II.

— Misericordia! — esclamò Pomponio che aveva cominciato a tirar fuori i libri dalle casse. — Misericordia! Quanta polvere!

E soggiunse: — Creda a me, sarebbe meglio che mi lasciasse portar tutto quanto di là e sbrigar da me questa fattura.

Ma il professore si oppose risolutamente. Voleva che l'operazione si compisse nel suo studio, alla sua presenza; voleva, dopo una spolveratina sommaria, riporre i libri egli stesso in uno scaffale pronto a riceverli.

E Pomponio, rassegnato, seguitò a tirar fuori i volumi, a sbatterli alla meglio e a consegnarli al commendatore che, dopo averne guardato il titolo, li metteva a posto. Le tignuole giravano per la stanza, la polvere si spargeva nell'aria, si posava sui mobili, penetrava nei pori, costringeva padrone e servitore a raschiarsi ogni momento la gola e a starnutire.

— Qui poi c'è anche una tela di ragno, — notò Pomponio sollevando un grosso in-folio. Era un atlante del mondo antico, di Teodoro Menke, stampato a Gotha da Justus Perthes. Ora accadde che mentre il servo lo palleggiava, un piccolo rettangolo di carta ingiallita uscì pian piano dal mezzo di due pagine e andò a cadere sul pavimento.

— To', che roba è? — disse Pomponio. — Pare una lettera.

E, deposto l'atlante, si chinò per raccattarla.

Ma il professore l'aveva prevenuto e come inebetito girava e rigirava la lettera fra le mani. Poich'era effettivamente una lettera, ed era una lettera sua, chiusa ancora, col francobollo attaccato, con l'indirizzo scritto di suo pugno, nella sua calligrafia grave, pesante, di uomo nato per esser cavaliere di molti ordini e socio di molte accademie. Del resto, una calligrafia chiara, tale da dar la sicurezza che la lettera sarebbe giunta a destinazione.... se fosse stata impostata.

Alla gentile signorina

Maria Lisa Altavilla

Firenze

Via dei Servi, 25 — 1.º piano.

Quel nome balzato così d'improvviso agli occhi del professore Attilio Cernieri lo riconduceva a vent'anni indietro, faceva uscir dalle nebbie dell'oblio l'immagine d'una giovinetta un po' magra, un po' gracile, ma con una rara espressione di dolcezza nella bella fisonomia intelligente. Per lei, per lei sola il suo cuore aveva battuto una volta; per lei sola egli aveva un giorno, un'ora pensato alla possibilità di prender moglie.... E poi?...

Il servo Pomponio, che aveva il vizio di esser curioso, s'era avvicinato in punta di piedi al professore, e borbottava: — Come mai si sia cacciata in quel libro?...

Cernieri si scosse, e bruscamente: — Che cosa fate qui?... Andatevene.

— Non devo continuare?

— No, per ora, no.... Andate.

— Le occorre nulla?

— Nulla.... In caso vi chiamerò.

Pomponio si ritirò a malincuore. Avrebbe pur voluto sapere che razza di lettera fosse quella che turbava così il suo padrone.

Rimasto solo, il professore sedette sulla sua poltrona e aperse con dita tremanti la busta che Maria Lisa Altavilla non avrebbe aperta mai più. Ecco ciò ch'egli aveva scritto da Padova il 15 ottobre 1875:

Cara signorina,

“Ho ricevuto stamane il tristissimo annunzio e non voglio tardare ad assicurarla della parte che prendo al suo giusto dolore.

Già nel luglio scorso, quand'ebbi l'onore di trovarmi spesso a Venezia con suo padre e con Lei, io ero testimonio delle sue trepidazioni per quella preziosa e insidiata esistenza. Si ricorda di quella passeggiata, per me indimenticabile, lungo il mare? Avevamo visitato prima San Lazzaro ove il suo babbo s'era compiaciuto di porger così benevolo ascolto alle mie spiegazioni circa alla mummia conservata nel museo di quei Padri Mechitaristi; quindi, fattici tragittare a Sant'Elisabetta del Lido, ci eravamo recati al nuovo Stabilimento di bagni. Il professore, un po' stanco, si fermò nella sala in compagnia dell'ingegnere Livorni. Noi scendemmo sulla spiaggia. La giornata era mite; il sole, nascosto spesso fra i nuvoli, non dava noia, ed Ella tenne chiuso quasi sempre il suo ombrellino di seta rossa. Le piccole onde venivano a morire ai nostri piedi che lasciavano l'orma sulla sabbia umida. Ella, intanto, mi diceva come, da un anno e più, la salute del suo papà fosse profondamente scossa, come i vari medici consultati avessero suggerito a caso ora questa cura ora quella senza che nessuna potesse arrestare il deperimento che la spaventava. Mi diceva altresì con che tenera sollecitudine quel suo diletto si sforzasse a nasconderle ciò che soffriva, egli che non le aveva mai nascosto nulla. Di confidenza in confidenza, Ella passò a discorrermi della loro vita intima e casalinga, dell'accordo pieno dei loro sentimenti e dei loro pensieri, del loro affetto reciproco suggellato dalla sventura, perchè di una numerosa famiglia, erano rimasti loro due soli nel mondo. Vinta dalla commozione, Ella tacque: i suoi occhi erano pieni di lacrime. Quali parole mi salirono allora sul labbro? Non certo tutte quelle che avevo nel cuore. Sono assai timido per mia natura; ho, lo confesso, un grande sgomento di ciò che può distrarmi da' miei studi, togliermi alle mie abitudini. Ma so di averle pur fatto intendere quanta simpatia mi attirasse a Lei, signorina; so di averle detto ch'Ella poteva fare assegnamento sopra di me in qualunque occasione. Grazie, Ella sussurrò dolcemente. E la sua mano tremò nella mia. Poi Ella mi pregò che ritornassimo sui nostri passi. Non parlammo nel ritorno; ma mi pareva che le nostre anime fossero tanto vicine! Di lì a un pajo di giorni Ella lasciò Venezia senza che ci si presentasse più l'opportunità di trovarci a tu per tu.

Adesso, signorina, la maggiore delle disgrazie l'ha colpita; adesso è giunto per lei il momento di mettere alla prova i suoi amici. Sarei voluto venire io stesso a Firenze, ma devo partir fra poche ore per Londra affine di assistere al Congresso degli Orientalisti che s'apre in quella metropoli il 19 corrente. Dall'Inghilterra potrei forse intraprendere un lungo lungo viaggio fuori d'Europa; ma dipenderà da Lei ch'io lo intraprenda o no. Una sua parola avrebbe la virtù di ricondurmi in Italia. A ogni modo io sarò a Londra per tutto l'ottobre, e la prego di farmi aver colà una sua riga ferma in posta. Pensi che sono anch'io, e da molto più tempo di Lei, solo affatto nel mondo.

Mi creda sempre

Suo aff.mo

“Attilio Cernieri.„