stato.... Il mondo un'immensa caserma....
— Ma che caserma, ma che numero d'ordine?... Ognuno dev'esser libero di far quello che gli pare e piace.
— E il codice dove lo mette?
— Il codice è l'alleato dei furfanti di grosso calibro. Lo getto nel fuoco.
— Bravo!... È l'anarchia che lei vuole.
— Paroloni da spaventare i gonzi....
Il pacifico signor Demetrio, che non s'era mai occupato di questioni sociali e aveva l'abitudine di non interloquire durante le feroci requisitorie dell'amico, assisteva con inquietudine all'inasprirsi della discussione e s'arrabbiava in cuor suo con Fustini, il quale non capiva che il partito più savio era quello di lasciar che Santelli si quetasse da sè.... Naturalmente, questa non era una cosa da poter dire al commendatore perchè l'altro sarebbe andato in bestia peggio; quindi Bibbiana si limitava a insinuare di tratto in tratto qualche monosillabo inoffensivo per calmare i due contendenti. Se non che, dalle due parti gli chiudevano la bocca con uno sprezzante: — Taci tu.
In buon punto la Barbara cacciò la testa fra i battenti dell'uscio e chiese al padrone: — Il caffè dove lo prendono?
Il consigliere rispose con un'altra domanda. — È acceso in salotto?
— Sissignore.
— Allora passeremo di là, — disse Bibbiana parendogli che il mutar di stanza dovesse dare un altro indirizzo alla conversazione.
Puntellandosi con le mani sulla tavola si alzò in due tempi e ripetè agli ospiti: — Passiamo di là, passiamo di là.